IL REFERENDUM DEI LAVORATORI GS-CARREFOUR PER APPROVARE IL CONTRATTO INTEGRATIVO

02/02/2006
XII Congresso Filcams-Cgil
Federazione lavoratori commercio turismo servizi
Palermo, 14-15-16 febbraio 2006

Ufficio Stampa
www.filcams.cgil.it

2 febbraio 2006

IL REFERENDUM DEI LAVORATORI GS-CARREFOUR PER APPROVARE IL CONTRATTO INTEGRATIVO
Una "prima" per il sindacato del terziario privato, un confronto perso che ha aperto un rapporto nuovo con i lavoratori e le altre federazioni

di Nedo Bocchio

Anche nel terziario privato il referendum può essere il sistema opportuno per misurare la corrispondenza di ciò che si è ottenuto al tavolo negoziale con le aspettative – e la consapevolezza – dei lavoratori. E anche, al contempo, con le diverse valutazioni – e le convinzioni – delle federazioni sindacali. Il referendum nel terziario è stato impiegato, per la prima volta a livello nazionale, per chiudere il contratto integrativo 2004-2007 del gruppo Carrefour-GS. Naturalmente, va sottolineato il fatto che si tratta di un grande gruppo della distribuzione commerciale che riguarda 25mila lavoratori, distribuiti, certo, in 39 ipermercati, 366 supermercati e iperstore, 678 negozi di prossimità, 14 cash&carry, comunque una dimensione compatta pur nella sua dislocazione sull’intero territorio nazionale e nella sua divisione tra le diverse sigle societarie che compongono il gruppo e che vantano storie sindacali autonome.

La "prima" del referendum nel terziario aveva, quale movente, una divergente valutazione dei risultati conseguiti dal negoziato. Un punto, soprattutto, era al centro della controversia: l’introduzione di un diverso regime salariale per i nuovi assunti, e dunque, in discussione, era quel valore della solidarietà tra i lavoratori che, per la Cgil, è la ragione stessa della propria politica.

Il referendum, ritenuto dalle tre federazioni il percorso più idoneo a coinvolgere i lavoratori nella decisione finale, doveva decidere se le conclusioni a cui era giunto il negoziato, compresa la disparità di trattamento salariale che si veniva instaurando tra vecchi e nuovi lavoratori e tra marchi e format diversi, erano o non erano accettabili. La Filcams, ritenendo che la parte salariale non fosse accettabile, aveva chiesto un voto negativo per poter riaprire il negoziato. Fisascat e Uiltucs, e naturalmente la direzione Carrefour, erano per la chiusura della trattativa.

Alla prova referendaria, partecipando il 75% dei lavoratori, era prevalso, con il 56% dei voti, il giudizio positivo sulla conclusione del negoziato, assegnando dunque alla posizione della Filcams un minoritario ma assolutamente rilevante 44% dei voti.

La Filcams, in un comunicato, dichiarò: «I lavoratori, con il 56% dei voti e un’alta partecipazione, si sono espressi a favore dei risultati che la trattativa ha saputo produrre. Il contratto integrativo è stato dunque firmato. La battaglia per conquistare condizioni di salario omogenee per vecchi e nuovi lavoratori continua».

Ricorda Ivano Corraini che «in una lettera all’azienda, avevamo scritto che la firma del contratto, in coerenza ai risultati del referendum, non avrebbe fatto venir meno le ragioni ideali e contrattuali per le quali la Filcams si era impegnata contro quella soluzione negoziale, e che in ragione di ciò, pur nel rispetto del contratto, avremmo continuato la nostra iniziativa contro la sperequazione. Tuttavia, rispettare la volontà espressa dai lavoratori era per noi un atto dovuto che qualificava la scelta democratica compiuta».