Il principe e il clandestino

25/06/2002


25 Giugno 2002
ECONOMIA





 
Il principe e il clandestino
Ginevra, condannata Casa Savoia per sfruttamento di un immigrato

FABIO LO VERSO
GINEVRA

Francisco Arrais, brasiliano, non è l’unico «clandestino» ad aver vinto una causa di lavoro al tribunale di Ginevra. Altri, prima di lui, pur non avendo uno straccio di permesso di soggiorno, sono riusciti a ottenere riparazione dai datori di lavoro che li sfruttavano. Ma Francisco Arrais detiene un piccolo primato: è il primo sans-papiers a spuntarla, nella città di Calvino, contro un rappresentante di una famiglia Reale, Casa Savoia. Assunto al nero al servizio particolare di Iris Doria, madre di Marina di Savoia e suocera di Vittorio Emanuele, il giovane brasiliano lavorava come domestico nella lussuosa villa di Hermance, nel Canton Ginevra, dove principe e consorte risiedono sei mesi l’anno. Un lavoro diverso da quello di insegnante che svolgeva in Brasile prima di tentare la fortuna a Ginevra, ma Francisco Arrais non se ne lamenta. Accusa però un carico di straordinari non retribuiti e le continue sollecitazioni che non gli consentono di usufruire delle pause di lavoro. I rapporti con la famiglia Savoia cominciano a deteriorarsi e precipitano quando il domestico, per la prima volta in due anni di servizio, non si presenta alla villa per un incidente che lo costringe all’inattività per un paio di giorni. L’anziana madre di Marina di Savoia non ci crede, sospetta il clandestino di accampare scuse, esige che il domestico prenda a carico il salario del suo sostituto. La vicenda proseguirà negli uffici del sindacato Sit, poi nelle aule del tribunale e si concluderà con il risarcimento di circa 20mila franchi svizzeri, 13mila euro, per gli straordinari non pagati. Una condanna di primo grado cui farà seguito un rinvio in appello, annuncia il legale di Iris Doria, Dominique Warluzel. La portata simbolica della vicenda non è sfuggita agli animatori di Mise au point, programma d’attualità della Televisione svizzera romanda (Tsr). La storia del brasiliano che mette con le spalle al muro Casa Savoia è stata diffusa domenica in prime time.

L’avvocato Warluzel ha incentrato la sua zione sulla non-residenza del querelante, che ovviamente non figurava nei registri dell’ufficio cantonale. Ed è continuato sulla richiesta di annullamento, per vizio di forma, respinta dai giudici perché «senza rilievo». E’ normale che un clandestino non si trovi amministrativamente in regola, dicono i giudici. L’esame del collegio giudicante dimostrerà invece che il datore di lavoro, formalmente Iris Doria (il suo nome appare sulle ricevute del salario), ha violato gli obblighi legali, sulla base di un contratto verbale, non retribuendo il lavoro che il domestico doveva svolgere fuori dalle ore stabilite.

Dal canto suo il Sit, uno dei sindacati più attivi nella difesa dei sans-papiers, punta il dito su una realtà più vasta, che vede a Ginevra migliaia di lavoratori al nero, quasi sempre senza documenti, al servizio di ricchi proprietari, facoltosi uomini d’affari e adesso anche famiglie reali. In Casa Savoia, il caso di Francisco Arrais non sarebbe l’unico. Tra le mura della residenza ginevrina, il ricorso alla forza lavoro irregolare è frequente, svela Giovanni Albano, sindacalista del Sit: «Alcuni ex dipendenti sono venuti a chiederci una consultazione, pur preferendo non adire a vie legali per paura dell’espulsione. Altri continuano a presentarsi nei nostri uffici». E infatti, «qualche settimana fa abbiamo ricevuto una segnalazione riguardante un altro rappresentante di Casa Savoia, che ha tenuto al suo servizio un clandestino con una paga da fame». Affaire à suivre.