Il presidente di Centromarca: chi soffia sul caroprezzi

07/12/2007
    6 dicembre 2007 – ANNO XLV N.49

      Pagina 172 – Economia

      Il presidente di Centromarca:
      Vi dico io chi soffia sul caroprezzi

        Intervista – Il presidente dell’associazione delle aziende di marca scende in campo contro la crisi dei consumi con un nuovo alleato: la grande distribuzione. E accusa: altro che pasta o latte, i veri rincari sono in banca.

        di Raffaella Galvani

          È sbarcato da poche ore da un aereo che lo ha portato in Brasile per la sua azienda di caffè. Ma Ernesto Illy (foto in basso), presidente del Centromarca, che rappresenta 200 aziende di marca con un fatturato di 50 miliardi e circa il 65 per cento del mercato del largo consumo confezionato, è già al lavoro negli uffici milanesi di via Serbelloni. «Perché di fronte a una crisi dei consumi che si aggrava sono necessari interventi decisi» ammette Illy.

          Lei ha sostenuto che per rilanciare la spesa serviva un’azione congiunta fra governo, industria e distribuzione. Oggi con le catene commerciali vi scambiate accuse di fuoco su chi è il responsabile degli aumenti, e il governo propone Mister Prezzi per tenere sotto controllo i listini. La ricetta va rivista?

            La ricetta è valida, ma vanno centrati i contenuti. Perché è certo che il governo non può pensare a formule che limitino il mercato e la concorrenza. E poi è ora di fare chiarezza sui veri colpevoli del caroprezzi e delle difficoltà delle famiglie.

            Bene, facciamola. Chi sono?

              C’è un vampiro mondiale che è il petrolio, che a cascata si riflette su tutti i prezzi, persino su quello del latte, visto che la ricerca di fonti alternative come il bioetanolo ha fatto schizzare il prezzo del mais e quindi del foraggio. E lo stesso accade con altre materie prime, spinte dalla domanda dei paesi emergenti. Ci vorranno 3 o 4 anni per trovare alternative, per esempio al petrolio. Nel frattempo dobbiamo capire come spalmare questi aumenti, non si può pensare di tornare indietro.

              Vuol dire che i prezzi al consumo continueranno a salire?

                In parte è inevitabile. Ma la concorrenza può funzionare da calmiere. Peccato che in alcuni settori sia una parola ancora sconosciuta. Ecco perché, insieme con Paolo Barberini della Federdistribuzione, abbiamo deciso che è ora di smettere di litigare tra noi. Per il 2008 stiamo studiando interventi congiunti sul governo e una campagna di comunicazione per la prima volta cofirmata, per spiegare ai consumatori come stanno le cose.

                E come stanno?

                  Stanno che i prezzi dei prodotti che l’industria fabbrica e la grande distribuzione vende, come ci conferma la Ac Nielsen, tra il 2002 e il 2006 sono aumentati del 3 per cento, mentre per esempio quelli dei servizi bancari sono saliti del 28,9 per cento, assicurazioni e trasporti del 10,3. Per non dire della benzina (24). Ma si parla solo di pasta, formaggi e via dicendo.

                  Insomma, al posto di Guido Barilla sul banco degli imputati ci dovrebbero essere anche i vari Profumo dell’Unicredito e Passera dell’Intesa Sanpaolo?

                    Di certo la quota di reddito che viene sottratta alle famiglie da certi settori protetti è crescente. Nel budget le spese obbligate come bollette, mutui e trasporti sono passate dal 33 per cento del 1991 al 42,8 per cento nel 2006, mentre quelle per i consumi, alimentari e non, sono rimaste ferme al 24,8.

                    Non sarebbe il caso, a proposito di reddito, di aumentare quello dei lavoratori dipendenti per rilanciare la spesa?

                      Può essere una strada utile, ma non si può chiedere all’industria di farsi carico di maggiori costi, quando il governo su 100 euro prodotti se ne prende circa 60 per coprire le inefficienze del sistema. Non ci sono solo i salari aziendali per dare più soldi. Perché non abbassare invece tasse e contributi e aumentare gli aiuti alle famiglie, come nella Francia di Nicolas Sarkozy?