Il premier a un bivio battersi o mediare?

03/07/2002





retroscena
Augusto Minzolini

(Del 3/7/2002 Sezione: Interni Pag. 3)
Il premier a un bivio battersi o mediare?
Lo sfogo del ministro: «Adesso comincio a non poterne più» Il Cavaliere: ti difenderò, poi vediamo che succede in Parlamento

ROMA

IL primo Berlusconi, quello pugnace, che va dritto per la sua strada, è quello che parla con il tanto tartassato Claudio Scajola nel pomeriggio di ieri, dopo la solita colazione di maggioranza a via del Plebiscito. «Claudio noi domani in Parlamento ti difenderemo come è giusto. Hai sbagliato, ma qualunque galantuomo può essere impiccato per una frase fuori contesto. Hai riconosciuto il tuo errore e hai chiesto scusa alla famiglia Biagi. Eppoi non possiamo di certo darla vinta alla sinistra. Se c´è qualcuno che dovrebbe tacere sul caso Biagi è da quella parte. Ci sono anche altre ragioni: dopo le dimissioni di Ruggiero, di Taormina, di Sgarbi ora non possiamo arrivare anche a quelle del ministero dell´Interno come se non fosse niente. Per cui noi ti difendiamo. Poi vediamo che succede in Parlamento, come si comporteranno gli alleati». Di fronte a tanto calore il ministro dell´Interno non ha potuto che mettersi nelle mani del premier: «Silvio tu sai quanto ti sono riconoscente. Se hai bisogno delle mie dimissioni per rafforzare il governo e uscire da una difficile situazione, le hai già».
Il secondo Berlusconi, quello più meditabondo, che è alle prese con i dubbi che gli instillano gli avversari di Scajola nel partito e gli alleati interessati ad un posto di ministro dell´Interno, è quello che riflette sui sondaggi non certo favorevoli all´attuale inquilino del Viminale. O ancora quello che un amico descrive a Bruno Tabacci mentre dà giudizi non certo esaltanti sul personaggio Scajola: «Persone serie mi hanno riferito – racconta l´ex dc – che il premier ha detto del suo ministro che è uno che "si è montato la testa"». Oppure quello che ascolta pensieroso i forzisti che gli elencano ragioni per cui varrebbe la pena di mandare a casa Scajola, a cominciare da Dell´Utri, e i discorsi dei tanti interessati a prendere il posto, da Fini a Frattini, da Pisanu ad Urbani. E infine quello che sta attento alle raccomandazioni del Quirinale, in questo momento spigolose verso il ministro dell´Interno. Inutile dire che fino a ieri sera il Berlusconi pugnace e battagliero, che segue Bossi nel difendere «a spada tratta» Scajola, ha avuto la meglio su quello angosciato dai dubbi. Già solo l´idea di darla vinta alla sinistra non piace al premier. Nè tantomeno Berlusconi può accettare che la prima vittima del caso Biagi sia un suo uomo: «Scajola a casa e Cofferati che allunga il suo mandato al vertice della Cgil: assurdo!». Più o meno questi sono i discorsi che ripete da qualche giorno. Ma, naturalmente, il premier è sottoposto al lavorio segreto di chi vuole arrivare al «cambio» senza assumersene le responsabilità.
Gli stessi che tentano di condizionare il Cavaliere stanno sottoponendo l´inquilino del Viminale ad una vera e propria guerra dei nervi. Non sono pochi. Ad esempio, è inutile nascondere che Fini e i suoi puntano al «rimpasto». Ieri al vertice Fini s´è mostrato ancora preoccupato per il caso Scajola e subito dopo gli uomini di An per definire il suo atteggiamento hanno coniato la formula del «silenzio dissenso». Senza contare che fin dal mattino avevano fatto circolare la voce, per dimostrare che le loro critiche sono disinteressate, di un loro rifiuto a soluzioni come un «rimpasto» con Fini all´Interno e Frattini agli Esteri o, in subordine, una sostituzione sic et simpliciter di Scajola con Pisanu. Poi ci sono i «boatos» che sono rimbalzati dalla Camera al Viminale, come quelli secondo cui Luciano Violante avrebbe già in tasca una mozione di sfiducia contro il ministro che avrebbe l´appoggio di sessanta franchi tiratori della maggioranza. Inutile dire che tutti questi «tam-tam» che hanno risuonato nella giornata di ieri avevano un solo obiettivo: far saltare i nervi al ministro dell´Interno. E´ un gioco vecchio come il cucco. Non per nulla dentro Alleanza Nazionale e nei circoli di Forza Italia più avversi al ministro dell´Interno c´è chi da ieri scommette che alla fine Scajola si dimetterà di sua spontanea volontà. Ma non mancano anche quelli che puntano sull´esatto contrario. «Ci sono sono 49 possibilità su cento che farà questo gesto e 51 invece che non lo farà – è il pronostico di Follini -. Francamente non credo che si ripeta la dinamica delle dimissioni di Taormina». Tanti giochi e tanti silenzi hanno però provocato qualcosa anche nel carattere duro e coriaceo del ministro dell´Interno: «Comincio a non poterne più» si sfogava ieri sera l´interessato. Così a tarda sera, Scajola, ha deciso di andare a cena con l´uomo a cui da sempre ha affidato il suo destino, quello che lo ha fatto diventare potente prima dentro il partito eppoi nel governo: il Cavaliere. E´ andato lì per dimostrargli ancora una volta fedeltà e obbedienza. «Guarda presidente – gli ha detto – io sono pronto anche a mollare. Devi decidere tu se è necessario. Tu solo sai se sono diventato di impaccio al governo o se, invece, è meglio che io rimanga al mio posto. Insomma, ancora una volta sono pronto a fare quello che mi chiedi». Adesso toccherà a Berlusconi decidere. Come sempre sarà lui che dovrà sciogliere il rebus. Difendere Scajola fino in fondo? Oppure addentrarsi in una sostituzione che potrebbe sfociare in un rimpasto e magari in un Berlusconi «bis» e che determinerà in ogni caso una guerra totale a Cofferati e la sostituzione dell´attuale capo della polizia De Gennaro, visto che il premier non può permettersi che l´attuale ministro dell´Interno sia l´unico a pagare per il «caso» Biagi? Berlusconi, ovviamente, preferirebbe non toccare niente, ma se gli alleati e l´opposizione non lo asseconderanno non potrà certo rimanere inerme.