Il portinaio? E’ Sherlock Holmes. La polizia di Milano chiede aiuto contro il crimine

16/11/2000

Giovedi’ 16.11.2000















 
Giovedì 16 Novembre 2000
Il portinaio? E’ Sherlock Holmes.
La polizia di Milano chiede aiuto contro il crimine

MILANO

L’idea era nata subito dopo il sanguinoso assalto alla gioielleria Bartocci di viale Padova: insegnare a cittadini, commercianti, bancari, artigiani, come comportarsi di fronte a macro e microcriminalità. Come reagire a un’aggressione, chi chiamare, quali particolari osservare per riuscire a fornire una descrizione particolareggiata dei malviventi. Un’idea, sponsorizzata dal capo della polizia Gianni De Gennaro, che da un mese a questa parte è diventata realtà, facendo crollare, spiega il questore di Milano, Giovanni Finazzo, «del 35% le rapine in città». Così la questura dopo gli incontri con i bancari, gli orafi e i commercianti del quadrilatero della moda, ha deciso adesso di confrontarsi con i portinai, che una volta (e in buona parte tutt’ora) erano considerati "fonti" storiche di ogni buon investigatore. E d’altronde chi meglio dei custodi dei palazzi, che la leggenda vuole sempre un po’ occhiuti e leggermente impiccioni, potrebbe fornire informazioni di prima mano agli agenti in servizio?
«Diciamo – sorride il questore – che in questo modo usciremo da quella zona d’ambiguità che voleva i portinai nostri primi informatori. Anche per loro, come per le altre categorie di commercio, abbiamo previsto una sorta di corso rapido di pronto intervento. Non chiederemo affatto di avere delle "soffiate", ma spiegheremo loro che molte volte è meglio darci un colpo di telefono se si vede qualcosa di sospetto che aspettare che avvenga il peggio». Ma non c’è il rischio di incitare intere categorie a violare la privacy di altri cittadini? «No, non stiamo costruendo una rete d’informatori. Stiamo soltanto provando ad applicare un progetto che intende avvicinare la polizia e i carabinieri ai cittadini, invitandoli a una collaborazione fattiva». E gli esempi non mancano. «E’ soprattutto una questione di attenzione – dice Finazzo – Penso a tutte le volte che persone anziane vengono truffate direttamente in casa loro semplicemente perchè nessuno bada alla finta assistente sociale, al controllore del gas-rapinatore, al falso venditore porta a porta. Spesso basta semplicemente una telefonata: si vede uno sconosciuto che sale da un inquilino solo in casa? Bene, si aspetti qualche minuto e poi lo si chiami, anche al citofono: tutto bene? Ha bisogno di aiuto? Insomma, ci vuole poco ma a volte non ci si pensa».
Come nel caso dei bancari ai quali è stato raccomandato, in caso di rapina, di non reagire ma piuttosto prendere nota dei particolari: l’altezza del rapinatore, l’accento dialettale, i vestiti. E poi di non aver timore, davanti al minimo sospetto, a chiamare la polizia. «Se quando si esce di casa, si nota che un individuo sospetto ci osserva oppure ci segue, nessuna esitazione: telefonate subito al 112 o al 113. Una pattuglia disponibile ci sarà sempre. E se poi si trattava di un falso allarme, pazienza, siamo qui per questo».