Il premier e quella cena Ds-Generali

16/01/2006
    sabato 14 gennaio 2006

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      IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DAI MAGISTRATI – SI BASA SU UNA CONFIDENZA FATTAGLI DA TARAK BEN AMMAR

        Il premier e quella cena Ds-Generali
        Trieste smentisce, e allora lui frena

          Francesco Grignetti

          ROMA
          Il giorno dopo, è tutto più chiaro. E’ Silvio Berlusconi stesso a raccontare quello che era andato a riferire ai magistrati: «Ai pm ho semplicemente detto: chiamate il signor Ben Ammar e il presidente di Generali e fatevi raccontare da loro con chi sono andati a cena. Io non so nient’altro». Ecco dunque il gran mistero che Berlusconi aveva in serbo e che due giorni fa, su consiglio dell’avvocato Nicolò Ghedini, ha trasformato in una testimonianza ai magistrati della procura di Roma: ci sarebbero stati più incontri conviviali tra persone diverse dei Ds e il presidente delle assicurazioni Generali Antoine Bernheim. Una cena con Massimo D’Alema e altri tre diessini. Durante l’incontro si sarebbe parlato della scalata Unipol. Un pranzo con Walter Veltroni. A Berlusconi li ha raccontati il finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar.

          Sempre per stare alle parole di Berlusconi: i Ds «avevano chiesto di incontrare Bernheim e non erano certamente andati a pranzo o a cena per chiedergli se stesse bene». Ma i vertici di Generali non hanno gradito. E perciò ieri mattina hanno smentito non tanto l’incontro conviviale, quanto il senso generale: «Pressioni esercitate sul vertice del gruppo Generali da parte di esponenti politici in merito alla cessione della partecipazione detenuta in Bnl? Indiscrezioni del tutto prive di fondamento». Massimo D’Alema non smentisce la cena, ma ridicolizza il tutto: «Non ho nulla da aggiungere a quanto viene detto chiaramente nel comunicato delle Generali. Il caso delle pressioni è chiuso… Sarebbe buffo mi venisse imputato di incontrare qualcuno».

          Ora tocca alla procura. La testimonianza del premier va approfondita. Primo passo è stato contattare le persone citate, a cura della Guardia di Finanza, e chiedergli di presentarsi negli uffici giudiziari. Sia Tarak Ben Ammar, sia Bernheim, che in questi giorni sono all’estero, hanno dato la loro disponibilità per i prossimi giorni. Viene escluso, per il momento, di sentire uomini politici.

          Il gruppo Generali ha poi precisato che la linea in merito alla possibile vendita della quota «è stata unicamente decisa dal consiglio di amministrazione» e che, come già comunicato, si sono ispirati «solo a corrette logiche di mercato». Ma che ci siano stati gran conciliaboli nelle sedi politiche, nei giorni caldi della scalate contrapposte – baschi di Bbva contro immobiliaristi romani, poi rilevati da Unipol – lo raccontano tanti protagonisti. Lo dice Berlusconi alle telecamere di «Conferenza stampa», la trasmissione di Anna La Rosa: «Bernheim è venuto da me. Mi ha chiesto: “C’è una posizione istituzionale del governo su quale cordata si preferisce?” Ho risposto: No, in Italia c’è libero mercato, Generali faccia ciò che riterrà più conveniente per i suoi azionisti». Il che è più o meno quando Tarak Ben Ammar aveva raccontato a «Repubblica» qualche settimana fa: «Consorte ha contattato i soci francesi, ma il cda Generali è stato inflessibile: vendiamo al miglior offerente. Ho informato Berlusconi dell’eventualità che l’8% di Bnl finisse all’Unipol e lui mi ha risposto che il mercato doveva fare il suo corso».

          Ecco, questo il cuore della testimonianza di Berlusconi. Egli stesso dice di non considerare il fatto «rilevante penalmente, ma politicamente è una cosa molto grave». E questa è la sua conclusione: «Chi diceva di non aver partecipato in alcun modo alle vicende di acquisizione della Bnl da parte di Unipol, proprio costoro, quattro persone di costoro, avevano addirittura per la prima volta chiesto di incontrare il presidente delle Generali detentore del pacchetto dell’8%». Pacchetto peraltro «decisivo», lo definisce.

            A stare ai comunicati ufficiali, in effetti il consiglio di amministrazioni delle Generali si riunì il 19 luglio scorso ed esaminò sia le condizioni dell’Opa della Bbva, «sia dell’annuncio del prossimo avvio di un’offerta obbligatoria d’acquisto da parte di Unipol». Quello stesso giorno, come da intercettazione telefonica, Consorte veniva informato direttamente da Bernheim. Il presidente di Unipol diceva a un suo amico: «Bernheim ci darà le azioni in Opa». Tre giorni dopo, il 22 luglio, Generali comunicava al mondo di «avere deciso di non aderire all’Ops promossa da Bbva».