Il premier ora teme per la trattativa con i sindacati

01/07/2002





retroscena
Ugo Magri

(Del 1/7/2002 Sezione: interni Pag. 3)
A FINE GIORNATA IL CAVALIERE DECIDE CHE SARA´ DIRETTAMENTE LUI A RIFERIRE IN PARLAMENTO
Il premier ora teme per la trattativa con i sindacati

ROMA

ORA Berlusconi nutre serie preoccupazioni per la trattativa sindacale. Teme che, dopo le enormità dette da Scajola, possa colare a picco l´intesa con Cisl e Uil fino a ieri data per chiusa. C´è il rischio, ben presente tra i collaboratori del premier, di aver ferito sensibilità profonde delle parti sociali. A cominciare da quelle di Confindustria, dove le esternazioni del ministro su Marco Biagi sono state vissute come un´ingiuria.
Inoltre al premier pesa, ed è umanamente comprensibile, doversi caricare sulle spalle il fardello di una gaffe non sua, far scudo con la propria persona a un ministro che l´ha combinata grossa, dover vestire i panni del San Sebastiano quando si recherà in Parlamento per rispondere personalmente sulla vicenda (così ha deciso ieri sera il premier). «Siamo aperti a ogni richiesta di chiarimento», confermava a tarda ora il portavoce e sottosegretario Paolo Bonaiuti.
Una volta in aula, il premier proverà a calmare gli animi. Resistendo all´ala estremista del suo partito, che sogna la bella morte sui campi di battaglia, Berlusconi farà lo sforzo di non rendere la vita ulteriormente difficile a Pezzotta e Angeletti (ai quali non può chiedere di sottoscrivere intese col governo in un clima del genere). Dunque, vietatissimo puntare i cannoni su Cofferati; anzi, nobili inviti all´opposizione perché tutti quanti abbassino i toni. Così almeno i più prudenti tra i consiglieri del premier anticipano lo scenario dei prossimi giorni. E´ stessa la linea che Gianfranco Fini aveva consigliato ieri mattina al premier, mentre i due sorbivano il caffè insieme a Porto Rotondo. Concetti non troppo dissimili gli aveva espresso nel corso della giornata, questa volta via telefono, il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. E anche se fonti di Palazzo Chigi negano interventi del Quirinale, il cui atteggiamento viene descritto anzi come «correttissimo e signorile», è sicuro che Carlo Azeglio Ciampi incoraggia il premier a non gettare benzina sul fuoco. Della rete di protezione istituzionale non ci sarebbe stato bisogno, ovviamente, se il ministro dell´Interno avesse tenuto la bocca cucita. Il Cavaliere s´era accorto della tegola in arrivo prima ancora di leggere ieri mattina i quotidiani. Già dalla sera di sabato le sue antenne romane erano in grande allarme; dunque Berlusconi sapeva che dopo pranzo Scajola aveva chiacchierato in libertà su Marco Biagi, e che Scajola medesimo s´era poi giustificato sostenendo di ignorare la presenza dei giornalisti fra i propri interlocutori. L´unico tassello mancante, alle informazioni del premier, era ciò che i giornali avrebbero riportato l´indomani. Quando l´ha scoperto, non gli ha fatto granché piacere. S´è consultato con Gianni Letta, costernatissimo a sua volta perché mesi di ricuciture diplomatiche con la famiglia Biagi erano andati in fumo. Poi Berlusconi ha parlato con il ministro. Scajola, raccontano i suoi, non ci aveva dormito la notte: «Guarda presidente» gli ha detto subito, «che non voglio farvi pagare il prezzo del mio sbaglio… Sono pronto a togliermi di mezzo». Ha offerto le dimissioni sul serio, concordano le versioni (anche Francesco Cossiga è rimasto di quest´impressione); non si sarebbe trattato dunque di una sceneggiata della serie: «Io me ne vado e tu mi trattieni». Sta di fatto che così è andata perché «incidenti del genere possono capitare a tutti», parlare «off the records» e poi trovarsi sui giornali è contemplato dal Cavaliere tra gli incerti del mestiere. Solo dieci ore più tardi, tuttavia, il presidente del Consiglio ha reso pubblico l´episodio. E naturalmente in molti si sono chiesti perché. Prima teoria: sulle prime Berlusconi ha provato a minimizzare. Sperava che la correzione di Scajola («non mi riconosco in quanto mi viene attribuito») fosse sufficiente a calmare le acque. Solo a sera, accortosi che viceversa la tempesta politica ingigantiva, ha giocato la carta delle dimissioni respinte. Seconda teoria: il premier ha annunciato di aver respinto le dimissioni quando è stato perfettamente sicuro di poterlo fare. In altre parole, solo dopo aver ottenuto il via libera dei suoi alleati. Quello di Fini lo aveva avuto fin dalla mattina, sebbene il vice-premier si fosse sfogato con lui («avevo fatto tanto per chiudere la vicenda Biagi, ed ecco il bel risultato»). Con Bossi, il Cavaliere ha rimesso le cose a posto molte ore più tardi. Temeva che l´Umberto si fosse stranito e la pensasse come il fido Maroni, inferocito nei confronti di Scajola. C´è chi parla di un colloquio diretto tra i due; altri sostengono invece che Berlusconi ha teso l´orecchio a quanto il leader della Lega andava dicendo in giro.
Alla fine, comunque, disco verde pure da parte di Bossi e dichiarazione («ho ritenuto doveroso respingere le dimissioni») rettificata in tempo reale («ho ritenuto doveroso respingere l´offerta di dimissioni»), per scongiurare sul nascere un altro incidente. Ci si dimette non nelle mani del premier ma in quelle del Capo dello Stato, che si chiama Carlo Azeglio Ciampi.