Il rinnovamento arriva ai vertici

10/05/2010

Giovani, donne, immigrati. Sono la nuova frontiera della CGIL, il cui rinnovamento ai vertici è già partito. A soli 31 anni, Serena Sorrentino ha una lunga militanza alle spalle. “Per la precisione, dal 2002 – afferma la responsabile nazionale CGIL Pari opportunità –, quando sono entrata nella Camera del lavoro di Napoli. Vengo dal mondo della rappresentanza sociale, prima come studentessa, poi nel sindacato, dove mi sono occupata di scuola, pubblico impiego, welfare, politiche economiche e contrattazione. Ho accumulato un grande bagaglio di esperienza sul territorio, in una realtà difficile”. Operaio tessile e sindacalista, 33 anni: è il ritratto di Daniele Gazzoli, segretario della CGIL della Valcamonica, spartiacque tra le province di Bergamo e Brescia e feudo del centro-destra. “Sto in prima linea – racconta –: la CGIL è l’unico soggetto che si oppone alla Lega. Il caso di Adro è emblematico, perché con la
scusa della mensa negata ai bambini, si è cercato di scatenare una guerra tra poveri, italiani e stranieri. La battaglia da fare è soprattutto culturale”. Hedi Khirat, segretario della CGIL di Gualdo Tadino, 40 anni, da più di 20 in Italia, dov’è arrivato dalla Tunisia, prima come barista, poi come metal meccanico. “La nostra sede è aperta a tutti – precisa –. Ci mettiamo la faccia e le braccia in tutte le cose che facciamo”. E i risultati si vedono: “Fino a tre anni fa, ero l’unico iscritto alla CGIL nella mia azienda. Ora sono 38, contro i 12 Cisl, mentre la mia struttura camerale ha superato i 2.600 tesserati”. Anche nel Sud la CGIL ha iniziato il ricambio generazionale. La provincia di Matera è tra le più attive, con Manuela Taratufolo, 38 anni, di cui gli ultimi 12 nel sindacato, prima ai Caaf, poi all’ufficio vertenze Filcams e dal 2007 segretariadella Cdl locale. “Sono la prima donna che riveste questo ruolo dagli anni settanta – sottolinea -. Il gruppo dirigente si è rinnovato a tutti i livelli: l’età media è 45 anni, con molti under 40. Accanto a me, tante giovani: non vogliamo mascolinizzarci, ma creare un modello alternativo, che rispetti le norme antidiscriminatorie e i tempi delle donne, partendo da riunioni con orari compatibili per chi ha figli”.