Il pranzo con il premier e quello scontro sociale «da evitare»

15/04/2002






RETROSCENA

Il pranzo con il premier e quello scontro sociale «da evitare»


Gli applausi al presidente di Telecom e il ponte tra piccola e grande impresa

      DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
      PARMA –
      Non studia da presidente. E anzi ripete: «Sono solo il vice di Antonio D’Amato». Ma è da vice autorevole e «pesante» che, questa volta, Marco Tronchetti Provera si avvia verso il palco. Avendo bene in mente quello che avrebbe fatto tre settimane fa, dopo il delitto Biagi: se i toni, di tutti, non fossero scesi, quel peso lui lo avrebbe usato in ogni modo. Provando anche a cancellare, nel caso, pure le assise di Parma.
      Non ce n’è stato bisogno. Ma non ci sono state nemmeno grandi schiarite, e allora l’autorevolezza Tronchetti la gioca tutta lo stesso. Sconti non ne concede, nè al governo nè ai sindacati, e con ciò scatena gli applausi. In contemporanea abbassa il volume, si sfila dalla politica, spersonalizza. E gli applausi si trasformano in conquista. È lui, alla fine, a sintetizzare gli umori della Parma confindustriale 2002. Offrendo una sponda ai malesseri dei «piccoli», più agguerriti che mai nel richiamare l’esecutivo «al mantenimento delle promesse fatte qui un anno fa». E però incanalandoli fuori dalle contrapposizioni frontali, in un ponte con la linea più cauta rimproverata, fin qui, ai «grandi» cui il numero uno di Telecom e Pirelli appartiene.
      Un po’ ammicca e un po’ smorza, Tronchetti. A pranzo, con D’Amato e lo stato maggiore di Confindustria, vedrà Silvio Berlusconi a casa Tanzi. Qui, davanti ai 5 mila del Palacassa, esordisce con un no, con un «si sbaglia» chi dice che Confindustria a Berlusconi presenta il conto: «Confindustria, a questo governo come ai precedenti, presenta solo la realtà per quello che è». Certo, nessuna difficoltà a riconoscere che «la direzione di marcia è quella giusta». Il problema, però, è «l’asse dei tempi, non possiamo accettare di rimanere indietro, dobbiamo accelerare, e invece su alcuni temi per ora ci è stato chiesto solo un atto di fede». Noi lo facciamo, assicura Tronchetti, «ma il problema della velocità resta come la necessità di un dialogo più stretto sui temi concreti» (e più tardi, a chi gli chiederà di dare i voti all’esecutivo, risponderà con un «no grazie»: «I voti si danno sui fatti. Per la buona volontà sono comunque sufficienti»). I primi applausi arrivano qui. È la linea confindustriale delle riforme-subito. E anche il presidente Pirelli la enfatizza. Stando però attentissimo alle insidie della politica. Ci sono gli scontati appelli al dialogo. Ma pure una serie di «no». No al conflitto sociale: «Accettarne la deriva sarebbe gravissimo e irresponsabile». No ai «totem intoccabili»: «Niente lo è tranne la capacità di crescita del Paese». No ai veti di qualunque tipo: «È responsabilità del governo decidere e questo non può essere bloccato dal diritto di veto di nessuno, siano i sindacati o sia la Confindustria». No agli «alibi»: «Bisogna uscire dalla logica della strumentalizzazione e denunciare che c’è chi usa i dettagli per bloccare le riforme». La platea scatta di nuovo, ma Tronchetti non ha finito. «Mistifica – dice – chi dice che Confindustria vuole dividere i sindacati. Noi abbiamo bisogno di un sindacato forte». E quando gli chiedono del rientro di Cofferati nell’azienda, risponde: «Io ci credo e poi le persone di qualità sono sempre ben accette in Pirelli». Poi riprende: il sindacato deve però essere «intellettualmente onesto», perché solo se lo è «ci può anche essere disaccordo», ma senza drammi. «Altrimenti, se il problema è politico e se lo si trasferisce sul terreno delle relazioni industriali, è il Paese che finisce con il subire i tempi della politica politicante e giocata dalle diverse fazioni». Anche a questo, Tronchetti oppone un no: «Non possiamo permettercelo. Quello di cui abbiamo bisogno è un quadro netto per un Paese coeso. Maggioranza e opposizione. Sindacato e Confindustria. Relazioni politiche e relazioni industriali». L’obiezione, a questo punto, arriva facile: alla confusione, non contribuite anche voi? Non siete anche voi divisi? «Non esistono interessi diversi fra piccola e grande impresa e non ci sono divisioni in Confindustria». Risposta da perfetta carica istituzionale. Ma per un po’, almeno ieri, il ricompattamento non è sembrato lontano. La controprova del resto non tarderà: giunta straordinaria giovedì, due giorni dopo lo sciopero, e assemblea il 23 maggio. Tronchetti non studia da presidente e la riconferma biennale di D’Amato è scontata. Ma in squadra ci sarà un rinnovo. E potrebbe riservare una messa a punto.
Raffaella Polato