Il richiamo di Cofferati scuote il centrosinistra

13/05/2002






L’intervista del leader al «Corriere» riapre il confronto. Agnoletto: i partiti ora ci temono. Di Pietro: stiamo con Sergio

Il richiamo di Cofferati scuote il centrosinistra


Rutelli: dice cose ragionevoli. I Verdi: basta oligarchie. Ma D’Alema: parlo solo di Medio Oriente

      DAL NOSTRO INVIATO
      ASSISI – Le parole di Cofferati, il giorno dopo, rintoccano più di tutte le campane di Assisi che suonano a festa per la marcia dei centomila. Un frastuono tremendo. «Bisogna dimostrare grande generosità – aveva detto il leader della Cgil al
      Corriere -, seguire l’interesse generale, non quello dell’oligarchia dirigente. I partiti tradizionali non bastano più: se la sinistra non coglie la forza dei movimenti, rischia una perdita secca di credibilità». Il giorno dopo, Cofferati è qui, alla marcia per la pace in Medio Oriente e sale lento verso il Sacro Convento dei francescani, incassando un tripudio di folla. La cantante israeliana, Noa, lo avvicina e gli dice, in inglese: «Ho sentito parlare tanto bene di lei, vada avanti, mi raccomando».
      C’è anche Massimo D’Alema, più indietro, che sfila con i ragazzi della Sinistra giovanile, senza cravatta e con le scarpe da barca, suola bianca e cuoio blu, i colori di Ikarus. S’incontreranno in cima, più tardi, alla mensa dei frati, davanti all’insalata di fave e pecorino e al cinghiale cotto con le bacche di ginepro. Tra i due una stretta di mano sincera.
      Ma sotto c’è lo strapiombo: «Certo, è un bel precipizio», osserva con le vertigini il leader della Cgil, guardando giù verso gli ulivi d’argento. E D’Alema: «Attento, Sergio, la pietra è scivolosa». Non è certo il Cinese, però, in questo momento a sembrare bisognoso di un soccorso. E’ il centrosinistra, invece, che il giorno dopo arranca, ondeggia. Ancora D’Alema: «Sono monotematico, una questione al giorno, prego, oggi si parla di Medio Oriente». Dribbla.
      Francesco Rutelli, il leader dell’Ulivo, pure lui ospite dei frati, con il figlio Francisco: «Cofferati ha detto cose molto ragionevoli, ma noi tutti i giorni siamo in mezzo alla gente. Noi siamo per la politica che ascolta le persone, perché la politica che dialoga solo con se stessa non va da nessuna parte. Il centrosinistra, poi, ha già imparato molte lezioni, e ascolta con attenzione le critiche e i suggerimenti…». Prima Nanni Moretti dal palco di Piazza Navona. E ora ecco Cofferati sul
      Corriere . Il dibattito così si riapre.
      Ma il movimento, intanto, esulta, strepita. Vittorio Agnoletto, Social Forum, ha letto l’intervista: «Abbiamo ridato etica e ideali a tantissima gente che l’aveva perduta per colpa di una politica che sembrava diventata una partita di poker tra gente seduta al proprio tavolino privato. Eppure i partiti – non solo quelli del centrodestra – sembrano temerci, avere paura di noi».
      Il sasso caduto nello stagno rompe l’armonia di Assisi, tra migliaia di persone che scendono in silenzio la scala scura dentro la Basilica per baciare la tomba del Poverello. «La Politica con la P maiuscola dovrà ascoltare questo grido», dice sommessamente padre Enzo Fortunato, portavoce dei frati. Alfonso Pecoraro Scanio, presidente dei Verdi, concorda: «Noi siamo nati con uno slogan che diceva proprio: i partiti sono partiti… cioè svaniti. Poi abbiamo sempre conservato una cultura di movimento, basti pensare che siamo tra quelli meno strutturati, con 5-6 dipendenti rispetto alle centinaia degli altri. Cofferati ha ragione: dopo l’introduzione del maggioritario, nel centrosinistra si sono formati pezzi di classe dirigente senza consenso, anzi addirittura indifferenti al consenso popolare. Le oligarchie… Ora bisognerà ricominciare a coinvolgere gli elettori in cose concrete, nella scelta dei candidati, per esempio, alle prossime elezioni. Spalanchiamo il centrosinistra alla gente». Anche Antonio Di Pietro, l’ex pm, plaude alla scossa di Cofferati: «Riapriamo il tavolo per un nuovo Ulivo che coinvolga nuove realtà, non solo i partiti, ma tutte quelle associazioni che rappresentano interessi diffusi. Il leader Cgil, in fondo, recepisce l’appello che già noi lanciammo come Italia dei Valori».
      E la base? Ad Assisi non ci sono solo quelli che chiedono al Cinese di mettersi in posa per una foto ricordo. Tanti gli raccomandano di tener duro sull’articolo 18, pronti a un nuovo sciopero generale. Glielo dicono, questo, in tutti i dialetti: da Potenza e da Pordenone, da Acerra e da Figline Valdarno. E lui li capisce, eccome. La base, soprattutto, ora s’interroga. «E’ chiaro che la riforma della politica è fallita – riconosce Tom Benetollo, presidente Arci -. Ora ci vuole una rivoluzione della politica, fondata sulla partecipazione. La gente che è qui venuta a marciare è stata anche là, in Israele, in Kosovo…». Giorgio Baroni, il sindaco ds di Campogalliano, Modena, aggiunge: «Nel nostro piccolo noi già facciamo quello che indica Cofferati. Cerchiamo di coinvolgere i cittadini in ogni scelta».
      E’ il giorno delle frasi ispirate: Edoardo Bennato, il cantante, dice di sognare «una società come un sommergibile senza più compartimenti stagni, dove tutti comunicano». E Roberto Zaccaria, l’ex presidente Rai, dice che «in Italia non c’è più ricambio democratico e il diritto dei cittadini ad avere un’informazione plurale è stato cancellato». Per questo, prima o poi, bisognerà tornare sotto con i referendum. D’Alema, in refettorio, lo ascolta. Poi alza il sopracciglio: «Partire subito non mi sembra la cosa giusta, aspettiamo settembre, prepariamo un pacchetto di quesiti, poi bisogna vedere che farà la Cgil».
Fabrizio Caccia


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