Il prezzo di una nuova stagione – di L. La Spina

21/10/2002





(Del 19/10/2002 Sezione: Prima Pagina Pag. 1)
IL PREZZO DI UNA NUOVA STAGIONE

            D´ACCORDO: «Domani è un altro giorno», come diceva la famosa battuta finale di «Via col vento». E´ stata la parola d´ordine con la quale si è chiuso lo sciopero indetto ieri dalla Cgil. Una parola d´ordine comune a tutti, in uno sciopero generale che ha diviso, invece, i sindacati e ha messo in imbarazzo soprattutto i partiti del centrosinistra, dispersi tra l´adesione entusiasta e l´astensione critica. Curioso destino, tra l´altro, per uno sciopero generale che, per definizione, è uno sciopero politico e, quindi, dovrebbe mettere in difficoltà il governo, non gli alleati. Esaurita la solita inutile disputa sulle cifre della partecipazione, al solito radicalmente contrastanti, s´invoca, comunque, un rapido ritorno all´unità sindacale, con il rituale corollario di buoni propositi e di contrapposte autocritiche per un passato da dimenticare. Certo le difficoltà dell´economia nazionale, a partire dalla crisi Fiat, favoriranno convergenze importanti tra i due fronti in cui il sindacato italiano si è diviso davanti al governo Berlusconi. Ma, al di là della tattica, nella Cgil si dovrà ora aprire una riflessione profonda sull´esperienza di questi ultimi anni, non solo dell´epoca del centrodestra, ma anche di quella durante i governi D´Alema e Amato. Altrimenti, alla confusione di queste giornate, caratterizzate da liberisti che si trasformano in accesi protezionisti, tifosi del governo diventati capi dell´opposizione, guerrafondai tramutatisi in colombe, dovremmo aggiungere inediti scenari di trasformismo sindacale. Il risultato positivo forse più importante dello sciopero di ieri è stata l´affermazione della leadership di Epifani, consacrata proprio a Torino dalla sua prima prova del fuoco con la piazza. Uscito dall´ombra carismatica del suo predecessore, il nuovo leader della Cgil, anche nell´intervista di ieri alla «Stampa», sembra voler evitare chiusure preconcette. Il problema, per una grande organizzazione come il più forte sindacato italiano, non è quello di essere più «malleabile» nei confronti del governo o della Confindustria o degli stessi fratelli separati, Cisl e Uil. Ma di riuscire a proporre una credibile linea riformista di alternativa alle proposte altrui. La «difesa dei diritti», perché non sia una affermazione di principio troppo facile, deve contemplare scelte concrete. Gli esempi potrebbero essere molti. Ne basti uno solo: in una condizione di ristrettezze della finanza pubblica, bisogna privilegiare la difesa del vecchio welfare, nelle forme più classiche, o è meglio puntare soprattutto sull´incentivazione degli investimenti? Epifani può guardare utilmente alla grande tradizione riformista del suo sindacato che, in anni non troppo lontani, portò un contributo fondamentale per la politica di concertazione nel nostro paese. Il futuro, purtroppo, non sembra riservarci prove meno dure. La leggerezza, sia pure con l´incantevole volto di Vivien Leigh, non s´addice ai nostri prossimi tempi di ferro.
Luigi La Spina