Il referendum si può vincere

19/03/2003

              19 Marzo 2003


              Il referendum si può vincere
              Articolo 18, presentato a Roma il comitato del sì. Salvi, Bertinotti, Pecoraro Scanio: «Votare sì è una scelta di civiltà»
              Se passa il no Una vittoria del no metterebbe a rischio anche i referendum contro le deleghe del governo. Patta alla Cgil: «Indichi il sì»
              Se vincono i sì La vittoria travolgerebbe il patto per l’Italia, salvando l’articolo 18. Rinaldini: il sì è in vantaggio, adesso lavoriamo per il quorum


              ANTONIO SCIOTTO


              Il referendum per l’estensione dell’articolo 18 si può vincere, l’unica incognita è rappresentata dal raggiungimento del quorum. E non è cosa da poco, dato che il governo punta proprio su questa carta per affossare un quesito che raccoglie ormai adesioni dagli ambienti più disparati, dai sindacati ai movimenti, dai partiti fino agli elettori dello stesso centrodestra: non a caso è stata fissata la data del 15 giugno, dopo i due turni delle amministrative (25 maggio e 8 giugno) per indurre una «nausea da urna» nei votanti. Nonostante tutto, il comitato del sì parte agguerrito. Ieri è stato presentato a Roma dai promotori: tra loro, Fausto Bertinotti (Prc), Cesare Salvi (Ds), Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), Gianni Rinaldini (Fiom), Gian Paolo Patta (Cgil Lavoro e Società) e il portavoce, Paolo Cagna Ninchi.

              Il «sì», scelta di civiltà

              A spiegare il senso del quesito è lo stesso Cagna Ninchi: «Il referendum non riguarda solo i lavoratori, ma tutti i cittadini, è una battaglia di civiltà. Chi si sente ricattato nei luoghi di lavoro, perché sempre a rischio di perdere il posto, non può esercitare pienamente i propri diritti di cittadinanza nè fare sindacato: sarà sempre un cittadino di serie B». «Il referendum – aggiunge Cagna Ninchi – diventa una straordinaria possibilità per contrapporsi alla precarizzazione del lavoro avviata dal governo con la legge 30 e le altre deleghe, oltre a essere un mezzo per annullare la delega 848bis, che modifica l’articolo 18 secondo il patto per l’Italia: se verrà approvata prima del referendum, la Cassazione dovrà integrarlo nel quesito per essere sottoposta al voto. Se il governo sceglierà di attendere l’esito del referendum, la vittoria del sì può travolgere il suo disegno».

              Si moltiplicano le adesioni

              Secondo il segretario del Prc Bertinotti «il valore del referendum sta nel fatto che si propone in modo semplice, per la generalizzazione di un diritto che, se non sarà di tutti, rischia di essere annullato anche per chi lo ha già». «Votare sì in questo momento – aggiunge Bertinotti – quando la guerra tenta di cancellare il protagonismo sociale, è una dimostrazione che si possono affermare i valori della civiltà e della democrazia. Ormai le adesioni si moltiplicano, tra le categorie e le strutture territoriali della Cgil, i sindacati di base, mentre è pensabile che anche la Cgil nazionale dica sì». Gianni Rinaldini, segretario generale Fiom, dice che l’adesione della Fiom è «parte di una scelta già compiuta contro la precarizzazione del lavoro. Adesso il vero problema è lavorare per il quorum, perché le nuove adesioni sono tantissime: tra i tanti, anche il movimento dei girotondi di Firenze ha annunciato iniziative a sostegno del sì». Per Gian Paolo Patta, segretario confederale Cgil, il fatto che il governo abbia deciso la data del 15 giugno «dimostra che ha paura di perdere. Lo stesso presidente di Confcommercio Billè, dopo il suo tour per il no, ha detto di augurarsi che il 15 sarà "una bella giornata di sole": anche tra i piccoli esercenti, dunque, la scelta del no non è scontata, e governo e imprese puntano ormai sul non raggiungimento del quorum più che sullo scontro frontale. La Cgil deve uscire dall’incertezza: se vincessero i no, sarebbero a rischio anche i referendum abrogativi che stiamo preparando contro le deleghe sul lavoro».

              Verso il sì anche l’Arci

              Anche Tom Benetollo, presidente dell’Arci, ha portato la sua adesione al comitato per il sì, e ha annunciato che l’associazione nei prossimi giorni deciderà a sua volta se aderire o meno: «La presidenza presenterà la proposta al consiglio il prossimo 4 e 5 aprile, ma già si vede un orientamento diffuso per il sì tra gli associati. La battaglia per i diritti si lega inscindibilmente a quella per la pace, temi sui quali siamo impegnati quotidianamente». Secondo Alfonso Pecoraro Scanio, leader dei Verdi, «è importante che la gente possa essere informata perché decida con consapevolezza. I mezzi di informazione, soprattutto la tv pubblica, non devono oscurare il dibattito. Inoltre, bisogna ricordare che si voterà per due sì: il secondo è contro l’elettrosmog, per abolire la servitù obbligatoria di passaggio degli elettrodotti». Cesare Salvi, Ds, spiega che la vittoria del sì «salvaguarderà anche chi ha già l’articolo 18 e che sarà l’esito naturale della battaglia condotta l’anno scorso dalla Cgil». Con il sì anche la Confederazione Cobas di Piero Bernocchi, la Rdb, la Cnl, molti Disobbedienti. E a testimoniare concretamente l’importanza dell’articolo 18 c’erano anche due lavoratori: Marco Sospirato, dipendente Procter & Gamble (multinazionale che produce marchi come Pampers, Dash e Mastrolindo), e Renzo Antonini, dipendente della produttrice di salumi Fiorucci, entrambi licenziati perché svolgevano attività sindacale. Sia Renzo che Marco sono stati reintegrati. Grazie all’articolo 18.