Il pressing di An e Udc per la concertazione

17/07/2003


giovedì 17 Luglio 2003

LE FEBBRILI TRATTATIVE ALL’INTERNO DELLA MAGGIORANZA
Il pressing di An e Udc per la concertazione
Tremonti insiste per avere «riforme strutturali» e minaccia le dimissioni

retroscena
Amedeo La Mattina

ROMA
IL consiglio dei ministri, secondo molti partecipanti, è stato un «idillio». L’accordo rilancia il dialogo sociale, ma prevede riforme strutturali compresa quella della previdenza. Per arrivare all’«idillio» finale, però, si è consumato l’ennesimo braccio di ferro tra Gianfranco Fini e Giulio Tremonti, che in questi due giorni di confronto serrato ha minacciato di dimettersi. È accaduto l’altro ieri notte durante il vertice con Gianni Alemanno e Rocco Buttiglione. E’ il sintomo di una tensione che ha all’origine il «siluramento» (termine usato dallo stesso vicepremier), per mano del ministro dell’Economia, della cabina di regia e si porta dietro tensioni tali che il leader di An ha chiesto al servizio studi della Banca d’Italia numeri, cifre, suggerimenti e previsioni sullo stato della nostra economia. Una «collaborazione» che sembra essere il risultato dell’incontro di lunedì scorso tra il governatore Antonio Fazio e il vice presidente del Consiglio. E che ha costituito parte dell’«arsenale» con il quale Fini ha affrontato il varo del Dpef.
In questo braccio di ferro An, sostenuta dall’Udc, ha conseguito un primo risultato: l’altro ieri notte, nel vertice al ministero del Tesoro, questi due partiti hanno ottenuto, dopo una lunga e animata discussione, una sorta di preambolo al Dpef che impegna il governo al dialogo con le parti sociali. Una nuova fase di concertazione che servirà a scrivere «collegialmente» la Finanziaria. Al vertice notturno, al quale hanno partecipato i vice ministri Miccichè e Baldassarri, c’erano da una parte Tremonti dall’altra i ministri Rocco Buttiglione e Gianni Alemanno. In un primo momento era assente la Lega, ma poi si è aggiunto il sottosegretario all’Agricoltura Gianpaolo Dozzo.
Ad andare subito all’attacco è stato Alemanno delegato da Fini al marcamento stretto di Tremonti. Il ministro di An ha chiesto che il Dpef contenesse anche tutte le richieste pervenute dai singoli ministri. Richieste di spesa che Tremonti ha definito «il libro dei sogni». Ma l’esponente di An ha molto insistito su questo punto portando il ministro dell’Economia, appunto, a minacciare le dimissioni: «Non posso portare all’attenzione del Parlamento questa seconda parte del Dpef per la quale non riusciremo mai a trovare i soldi».
A questo punto Buttiglione ha proposto il «capitolo quinto» del Dpef che prevede il metodo del dialogo sociale. Soltanto su questa strada, al vertice di via XX settembre, si è trovato un’intesa di massima verso mezzanotte su una una bozza che nel corso della giornata di ieri è stata al centro di una continua limatura.
Si contano fino a tre versioni diverse di questa bozza, l’ultima delle quali è stata poi portata all’esame del Consiglio dei ministri in seduta notturna.
Sono state ventiquattro ore di febbrili consultazioni e aggiustamenti. Fini ha riunito a Palazzo Chigi Alemanno e Baldassarri e Marco Follini ha convocato lo stato maggiore dell’Udc. La valutazione di An è stata di avere incassato un punto a proprio vantaggio. Il che fa il paio con la liaison instaurata con il governatore Fazio. Ma la destra ieri pomeriggio non sembrava accontentarsi. Invece, ieri sera al Consiglio dei ministri tutti si sono trovai d’accordo con il capitolo quinto, che contiene – come spiega Buttiglione – un messaggio: «Chiamare il Paese a un grande sforzo per rendere più competitiva l’Italia.
Fini, nel suo intervento, si è molto soffermato sulla necessità di aprire a 360 gradi il dialogo con le parti sociali e ha espresso la sua soddisfazione per un’impresa nel governo: «Quando le cose si preparano bene, poi siamo tutti più contenti». Ma la novità del Consiglio dei ministri, su cui ha battuto molto Tremonti, è che si procederà a delle riforme strutturali, compresa la riforma delle pensioni. «Verificheremo se su questo scorcio corale che il governo chiede al Paese – ha precisato il premier Berlusconi – tutti si assumeranno la propria responsabilità».
Una soluzione sembra essere stata trovata anche per le risorse da dedicare al contratto del pubblico impiego. Anche su questo, alla fine della giornata di ieri, Fini e Tremonti hanno ritrovato un punto d’incontro. Resta adesso la parte più faticosa, e cioè aprire il confronto con le parti sociali per poi scrivere la Finanziaria.