Il Resto Del Carlino Modena – «Settore carni, uniformare i contratti»

21/05/2017

 

IL CONVEGNO «TROPPE COOP SPURIE E ASSUNZIONI AL MASSIMO RIBASSO»

La proposta Cgil: «Stop ai Lavoratori in appalto, sono penalizzati»

LA CGIL cerca soluzioni per il settore delle carni segnato nel distretto di Castelnuovo Rangone da mesi e mesi di proteste e scioperi oltre che da un’inchiesta penale. E lo fa a livello nazionale prendendo spunto proprio dalla situazione del modenese che è comune ad altre parti d’Italia. Una proposta esposta nei giorni scorsi in un convegno nella sede di piazza Cittadella che ha visto unite le tre federazioni del sindacato interessate al problema; la Flai (federazione lavoratori agroindustria), la Filcams per il commercio e servizi e la Filt per i trasporti. L’obiettivo è quello di unire le forze creando un’unica rappresentanza sindacale per tutte e tre le categorie all’interno delle aziende. Perché è proprio il frazionamento nel settore della macellazione delle carni a generare un ‘collage’ contrattuale che produce attriti tra gli stessi lavoratori.

«Ci sono lavoratori in appalto ai quali viene applicato un contratto e condizioni lavorative di un certo tipo – dice Diego Bernardini di Filt Cgil – e lavoratori alle dipendenze dirette dei committenti che hanno condizioni estremamente diverse anche per quanto riguarda le buste paga.» Disuguaglianze che devono passare secondo la Cgil attraverso il superamento del lavoro appaltato, un mondo dove spesso le cooperative spurie, cioè illegali, la fanno da padrone. «Esiste un mondo fatto di cooperative spurie cioè false – continua Bernardini – di buste paga non regolari dove c’è evasione fiscale contributiva e abbiamo un mondo fatto di applicazione contrattuale sbagliata. Nella stessa azienda ad un disossatore dipendente diretto viene applicato il contratto degli alimentaristi, quello corretto, mentre un altro lavoratore con la stessa mansione ha uno stipendio dal 30 per cento in meno solo perché è un lavoratore di un appalto». Secondo il sindacato occorre scardinare il sistema degli appalti al massimo ribasso. «Gli appalti sono diventati uno strumento per comprimere il costo del lavoro – aggiunge Bernardini – se noi abbiamo tabelle ministeriali che prevedono che un lavoratore della filiera debba costare minimo 20 euro all’ora e poi abbiamo appalti che prevedono tariffe di 13,14 euro, questo già crea cooperative spurie che ricorrono all’evasione per stare dentro a questi costi».

«Noi vogliamo costruire un percorso – ha spiegato Elisa Camellini, segretaria nazionale Filcams Cgil – che permetta a tutti di avere gli stessi diritti e le stesse tutele e non attraverso le esternalizzazioni e gli appalti che creano lavoratori di serie a e di serie B». Una fragilità che riguarda soprattutto i tantissimi lavoratori immigrati delle cooperative facilmente ricattabili, secondo il sindacato, proprio per la loro posizione legata alla possibilità di rimanere in Italia attraverso l’attività’ lavorativa e quindi il rinnovo del permesso di soggiorno. (Emanuela Zanasi)