Il posto fisso? «No» da 17 mila lavoratori socialmente utili

15/10/2004


            venerdì 15 ottobre 2004

            La denuncia di Forlani (Italia Lavoro): c’è un «nocciolo duro» che prende il sussidio e poi sceglie il sommerso

            Il posto fisso? «No» da 17 mila lavoratori socialmente utili

            ROMA –
            «Negli ultimi due anni 17-18 mila lavoratori socialmente utili (Lsu, n.d.r .) hanno rifiutato un’assunzione a posto fisso. Evidentemente preferiscono prendere il sussidio di 481 euro al mese e poi lavorare in nero o stare a casa, come accade per molte casalinghe». Lo denuncia Natale Forlani, amministratore delegato di Italia Lavoro, la società pubblica che ha tra le sue funzioni proprio quella di ricollocare al lavoro gli Lsu. Compito in parte riuscito, visto che dai circa 140 mila Lsu del 1997 si è scesi ai 24 mila attuali. Ma che diventa sempre più difficile via via che ci si avvicina all’obiettivo finale, che è quello di azzerare i sussidi assistenziali e trovare un lavoro vero a queste persone. In questi anni, spiega Forlani, 50-60 mila Lsu hanno accettato le proposte di reimpiego, altri sono andati in pensione o hanno trovato da soli un lavoro. Ma resta appunto un nocciolo duro di 24 mila persone, buona parte delle quali rifiuta sistematicamente il lavoro.

            L’ultimo caso riguarda il sito archeologico di Ostia antica: «Da prima dell’estate cerchiamo 4 addetti alle pulizie. Si tratta – spiega Forlani – di un’assunzione a tempo indeterminato in una società pubblica per uno stipendio di 1.000-1.100 euro al mese per un lavoro dove certo non ci si spezza la schiena». Italia Lavoro, prosegue l’amministratore delegato, ha chiamato 20 Lsu del bacino interessato (entro 50 chilometri dal posto di lavoro) ma in 11 non si sono presentati, di questi 9 hanno mandato il certificato medico e due si sono resi irreperibili. Sui restanti 9, 8 hanno rifiutato anche il colloquio, solo uno c’è andato, ma poi non ha accettato il lavoro. Alla fine sono stati trovati due Lsu, ma «fuori bacino», a Rieti, e altri due posti sono ancora liberi.


            Secondo Forlani c’è un unico modo per cambiare le cose: «Bisogna smetterla con le proroghe dei sussidi. Ci sono Lsu che vanno avanti con l’assegno da 8-10 anni». La legge prevede che chi rifiuta una proposta di lavoro adeguata venga cancellato dalle liste degli Lsu. «Noi segnaliamo queste persone all’Inps, ma di solito non segue una cancellazione perché gli interessati riescono sempre a trovare un cavillo o un escamotage per farla franca», dice Forlani. Ma come fanno gli Lsu a conciliare il loro impiego nei lavori socialmente utili (gestiti quasi sempre dai Comuni) con l’attività in nero (spesso presso negozi o attività di famiglia)? Semplice: la legge prevede che, al massimo, gli Lsu debbano lavorare 20 ore alla settimana.

            Enrico Marro