Il progetto franchising non decolla

01/02/2001

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Giovedì 1 Febbraio 2001
italia – economia
—pag—10


A un anno dall’approvazione del decreto manca ancora il regolamento del Lavoro.
Il progetto franchising non decolla Bloccate iniziative per oltre 30mila nuovi occupati in prevalenza nel Mezzogiorno

ROMA È fermo al ministero del Lavoro il progetto per consentire ai disoccupati del Sud di aprire punti vendita in franchising o mettere in piedi microimprese per 250milioni di investimento. A poco meno di un anno dall’approvazione del decreto legislativo sul riordino degli incentivi (185/2000), il ministro del Lavoro non ha ancora partorito il regolamento di attuazione che consentirebbe la effettiva applicazione delle nuove agevolazioni gestite da Sviluppo Italia.

Il problema, dunque, è solo di carattere burocratico. A mancare, anche in questo caso, non sono infatti i soldi (Sviluppo Italia ha a disposizione nel 2001 circa 800 miliardi per il finanziamento delle leggi di incentivazione) ma l’adozione delle norme che consentano l’applicazione effettiva di quegli incentivi pubblicizzati dal Governo circa un anno fa ma mai divenuti operativi.

Dalle stime di Sviluppo Italia emerge che sarebbero oltre 30mila l’anno le domande presentate per l’accesso alle nuove agevolazioni.

Sul franchising sono già pronte per essere firmate 50 convenzioni (i franchisor interessati sono stati oltre 100) con altrettanti gruppi imprenditoriali che, secondo i piani di sviluppo previsti, consentiranno l’immediata apertura di 600 punti vendita per almeno 1.500 nuovi occupati. Tra i primi sottoscrittori degli accordi ci sono Arquati, Buffetti, Mpm Marvin, Cannella, Jungle juice, Eta Beta, Harmont-Blaine.

Per la microimpresa Sviluppo Italia conta invece di ripetere il successo ottenuto con il prestito d’onore. Destinatarie delle agevolazioni saranno le società di persone (sono escluse le ditte individuali, le società di capitali, le cooperative, le società di fatto e le società aventi un unico socio) di nuova costituzione in cui almeno la metà dei soci deve risultare disoccupato da non meno di sei mesi (che non coincidono necessariamente con l’iscrizione all’ufficio di collocamento) e risiedere fin dal 1° gennaio del 2000 in un’area svantaggiata, ovvero in tutto il Mezzogiorno nonché in moltissimi comuni del Centro-Nord. L’agevolazione consiste nel finanziare anche il 100% dell’investimento per la realizzazione dell’impresa nei limiti del cosiddetto de minimis, ovvero circa 200 milioni (il progetto non può comunque superare i 250 milioni).

Ad essere coinvolte saranno soprattutto le imprese artigiane e tutte quelle che non rientrano nella produzione di beni agricoli, nel commercio, nei servizi socio-assistenziali o per la formazione. I beneficiari potranno ottenere il finanziamento in parte con contributi a fondo perduto e in parte con mutui agevolati.

Per il franchising, invece, saranno ammesse anche le ditte individuali, le società di capitali e quelle di persone (escluse sono solo cooperative e società di fatto) che potranno presentare la domanda per ottenere i finanziamenti necessari ad aprire il punto vendita o di produzione in franchising. In sostanza, una volta stipulata la convenzione con il franchisor, gli interessati potranno presentare la domanda a Sviluppo Italia, che la valuterà e presenterà i risultati di questa prima selezione.

Con l’approvazione arriveranno i contributi che consistono in mutui a tasso zero e anche in contributi a fondo perduto che non potranno, anche in questo caso, superare complessivamente il limite dei 200 milioni. Alla formazione e all’accompagnamento delle società che beneficieranno dell’aiuto pubblico penserà Sviluppo Italia. Il costo per addetto per lo Stato si aggira intorno ai 30-35 milioni di lire. Il franchisor si assumerà l’onere di garantire l’assolvimento da parte delle società beneficiarie del credito agevolato.

—firma—Barbara Fiammeri