«Il prelievo sulle liquidazioni? E’ salito al 23%»

21/05/2003






          mercoledì 21 maggio 2003

          Previsti per domani i primi dati sull’andamento del condono, venerdì la decisione del governo sulla riapertura dei termini

      «Il prelievo sulle liquidazioni? E’ salito al 23%»

      I ds accusano: all’erario 520 milioni in più. Scudo fiscale, nei primi tre mesi rientrati 3,2 miliardi

      ROMA – Nel 2003 il Fisco incasserà tassando le liquidazioni 520 milioni di euro in più. E ciò perché la revisione delle aliquote e degli scaglioni Irpef decisa con la Finanziaria ha determinato anche l’innalzamento del prelievo del Tfr. A denunciarlo sono i deputati ds che accusano il governo di aver messo in atto «un grande imbroglio fiscale». Secondo il capogruppo ds alla Camera Luciano Violante, l’ex ministro Vincenzo Visco, il capogruppo ds alla commissione Finanze della Camera, Giorgio Benvenuto, infatti «le tasse non sono diminuite» con la riforma fiscale. Anzi in molti casi, per gli aumenti dei tributi locali, per le minori deduzioni riservate ai pensionati e appunto per il Tfr, sarebbero addirittura «aumentate». La spiegazione per il Tfr è che la sua tassazione segue per il primo scaglione quella dell’Irpef, passata appunto dal 18 al 23%. Con una differenza: mentre per l’imposizione sul reddito sono previste deduzioni e in sostanza l’allargamento dell’area non tassabile, per le liquidazioni non è stata adottata alcuna clausola di salvaguardia. Costerebbe troppo prevederla, appunto 520 milioni di euro il primo anno e 936 milioni nei tre anni successivi (a regime, poi, gli aggravi verrebbero annullati) che rappresentano le cifre di maggior incasso del fisco ma anche di maggiore imposta pagata dagli italiani. «Il calcolo lo ha fatto lo stesso ministero dell’Economia» ha spiegato Beniamino Lapadula, responsabile economico della Cgil che «da oltre un mese» aspetta con gli altri sindacati l’attivazione di una franchigia per le liquidazioni. E mentre si attendono per domani o al massimo per venerdì i primi dati sul gettito del condono, l’Ufficio Italiano Cambi ha fatto sapere come sono andate le cose per lo scudo fiscale nei primi tre mesi di applicazione della riedizione del provvedimento che consente di mettere in regola, pagando il 2,5% fino al 16 maggio e il 4% fino alla scadenza del 30 giugno, i capitali illegalmente esportati all’estero. Stando ai dati Uic tra gennaio e marzo sono stati dichiarati 3.227 milioni di euro, di cui 2.538 milioni si riferiscono ad attività o capitali effettivamente rimpatriati (soprattutto depositi o conti correnti) e 689 milioni ad attività regolarizzate ma mantenute all’estero. Il 60% dei capitali è rientrato dalla Svizzera, il 14% dalla Germania, il 7% dal Lussemburgo, il 3% dalla Francia e il 16% da altri Paesi. Anche per quel che riguarda le attività regolarizzate è sempre la Svizzera in testa(36%)seguita da Stati Uniti(8%), Olanda(8%), Germania(7%) e Lussemburgo(5%). Intanto si aspetta per venerdì la decisione del governo sulla riapertura dei termini per il condono. Al momento sono allo studio una serie di ipotesi: di certo sarà prevista una proroga breve senza aggravi o mutamento di condizioni(si parla del 16 giugno) per chi non ha potuto pagare entro la scadenza a causa delle file agli sportelli bancari e dello sciopero alle poste. Ma in piedi c’è ancora l’ipotesi di una riapertura più lunga che potrebbe però essere decisa anche in un momento successivo. A meno che non si scelga la strada già seguita per lo scudo fiscale che prevede due aliquote per due diverse scadenze.
S. Ta.