«Il Primo maggio un minuto di silenzio»

27/04/2007
    venerdì 27 aprile 2007

    Pagina 2 – Interni

    «Il Primo maggio un minuto di silenzio»

      È la proposta di Epifani per ricordare i morti sul lavoro. I sindacati: nuove norme sugli appalti, anche con decreto

        di Roberto Rossi / Roma

        SILENZIO «Il Primo maggio chiederemo un minuto di silenzio in tutte le piazze italiane per ricordare i morti per lavoro, unendoci al Capo dello Stato in questa battaglia». La proposta arriva dal segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani durante la conferenza stampa di presentazione del Concertone del Primo maggio a Roma in piazza San Giovanni. Un gesto simbolico, ha ricordato Epifani, per non dimenticare che in Italia muoiono ogni anno 1.300 lavoratori, «una tragedia che ci inchioda alle nostre responsabilità».

        Ma accanto a questo il segretario della Cgil ha indicato come strada da seguire una revisione delle norme legislative «sugli appalti. Quando si fanno gare d’asta senza limiti al ribasso, questo vuol dire più ribassi e quindi un ulteriore peggioramento per la sicurezza dei lavoratori. Bisogna tenere insieme la quantità economica e gli standard di qualità e sicurezza del lavoro». Secondo Epifani, ma anche secondo il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, deve essere rapida. Magari con un decreto legge. «Qualsiasi strumento che acceleri questa richiesta va bene», ha aggiunto ancora Epifani.

        Più in generale, ha auspicato Epifani, è necessario che «continui il lavoro che il governo ha iniziato, raccogliendo i suggerimenti del sindacato, e si allarghi il principio di legalità. Legalità – ha sottolineato – vuol dire tante cose, rispettare le leggi, non far lavorare le persone in condizioni di estrema assenza di libertà e dignità come accade nel lavoro nero, soprattutto nelle aree in cui c’è solo il lavoro nero».

        Un concetto, quello del rispetto della legalità, ripreso anche dal segretario della Uil, Luigi Angeletti. «Non basta fare nuove leggi – ha ricordato Angeletti -. È condizione necessaria ma non sufficiente, poi bisogna riuscire a farle applicare. E questo è un po’ più duro». «Il lavoro nero – ha continuato il numero uno della Uil – almeno nel nostro Paese è la più grave piaga che abbiamo nel mercato del lavoro. Purtroppo ci sono milioni di persone che vedono disconoscere qualunque forma di diritto, anche il più elementare, come quello alla salute. Solo dopo l’incidente il lavoratore viene regolarizzato». E questo perché spesso dietro alle morti bianche, ha ricordato Angeletti, c’è «il lavoro nero». E dietro al lavoro nero, come ha sottolineato il presidente della Camera Fausto Bertinotti, che ha chiesto un maggiore impegno del governo, una condizione «di bassi salari».

        Ma leggi e norme da sole non bastano. Servono anche soldi per applicarle, come ha ricordato amaramente il direttore regionale del Lavoro del Lazio, Raffaele Buonomo: «il problema non è la carenza di ispettori, ma un altro: non abbiamo i soldi per fare benzina e non si possono andare a fare le ispezioni in metropolitana. Io lo ripeto – ha aggiunto – se non volete portarvi sulla coscienza i morti per infortuni sul lavoro, ci dovete mettere in condizione di poter lavorare».