Il presidente di Legacoop replica a Caprotti

21/09/2007
    venerdì 21 settembre 2007

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

    La risposta di Legacoop: se Caprotti vuole vendere non dia la colpa ad altri

      Il presidente Poletti replica alle accuse dell’imprenditore: non si preoccupi, la cooperazione dei consumatori esiste da 150 anni in Italia, e continueremo ancora

        di Luigina Venturelli

        REPLICA I toni della reazione, per quanto esempio di misura e fair play tra concorrenti rispetto alle furiose esternazioni a mezzo stampa del Caprotti, non ammettono replica: «Per quanto riguarda le preoccupazioni del proprietario di Esselunga sul “pachiderma” Coop, vogliamo rassicurarlo: la cooperazione dei consumatori è una realtà solida, nata 150 anni fa, un po’ prima di lui e della sua azienda».

        Così il presidente di Legacoop Giuliano Poletti risponde alla lettera pubblicata ieri sulla prima pagina del Sole 24 Ore da Bernardo Caprotti, presidente di Esselunga che oggi lancerà iol suo libro di accuse contro le cooperative: solo negli anni Sessanta erano già attive 3mila cooperative di consumatori con 7mila negozi.

        Nel corso di alcuni decenni «Coop è diventata un soggetto di primo piano della distribuzione moderna, avendo sempre l’obiettivo di poter garantire ai milioni di soci e consumatori la qualità e la convenienza dei prodotti». E non certo, sottolinea Poletti, «per protezioni ed inauditi privilegi fiscali, come sostiene Caprotti».

        Inoltre, osserva il presidente di Legacoop, «dispiace che un imprenditore che ha saputo creare e sviluppare un’impresa di successo, voglia adesso addossare ad altri la responsabilità di una decisione – quella, come pare molto probabile, di vendere la sua azienda – che è soltanto sua e che, evidentemente, come suggeriscono vicende del recente passato, è motivata dall’impossibilità di trovare, nella sua famiglia, una persona ritenuta adeguata per ricevere il testimone della guida dell’azienda».

        Di difficile comprensione risulta, infatti, la modalità scelta dal signor Esselunga per affogare i propri dispiaceri successori: «Sconcerta che lo faccia utilizzando raffronti in modo furbesco e riproponendo argomenti che sono stati più volte, e da più parti, smentiti». Ad esempio, Caprotti afferma che la sua azienda paga il doppio delle tasse delle Coop. «Peccato che non sia così» afferma Poletti. «Se, leggendo i dati nudi e crudi forniti dallo stesso Caprotti, si considera il risultato aziendale sul quale l’imposizione viene calcolata, si evince che il differenziale è di molto inferiore. Senza contare che si trascura di citare tutte le altre imposte che le cooperative pagano al pari di tutte le altre imprese. E i vincoli a cui le cooperative sono sottoposte per legge».

        La missiva del presidente Esselunga, del resto, era ricca di paragoni impropri, come quello con la compagnia aerea di bandiera: «E se qualche puntello, con una vera liberalizzazione e normalizzazione dell’Italia venisse meno? Chi si farebbe carico del pachiderma? Il contribuente, come da decenni accade per l’Alitalia?» domandava retoricamente Caprotti. Secca la risposta di Poletti: «Dimentica, forse, che le cooperative sono di proprietà dei soci. Non si vede come potrebbero pesare sul bilancio statale, e quindi sui contribuenti, come è stato per alcuni carrozzoni statali». Non a caso le cooperative italiane negli ultimi dieci anni «hanno più che raddoppiato gli occupati, la maggior parte dei quali a tempo indeterminato, mentre qualcun altro licenziava migliaia di dipendenti».

        Ma le cooperative, conclude Poletti, sono imprese un po’ particolari. Basti una semplice riflessione: «Pare che la probabile vendita di Esselunga frutterà al signor Caprotti circa 5 miliardi di euro. Se Esselunga fosse stata una cooperativa, egli avrebbe potuto recedere dal suo status di socio riprendendosi la propria quota di capitale sociale, circa 25 euro». Questa la prima risposta, adesso si attendono le parole di Caprotti. Poi si vedrà.