Il primo socialista sulla poltrona di Di Vittorio

20/09/2002



personaggio
Fabio Martini


(Del 20/9/2002 Sezione: Economia Pag. 22)
CRESCIUTO NELLE FILE DI MONDOPERAIO, PASSA DAL PSI AI DS
DOVE RESISTE ALLE OFFERTE DI D´ALEMA: «MEGLIO IL SINDACATO»
Il primo socialista sulla poltrona di Di Vittorio
Otto anni da vice, poi il grande salto. Guccini e Turati nel passato del segretario

LASSÙ dal palco Nanni Moretti ha appena evocato Sergio Cofferati, piazza San Giovanni è attraversata

da una folata di ebrezza collettiva e in quegli stessi istanti Guglielmo Epifani è appoggiato, da solo, ad una
transenna in fondo alla piazza: «Sergio è laggiù, in mezzo alla folla, mi sa che non riesco neanche ad arrivarci…».
L´istantanea di sabato 14 settembre racconta di un destino curioso: per strada e persino nei cortei pochi riconoscono
in Guglielmo Epifani l´uomo che oggi prenderà il posto del personaggio più popolare a sinistra, Sergio Cofferati.
inora, nei primi approcci, i giornali lo hanno raccontato per luoghi comuni: «Il primo socialista che guiderà la Cgil»,
«il grande amico di Cofferati», «destinato a proseguire senza scosse la linea del Cinese».
Rimasto per anni nell´ombra, oscurato dalla stella del capo, in realtà Epifani porta alla guida della Cgil una storia

personale, gusti, passioni, uno stile che lo rendono diverso non soltanto da segretari comunisti come Agostino Novella,
Bruno Trentin, Luciano Lama, Antonio Pizzinato, ma dallo stesso Cofferati. Proprio la sua storia personale e il suo
carattere possono aiutare a districare il grande enigma che accompagna l´ascesa di Epifani: il nuovo leader sarà
«il prestanome di Cofferati», per dirla con la brutalità di un ex amico come Giuliano Cazzola? Oppure, con il trascorrere
dei mesi, Epifani correggerà la rotta? Cinquantadue anni, molto garbato, colto, una faccia alla Harrison Ford – come lo
ha soprannominato una compagna della Cgil – Guglielmo Epifani è quasi coetaneo del suo grande amico Sergio Cofferati.
Eppure, seguendo le due vite in parallelo si scoprono giovinezze molto diverse. All´inizio degli anni Settanta, mentre
l giovane Cinese bazzicava a Milano gli ambienti del Movimento studentesco di Mario Capanna, a Roma il giovane
Guglielmo preparava la tesi di laurea su Anna Kuliscioff, socialista riformista, femminista ante-litteram e compagna di
Filippo Turati, «in anni in cui – racconta Epifani – l´Università era un disastro: alle lezioni di De Felice e Romeo andavano
in venti». E mentre il giovane Sergio si avvicina al pci, Epifani con la chitarra canta Guccini, Brel, De André e si iscrive
alla libertaria Fgsi, «cercando il numero di telefono sull´elenco». Socialista dunque «e con orgoglio», come rivendica lui
stesso a distanza di dieci anni dalla dissoluzione del psi. Certo, lui ci tiene a dire che nel psi stava «con Antonio Giolitti»
e «quando Craxi vinse, noi che eravamo vicini agli intellettuali di Mondoperaio perdemmo». Ma qualche tempo dopo,
a metà negli anni Ottanta, era difficile essere socialisti di prima linea senza essere craxiani. Nel 1984, quando Bettino
Craxi strappa con il famoso decreto di San Valentino, la Cgil si spacca: il segretario comunista Lama da una parte,
l´aggiunto socialista Del Turco dall´altra. Ricorda Giuliano Cazzola, allora in segreteria: «Dopo la rottura con i comunisti,
Del Turco iniziò a ricucire con Lama per salvare la baracca della Cgil e in quella occasione Epifani fece una moderata
fronda, in sintonia con chi nel psi voleva che la rottura in Cgil si acuisse». Racconta Del Turco: «Allora venne attribuita
ad Epifani la tentazione di un rapporto privilegiato con Craxi per poter acquisire meriti in vista della mia successione,
ma considero questa illazione priva di fondamento. In compenso posso rivelare che proprio in quelle settimane Craxi e
Martelli, d´accordo con Pierre Carniti e con la Uil di Benvenuto, fecero pressioni fortissime perché noi uscissimo dalla
Cgil, formando con gli altri un unico sindacato non comunista. Resistemmo». Epifani continua la sua ascesa in Cgil,
guida il sindacato poligrafici «l´aristocrazia operaia dei tipografi» ed è durante questa esperienza in prima linea che sfoggia
le sue virtù più apprezzate: equilibrio, capacità di mediazione. Paradossalmente Epifani smarrisce la proverbiale calma
con un personaggio felpato come Gianni Letta: «Lui era amministratore delegato e insieme direttore del "Tempo".
Chiesi che si dimettesse, avevo dietro la delegazione operaia che faceva il tifo…». In quegli anni Epifani fa bene, piace,
al punto che gli arriva una proposta importante: gli chiedono di fare l´amministratore delegato in Rizzoli e lui dice «no»,
perché «il primo valore di chi fa sindacato, è l´autonomia». Lo stile Epifani piace, tanto è vero che quando il psi si liquefa
e lui si iscrive ai Ds («un approdo naturale»), D´Alema gli propone di diventare responsabile dell´Organizzazione.
Lui resta in Cgil e oggi, dopo 8 anni da vice, ne diventa il capo. Scelto da Cofferati che lo ha preferito ai dirigenti ex pci.
Dice l´emiliano Paolo Nerozzi, uno degli emergenti della nuova Cgil: «Epifani è stato la soluzione naturale nel segno
della continuità e sarà una sorpresa positiva per chi non lo conosce». E se nessuno immagina un Epifani che capovolge l
a linea-Cofferati, è pur vero che domenica il nuovo segretario della Cgil sarà sul palco in occasione della chiusura del
comizio finale di Piero Fassino alla festa dell´Unità di Modena. E lo scorso anno Cofferati c´era.
Ma si mischiò tra i militanti e si guardò bene dal salire sul palco.