Il premier è pronto ad alzare la voce

26/03/2002
La Stampa web




    retroscena
    Ugo Magri


    (Del 26/3/2002 Sezione: Interni Pag. 2)
    FINI E FOLLINI GLI CHIEDERANNO DI SCEGLIERE TRA FALCHI E COLOMBE
    Il premier è pronto ad alzare la voce
    La strigliata a Martino, «insipiente, ha dato un alibi a Cofferati»

    ROMA TRA i tanti pittoreschi giudizi che il presidente del Consiglio ha dedicato ieri mattina al suo ministro della Difesa (illudendosi, com´è ovvio, che restassero tra quattro mura), il più tenero è: «insipiente». L´irritazione di Berlusconi era tale, se si dà retta a chi l´ha raggiunto per telefono nella villa di Arcore, che è perfino andato a rivangare un remoto congresso del Pli «in cui Martino riuscì nell´impresa di farsi battere, nonostante ormai fossero ridotti in quattro gatti…». Se il ministro e la politica avessero qualche familiarità, ha urlato il Cavaliere, Martino si sarebbe reso ben conto «che io stavo facendo di tutto per riportare i sindacati al tavolo del negoziato», e che «dall´altra parte c´era chi cercava pretesti per far saltare l´incontro col governo». Perché diamine offrirgliene uno grande come una casa, sostenendo in un «inutile articolo» per i lettori etnei che manifestazioni come quella di sabato mettono a rischio la democrazia? A qualche fedelissimo, la collera del Capo è parsa un tantino ingiusta. «Non è che Martino abbia detto poi chissà cosa», confida per esempio il presidente dei senatori azzurri Renato Schifani, «io mi sono letto il suo scritto e ho domandato ai miei collaboratori se era proprio quello che aveva sollevato l´iradiddio». Altri, perfino in seno al governo, descrivono il ministro della Difesa come il classico incolpevole parafulmine, «mentre Berlusconi sa perfettamente che il suo vero problema non è il professore liberale che discetta di economia, ma si chiama Umberto di nome, Bossi di cognome». Anche se Martino si fosse cucito la bocca, e perfino se il sottosegretario Sacconi non avesse detto alla «Stampa» che ci sono contiguità fra sindacati e terrorismo, a far esplodere la Santa Barbara di Cofferati sarebbe bastato comunque il ministro per le Riforme. Non è stato forse lui a sostenere, in un´intervista ieri mattina al «Messaggero», che «a sinistra sono più bravi di noi, prima hanno ammazzato Biagi e poi si sono appropriati del morto»? E chi se non l´Umberto ha ricarato la dose verso l´ora di cena, avanzando la tesi non proprio conciliante secondo cui i terroristi sono «figli della protesta sindacale»? In quel preciso istante Gianfranco Fini ha detto basta. Descritto come «incazzato nero», il vice-premier ha mandato all´assalto il portavoce Landolfi e il ministro Matteoli: «Bisogna mettere un freno ai ministri autolesionisti» (e non ce l´aveva con Martino, precisano da via della Scrofa, che in fondo è un «filosofo»). Gli ex-Dc, astuti, si sono tenuti in serbo le cartucce per oggi, allorché intorno al desco del Cavaliere si riunirà il vertice del centro-destra. Lì domanderanno a Berlusconi qual è, tra le due in conflitto, la vera linea del governo. Quella che cerca il dialogo coi sindacati «senza, naturalmente, calare le brache»; oppure l´altra, «che ci espone all´accusa di cercare la rissa»? Inutile dire che la seconda, su cui si è attestato Bossi, a Fini e Follini non piace punto. «Di questo passo la baracca non dura», erano i discorsi che si ascoltavano ieri dalla parti del Biancofiore, «non si tiene in mano il paese a lungo su una linea di scontro così esasperato…». In un certo senso, l´«insipienza» di Martino viene giudicato provvidenziale da quanti avevano storto la bocca dopo il messaggio del premier l´altra sera in tivù («che bisogno c´era di provocare i sindacati alla vigilia della manifestazione?») e avevano morso il freno dopo le battute sarcastiche di Giulio Tremonti («invece di ricucire, ha rincarato la dose»): grazie al ministro della Difesa, c´è materia per pretendere un chiarimento. Proprio quello che Berlusconi avrebbe gradito rinviare. Fino a ieri, il Cavaliere s´era tenuto in equilibrio sul filo, facendo credere a «falchi» e «colombe» di essere dalla loro parte. Difficile, dopo quanto è successo, che l´esercizio di acrobazia possa continuare. Il premier stesso se ne rende conto, se è vero che al pranzo di oggi si presenterà in veste inedita. Non più quella di paziente mediatore, che considera la concordia interna il sommo bene, bensì di leader risoluto, autoritario un po´ padre-padrone, che batte i pugni: «Qui comando io». «Li metterà in riga», prevede un ministro di primissima fila che ne ha raccolto i propositi, «e vedremo chi avrà abbastanza fegato da ribellarsi».