Il rebus dei sistemi locali

21/10/2002




          20 ottobre 2002

          TURISMO


          Il rebus dei sistemi locali


          di Emilio Becheri

          I sistemi turistici locali sono «contesti turistici omogenei o integrati, comprendenti ambiti territoriali appartenenti anche a regioni diverse, caratterizzati dall’offerta integrata di beni culturali, ambientali e di attrazioni turistiche, compresi i prodotti tipici dell’agricoltura e dell’artigianato locale…». Tali sistemi, che sembrano configurarsi con non poche pretese, sono promossi dagli enti locali e funzionali, dai soggetti privati e dalle associazioni di categoria e debbono essere riconosciuti dalle Regioni; sono previsti finanziamenti specifici. Sui Stl si è sviluppato un dibattito che vede, da un lato, coloro che vogliono porre delle regole precise per la loro individuazione; dall’altro coloro che pensano ad una ipotesi del tutto destrutturata, di tipo quasi virtuale. Come esempio valgano i casi delle Marche e della Toscana. La Regione Marche considera i Stl uno strumento funzionale "non più solo per singole località, ma per ambiti idonei a sviluppare politiche di prodotto", e individua quattro requisiti: significatività turistica, presenza di un sistema a rete, presenza o possibilità di sviluppo per più tipi di offerta, dimensione dell’offerta ricettiva (un minimo di 1.500 posti letto). In modo assai diverso la Regione Toscana è orientata a non adottare alcun regolamento e alcuna delibera, ma ad accettare implicitamente i Stl riconoscendo come tali quei territori nei quali sono promossi e attuati interventi predisposti da soggetti pubblici o privati, in forma singola o associata, che perseguono le finalità del Prse (Piano regionale di sviluppo economico). Per capire meglio è opportuno ricordare che la Toscana, vedendo il fenomeno del turismo strettamente integrato con le altre attività produttive, ha scelto di operare attraverso una sola azienda di promozione economica, Toscana Promozione, nell’ambito della quale si colloca anche il turismo. Di fatto, dunque, i Stl sono riportati all’interno dell’attuale Prse (2001-2005), con l’adozione di modifiche ad hoc, che innestano il riferimento ai Stl nei piani di settore, nelle linee di intervento e nelle azioni previste. L’esigenza di prevedere per legge i Stl non appare come primaria per una serie di motivi: il concetto di distretto turistico al quale si fa latente richiamo è interrelato al mercato e, perciò, in continua evoluzione ed estremamente flessibile; è un concetto ormai invecchiato perché si sta facendo avanti la tendenza a vedere il turismo come fenomeno integrato con le altre attività, spesso nell’ambito dei Sistemi economici locali (Sel); la eventuale applicazione dei Stl pone non pochi problemi di allineamento funzionale rispetto alle Apt (ormai passate da Azienda ad Agenzia di promozione turistica); l’applicazione dei Stl determina uno strumento aggiuntivo di organizzazione territoriale che si sovrappone in primo luogo all’attività dei Comuni e, quindi, Province, Comunità montane, Gal, eventuali patti e accordi territoriali, Camere di commercio, Apt, unioni e reti di prodotto, aree metropolitane, Sel ecc…. Inoltre, ed è forse il fatto di maggior riflessione, negli ultimi anni tutti i nuovi strumenti di programmazione previsti, territoriali e di rete, aventi per oggetto, esclusivo o no, il turismo, non sono stati recepiti da un mercato che segue proprie e diverse dinamiche. Basti pensare ai patti territoriali e agli accordi di programma, alle grandi difficoltà che hanno incontrato i consorzi locali (peraltro strumento analogo ai Stl), alla inutilità pratica delle ipotesi di grandi itinerari che hanno visto, sotto l’egida dell’Ue, il coinvolgimento degli enti locali, come nel caso della Via Francigena e in quello della Magna Grecia. In altre parole tutto ciò che è stato previsto dall’alto è andato incontro a un sostanziale fallimento. È ciò che rischia di verificarsi anche per i Stl, a meno che non la si consideri una ipotesi virtuale. Il vero problema è l’integrazione del marketing di prodotto con quello territoriale in modo che il locale diventi globale sul piano della comunicazione, conservando ed esaltando la propria identità e le proprie tradizioni. Più che di nuovi strumenti operativi c’è la necessità di capire e applicare questo concetto.