Il posto fisso perde quota; l’atipico diventa «normale»

30/05/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Occupazione
    Unioncamere Lombardia: l’Italia cambia ma è distante dagli standard europei
    Il posto fisso perde quota L’atipico diventa «normale»
    Guido Palmieri
    MILANO Un lavoro non standard che sta diventando sempre più standard. Il risultato è che il posto fisso, fino a pochi anni fa protagonista assoluto dei contratti, sta gradualmente cedendo il passo ad altre forme d’impiego. Una fotografia delle nuove forme di lavoro arriva dalla ricerca «L’occupazione non standard: Italia e Lombardia nel contesto europeo» che la Regione Lombardia ha affidato all’Unioncamere Lombardia. Il rapporto, condotto dall’Irs, sarà presentato oggi a Milano nel corso di un convegno.
    L’obbiettivo è analizzare le caratteristiche del lavoro atipico (dal part-time all’interinale, ai contratti di collaborazione) inquadrato in un contesto nazionale ed europeo, considerando che la Lombardia concentra la quota più rilevante di queste modalità d’impiego: il 20% del part-time complessivo, il 29,2% dell’interinale, il 23% delle collaborazioni. Perde terreno l’occupazione standard (nel ’99, infatti, a livello nazionale il 58% delle assunzioni erano con contratti atipici), ma l’incidenza dei nuovi lavori è ancora piuttosto bassa se paragonata al mercato europeo. Secondo l’indagine dell’Irs gli occupati a tempo parziale sono il 10,3% del totale quasi la metà della media europea (20,8%) e lo stesso vale per i contratti a tempo determinato (l’8,6% contro il 12 per cento). La forma di impiego più flessibile in Italia continua a essere il lavoro indipendente che coinvolge il 25% dei lavoratori contro il 15% dell’Europa, ma si stanno imponendo i parasubordinati, che rappresentano oramai il 28,7% degli autonomi.
    L’indagine di Unioncamere Lombardia traccia anche un identikit dei "nuovi" lavoratori indicando motivazioni e caratteristiche dell’impiego. Il primo dato che emerge riguarda la variabile dell’età: per esempio, gli occupati temporanei sono in prevalenza giovani tra i 15 e i 24 anni (23,4% del totale in Italia), mentre il part-time è soprattutto un’occupazione "in rosa" (il 74% degli addetti a tempo), un peso rilevante considerando che le donne rappresentano il 34,5% dei dipendenti a tempo pieno. Secondo i curatori dell’indagine «le nuove forme di occupazione in Italia hanno una funzione sostanzialmente sostitutiva del lavoro standard per gli uomini mentre per le donne sono un’occasione di nuovi posti». La territorialità caratterizza l’indagine sulle motivazioni di un lavoro part-time. Al Nord il 28,6% degli occupati a tempo parziale afferma di aver scelto questa forma d’impiego per scelta e il 29,2% per motivi famigliari; al Sud, invece, il 59,3% confessa di essere stato costretto perché impossibilitato a trovare un posto full time.
    Dalla ricerca si ricavano profili professionali ben definiti: il lavoratore-tipo del part-time è donna con mansioni tradizionalmente impiegatizie a livello medio-basso dei servizi; il lavoratore con contratto a termine è un uomo giovane che opera nell’industria come operaio non specializzato e con un profilo molto simile a quello dell’interinale. Il collaboratore, invece, ha un’età media più elevata con titoli di studio più alti e, per una professionalità accentuata, è in grado di fornire prestazioni specialistiche qualificate.
    C’è poi un versante aziendale della ricerca che ha coinvolto 3mila imprese lombarde. Due terzi di queste hanno fatto ricorso ad almeno uno dei contratti di lavoro non standard negli ultimi due anni: in genere l’utilizzo aumenta al crescere delle dimensioni dell’impresa (soprattutto al di sopra dei 50 addetti). Per quanto riguarda le motivazioni, le aziende fanno ricorso al tempo parziale per rispondere alle esigenze dell’offerta, mentre il contratto a termine viene inteso come strumento di inserimento del lavoratore nella struttura organizzativa. L’interinale, nonostante l’elevato grado di flessibilità, presenta secondo le aziende problemi di elevato costo del lavoro e scarso rendimento del personale, mentre la collaborazione viene prediletta in caso di necessità di figure specialistiche.
    Mercoledì 30 Maggio 2001
 
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