“IL PRIMO PUNTO È LO SCIOPERO”

02/11/2010

Gianni Rinaldini ex segretario Fiom

“Sono curioso di sapere cosa ci sarà nel programma per la sua segreteria che Susanna Camusso presenterà domani, negli ultimi tempi è stata sempre quasi zitta alle riunioni degli organismi dirigenti, anche se parlava spesso con i giornali”. Gianni Rinaldini, numero uno della Fiom prima di Maurizio Landini, e tra i promotori della mozione “La Cgil che vogliamo” (quella di minoranza al congresso) è uno dei leader che nella Cgil della Camusso vengono classificati come “di opposizione”. Dice: “Sono molto contento che alla guida della Cgil arrivi una donna, ma la svolta femminile non può essere l’unico parametro, altrimenti dovrei parlar bene anche di Margaret Thatcher”.
Rinaldini, dicono che la Camusso sarà un segretario molto moderato. Lei su cosa la aspetta al varco?
l primo punto è lo sciopero generale. Non si può continuare a rimandare la decisione a dopo la manifestazione del 27 novembre. Cos’altro deve succedere oltre alla distruzione dei diritti?
Ma sia Epifani che la Camusso prendono tempo.
L’unica spiegazione è che la proclamazione dello sciopero sia legata al tavolo con Confindustria sulla produttività. Ma in questo scenario, con l’assalto al contratto nazionale, con una manovra correttiva per la quale la Cgil non è stata neppure consultata, con la vicenda Fiat e l’accordo separato tra Federmeccanica e Fim e Uilm, con le nuove norme sul diritto del lavoro appena approvate che incentivano il ricorso all’arbitrato invece che al giudice del lavoro, mi sembra che aprire una trattativa con la Marcegaglia sulla produttività sia una scelta assolutamente sbagliata.
Perché?
È un’operazione soltanto politica, gli organismi della Cgil non hanno mai discusso cosa chiedere e cosa proporre in questo tavolo, mentre Confindustria ha le idee chiare.
Ma sarà sulla vicenda Fiat che si giudicherà la Camusso?
La vertenza si inserisce nel quadro più complessivo della distruzione dei diritti e dei contratti. L’idea di fondo di Marchionne è che in un mondo globalizzato non esiste più il conflitto tra interessi diversi dentro l’impresa, ma soltanto il conflitto tra le imprese. Un approccio incompatibile con il contratto collettivo nazionale e con ogni vincolo sociale alle logiche di mercato.
Quando la Camusso era alla Fiom, nel 1996, non venne considerata adeguata alla gestione dei rapporti con Fiat ed esautorata dal segretario Sabattini.
È un’esperienza che risale a un’altra epoca, non può essere un parametro per giudicare la Camusso di oggi, né in positivo né in negativo.
E invece cosa può fare la nuova Cgil?
L’unico strumento per dare diritti alla persona in quanto lavoratore è che, anche nei rapporti con le altre organizzazioni, si affermi il dritto, non dei sindacati, ma dei lavoratori e delle lavoratrici di votare con il referendum le piattaforme e gli accordi. Un’assoluta novità, anche rispetto alla storia della sinistra e del movimento operaio.
Referendum come a Pomigliano?
Quello di Pomigliano non è stato un referendum, è stato un ricatto.
Non tutti però sembrano così entusiasti di far votare i lavoratori.
Mi sarebbe piaciuto sentire dal Pd qualcosa di esplicito sull’argomento. E nel sindacato sento già parlare di “consultazioni certificate”. Certificate da chi? Dalle organizzazioni sindacali, quindi potenzialmente truffaldine. Su questo serve chiarezza.
C’è chi dice che la Fiom ormai stia diventando un “partito del lavoro”, visto che non trova sponde nei partiti tradizionali. Sarà un problema per la Camusso?
Credo che il sindacato debba essere autonomo e indipendente, pur facendosi portatore di un progetto generale. Ma la questione della democrazia tra i lavoratori e nell’organizzazione è decisiva per avere maggiore autonomia.