Il premier e la difficile coabitazione

15/10/2007
    lunedì 15 ottobre 2007

    Pagina 4 – Interni

      Il presidente del Consiglio non ha gradito in questi mesi alcune uscite del sindaco. Fassino: non ci sarà dualismo

        Il premier e la difficile coabitazione
        "Saremo leali, ma non mollo"

          CLAUDIO TITO

            ROMA – «So che Walter sarà un segretario forte, ma saremo tutti leali». Inizia la difficile coabitazione. Quella tra Romano Prodi e Walter Veltroni. Dal ´98 non era più capitato. Dalla staffetta tra il Professore e Massimo D´Alema il presidente del consiglio del centrosinistra è stato anche il capo della coalizione e persino il leader del partito maggiore. Da ieri non è più così. Il premier lo sa e si prepara a fare i conti con il "nuovo" alleato.

          Anche ieri mattina il Professore e il Sindaco si sono sentiti al telefono. I contatti tra loro si sono intensificati nelle ultime settimane. E proprio al telefono non sono mancati gli attriti e le incomprensioni. Come è accaduto mentre il capo del governo si trovava a New York per l´assemblea generale dell´Onu. Veltroni lo aveva avvertito della sua intenzione di proporre un "rimpasto" nell´esecutivo, e lui non l´ha presa nel migliore dei modi. Ma del resto, è un mese che il feeling procede a colpi di singhiozzo. Tra strappi e ricuciture. «Io sosterrò sempre il governo», ripete ad ogni piè sospinto il primo segretario del Partito Democratico. Ma entrambi sanno che inevitabilmente gli interessi potranno confliggere. Anche perché, come dice l´inquilino di Palazzo Chigi, «Walter sarà un segretario forte». Ossia uno che non accetterà ogni scelta dell´esecutivo senza parlare. Anzi, è proprio il primo cittadino di Roma che davanti ai primi screzi ha dovuto mettere i puntini sulle "i": «Non potrò rimanere solo in silenzio».

          Il Pd, insomma, dovrà definirsi proprio nel rapporto con il governo. Il suo profilo si disegnerà nella capacità di condizionare e orientare le scelte dell´esecutivo. Davanti ad ogni bivio, i Democratici faranno sentire la loro voce. E, in effetti, dall´esordio del Lingotto a ieri, il copione è stato quasi sempre lo stesso. Il decalogo sul fisco, le proposte sulla sicurezza, gli incoraggiamenti a manovre «straordinarie» per abbattere il debito pubblico, gli indirizzi per una nuova legge elettorale (in particolare il "no" al sistema Tedesco): tutti terreni su cui Veltroni ha già piantato la sua bandierina. Per Palazzo Chigi, sono state delle «indebite interferenze». Che hanno fatto sorgere nel Professore il sospetto che si stessero materializzando i prodromi di una operazione politica più vasta. Come quella del 1998 con la sua "squadra" nel mirino. Un sospetto che si è improvvisamente gonfiato dopo che i richiami del segretario Pd a incidere sul debito pubblico sono stati seguiti dalle saette lanciate dal Governatore della Banca d´Italia, Mario Draghi, contro la manovra economica e dall´altolà della Commissione europea. «Nessuna trappola, nessun complotto», ripetono però dalle parti del Campidoglio. «Non ci sarà dualismo – assicura Piero Fassino -, anzi il Pd stabilizzerà il governo». Ma nello stesso tempo la nuova formazione non rinuncerà a far valere il ruolo di primo partito della coalizione. «Il Partito Democratico – dice Dario Franceschini – farà semplicemente politica». Quindi, senza deleghe in bianco. Il modello richiamato dai due componenti del ticket che ha vinto le primarie, allora, non è tanto la coabitazione in salsa francese (Mitterand-Chirac o Chirac-Jospin) quanto l´esempio democristiano: il rapporto che c´era nella Prima Repubblica tra il segretario della Dc (azionista di maggioranza delle alleanza di governo) e il presidente del consiglio.

          Una complicata miscela che verrà sperimentata già nei prossimi giorni. Perché Veltroni non intende rinunciare all´idea di "tagliare" i ministeri del gabinetto Prodi. Ma soprattutto «non rimarrà in silenzio» nella battaglia che si consumerà nell´Unione sulla Finanziaria e sul welfare. Tant´è che su quest´ultimo provvedimento tra i veltroniani è già scattata la parola d´ordine: «Non si modifica niente». Anche a costo di incrociare le spade con la sinistra radicale. «Ma io non mollo», dice Prodi quando ragiona con i suoi su quel che potrà accadere nei prossimi mesi. Anche se ieri sera un altro interrogativo si è diffuso tra i "prodiani": «Cosa succede se per Veltroni voteranno più persone che per Prodi nel 2005?». Il Professore comunque mostra a tutti tranquillità: «Il mio tempo è il 2001. Io vado avanti per la mia strada. Ma so che sono un uomo a tempo»