Il programma di governo di Luca Jfk

31/05/2004



il nuovo Riformista
venerdì 28 maggio 2004
 



 
CAMBI DI STAGIONE.
GLI IMPRENDITORI SI SMARCANO, BERLUSCONI NON RACCOGLIE
Il programma di governo di Luca Jfk
Sinistra in estasi, centrodestra spaccato
La svolta (ciampiana) l’ha fatta la Confindustria. Fini dice a Tremonti e Maroni di adeguarsi



Aveva fatto capire che si sarebbe mosso in punta di piedi, con una partenza soft, senza fretta. Invece, ha staccato la frizione come il suo adorato Schumacher. Citando John Lennon («Give peace a chance»), parafrasando Kennedy («essere classe dirigente significa anche questo: restituire al paese parte di ciò che si è ricevuto»), mettendosi sotto le ali di Carlo Azeglio Ciampi («Grazie, signor Presidente. Non ci tireremo indietro»). Con accenni schumpeteriani sulla responsabilità individuale dell’imprenditore, e weberiani sull’etica e lo spirito del capitalismo, ha dettato l’agenda della «scossa», una vera e propria agenda di governo. La relazione di Luca Cordero di Montezemolo all’assemblea della Confindustria, ha avuto l’effetto di un terremoto. Il centrosinistra in evidente adorazione. I sindacati in visibilio. Il governo diviso.
Gianfranco Fini l’ha sposata in pieno e con lui i suoi colonnelli, da Gasparri ad Alemanno che parla di «svolta». Roberto Maroni l’ha bocciata senza appello. Per il vicepresidente del Consiglio, Tremonti e Maroni dovrebbero prendere in parola Montezemolo. Per il ministro del Welfare si tratta di un «vecchio metodo consociativo con le parti sociali, una stagione chiusa. E poi, non ha mai nemmeno citato Marco Biagi». Quel che ha fatto infuriare Maroni (e gongolare Fini) è naturalmente il rilancio della concertazione e la bocciatura senza appello di un biennio di contrapposizioni. Senza citare l’articolo 18, Montezemolo ha chiesto di «chiudere la stagione dei dissidi e delle incomprensioni». E ha aggiunto: «Una stagione che non ci appartiene». Una frase che è uno schiocco di frusta. Silvio Berlusconi non ha raccolto la provocazione, ha invitato a lavorare insieme, si è diffuso sull’apertura dell’Europa a est, ha aperto lo spiraglio all’unica richiesta concreta avanzata da Montezemolo: la riduzione dell’Irap per la ricerca. «Studieremo come fare», ha promesso il capo del governo. Questa volta non può dire come al convegno di Parma della primavera 2001 «il vostro programma è il mio programma». Se ne rende conto e incassa. Il vento è cambiato, Berlusconi è realista e cerca di stare al gioco. Fedele Confalonieri ha votato per Montezemolo (e ieri è entrato nel direttivo di Confindustria insieme a Diego Della Valle). Dopo il 14 giugno, comincia una stagione nuova.
Maroni, invece, non ci sta. E non solo per la concertazione. Montezemolo ha tirato un colpo durissimo al federalismo che «rischia di affondare il paese, altro che liberarlo!». Tutti i leghisti sono furenti. Maroni chiede a Berlusconi di replicare e il Cavaliere alla convention dice: «Forza Italia è forza federalismo». Gli industriali, comunque, hanno voltato le spalle al Carroccio, anche quelli del nordest che, pure, avevano incoraggiato la sua campagna contro le tasse, Roma ladrona e le risorse assorbite dal sud. «Il Mezzogiorno deve essere la nostra Nuova Frontiera», ha infierito Luca Jfk di Montezemolo mandando su tutte le furie Roberto Calderoli.
L’impatto politico della nuova Confindustria è andato al di là delle previsioni e non è difficile capire perché. Basta rileggere alcune frasi della relazione di Montezemolo: «A che serve la politica se deve solo seguire gli umori di qualcuno? Abbiamo bisogno di una politica che sappia costruire il consenso per progredire». E ancora: «Bisogna dirlo chiaro: l’alternanza politica non è e non deve essere un ribaltone istituzionalizzato, dove ogni 5 anni si cambia tutto, per non cambiare mai nulla nella sostanza del paese». La frase è nel capitolo dedicato alla riforma della scuola sulla quale invita maggioranza e opposizione a «un disegno pluriennale di riforma e di obiettivi affinché, pur nell’alternanza possibile della democrazia, si segua con continuità il progetto di modernizzazione del sistema. In altre parole si tratta di applicare un po’ alla politica la logica della concertazione. Questo non è consociativismo, ma senso di responsabilità… Ogni forza politica avrebbe sempre la libertà di interpretare il senso della modernizzazione, ma entro un quadro di obiettivi condivisi».
Insomma, una sorta di metodo Aspen quando sono in campo le grandi riforme. Sul risparmio, Montezemolo ha spezzato una lancia a favore della sua tutela, e dovrebbe essere contento Giulio Tremonti. Molto meno sulla riduzione delle imposte e il taglio dei contributi alle imprese. La nuova Confindustria non si chiude a riccio, è disponibile a discutere, ma ha respinto l’equazione meno tasse meno incentivi. Semmai, il suo schema è: meno tasse meno spesa corrente, modifica degli incentivi «ma per renderli più efficienti e mirati». Soprattutto, «cosa c’entra tutto questo con la politica per il Mezzogiorno?». E il coltello girava nelle ferite della Lega.



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