Il premier rilancia: così eviteremo lo scontro

12/03/2002
La Stampa web





retroscena
Mario Calabresi


(Del 12/3/2002 Sezione: Economia Pag. 3)
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ALLE PRESE CON UNA POSIZIONE ORMAI DIFFICILMENTE DIFENDIBILE. NIENTE POLEMICHE, MEGLIO GUARDARE LONTANO
Il premier rilancia: così eviteremo lo scontro
«A questo punto è necessario lanciare un messaggio di ragionevolezza»

MA come è stato possibile trovarsi in questa situazione, aver lasciato crescere lo scontro ed essersi infilati in una battaglia tutta ideologica? Si racconta che Silvio Berlusconi da qualche giorno ripercorra con i suoi interlocutori gli ultimi mesi per cercare il punto in cui si è rotto il filo del dialogo sociale, non capacitandosi del fatto che il suo governo non sia riuscito a spiegare il proprio progetto e sia finito su una posizione difficilmente difendibile. I sondaggi da settimane danno sempre lo stesso verdetto: il messaggio di Cofferati è più forte ed incisivo e ha fatto breccia perfino in settori dell´elettorato della Casa delle libertà, sembra impossibile far arrivare ai cittadini un segnale di segno opposto. Inutile quindi dannarsi l´anima cercando di convincere che una maggiore flessibilità porterà ad un aumento di posti di lavoro. Ormai il sindacato ha piantato la sua bandiera, lo ha fatto per primo e per il governo continuare a girarci intorno può solo risultare dannoso. Visto poi che il malessere nella coalizione di centrodestra non appartiene più solo ai neodemocristiani e alla destra sociale, ma ha contagiato un po´ tutti, compreso quel Bossi che fino a qualche giorno fa sosteneva la barricata di Maroni e Tremonti. E visto che le defezioni nelle ultime settimane si sono moltiplicate, con le prese di distanza dell´Ugl, il sindacato vicino al centrodestra, della Confcommercio e di settori della grande industria. Così ieri notte, in via del Plebiscito, con le ore contate prima di partire per un viaggio in Arabia Saudita, il Cavaliere ha sancito ufficialmente che la guerra sull´articolo 18 deve finire. Non può suonare però come una ritirata o peggio come una rotta, ma – ha sottolineato – «come un passo per evitare lo scontro sociale» e come «un messaggio di grande ragionevolezza». Berlusconi ha ripetuto che è fondamentale non dare l´impressione che «il governo si sia spaventato, che abbia ceduto alla piazza» e allora si è ragionato su un rilancio. Se non si può fare lo stralcio dell´articolo 18 dalla delega sul lavoro, allora «la si ripensi tutta». Per uscire dal cul de sac in cui l´esecutivo si è infilato, il premier ha proposto un colpo di reni: la riscrittura di tutta la delega, il rilancio di un nuovo statuto dei lavori che aggiorni il vecchio Statuto dei lavoratori. Per non arretrare, Berlusconi allarga il campo e cerca di spostare l´attenzione, lanciandosi in avanti e proponendo «una grande riforma» del mercato del lavoro. Ma dell´articolo si parlerà ancora? Il passaggio è strettissimo, si sono pesate le parole, si è ragionato se non citarlo più in maniera esplicita, ma questo suonerebbe come un accantonamento mascherato. Con un rischio ben chiaro, che Cofferati canti vittoria e mantenga la sua manifestazione del 23 marzo per celebrare la sconfitta del governo. Allora sono state prese in considerazione alcune subordinate minori: non applicare l´articolo 18 (permettendo così di indennizzare economicamente, anziché reintegrare i lavoratori licenziati senza giusta causa) solo a chi emerge dal nero, oppure alzare la soglia delle aziende che ne sono esentate da quelle con meno di quindici dipendenti a quelle che ne hanno fino a diciannove. Nella nottata si sono confrontate posizioni differenti e sfumature che potrebbero chiudere o far ripartire lo scontro sociale. La discussione è stata tutta politica, puntata a ricompattare la maggioranza e il suo elettorato, a mettere in campo una nuova strategia per uscire dalla palude dello scontro. Una strategia capace di produrre valide argomentazione da opporre alla Cgil se questa resterà dell´idea di tenere lo sciopero generale e che faccia apparire il governo come la parte più ragionevole e dialogante. Per mettere nero su bianco le proposte tecniche ci sono ancora due giorni, prima del Consiglio dei ministri di giovedì in cui si dovrebbe sancire la riscrittura della delega. Uscirne in modo indolore sarà difficilissimo e allora a Berlusconi, ieri, tornando in aereo da Bruxelles, sono tornate in mente le parole che disse ai suoi ministri al ritorno dalle vacanze: «Non fate polemiche e guardate lontano: dobbiamo rassicurare e affascinare la gente, non giocarci il consenso sociale». E proprio a settembre, scelse la Fiera del Levante di Bari per rassicurare i lavoratori, anche a costo di deludere gli industriali: «E´ inutile accelerare sull´articolo 18, non ne vale la pena. Il governo ha cinque anni di tempo per realizzare il suo programma e dobbiamo lavorare con calma tenendo conto della necessità di dialogo con le parti sociali». Sei mesi dopo, di pace e di dialogo non c´è traccia, e Berlusconi chiede ad alta voce: «Come mai se eravamo partiti con cautela poi prima di Natale tutto è saltato? La questione è stata lasciata incancrenire, invece le nostre ragioni andavano comunicate meglio». Non fa nomi e non distribuisce pagelle ai suoi alleati e ai suoi ministri, ma scuote la testa e sa che per tenere insieme pace sociale e rilancio delle riforme dovrà inventarsi qualcosa di inedito, o rassegnarsi alla protesta di piazza e ad una navigazione tormentata.