Il popolo del Pd ha scelto Bersani «Farò il leader, ma a modo mio»

26/10/2009

«Oggi è la vittoria di tutti. E dentro questa vittoria c’è la mia. L’annuncia così il suo successo alle primarie del Pd Pierluigi Bersani, volto storico della sinistra, piacentino, ex ministro nei governi Prodi, D’Alema e Amato. Ad anticipare la notizia, qualche minuto prima, erano stati il volto terreo di Piero Fassino e le parole di Dario Franceschini: «Dai primi dati emerge con chiarezza che Bersani è il nuovo segretario del Partito democratico». Vittoria con un distacco netto da Franceschini, mentre Ignazio Marino arriva terzo, sia pure con un risultato superiore alle aspettative. Le primarie si concludono con un indubitabile successo: la grande partecipazione degli elettori, stimati in tre milioni. Dato che spinge Franceschini a definire le primarie «una scelta irreversibile». Quello che è certo, come spiega Bersani, è che «iscritti ed elettori non sono due razze diverse». E come chiarisce anche Massimo D’Alema, grande sponsor dell’ex ministro dello Sviluppo economico, «gli iscritti non sono marziani». Il primo a rompere gli indugi, alle dieci di sera, è il Comitato Bersani, con un comunicato: «Siamo sicuramente oltre il 50 per cento». Cifra che scongiurerebbe il pericolo di un ballottaggio a due davanti all’assemblea nazionale, anche se i due avevano già annunciato che avrebbero rispettato il responso popolare. Bersani poi sarà più cauto: «A noi risulta che siamo oltre, ad altri no». Al Comitato Franceschini, in effetti, lo danno al 48 per cento. Comunque sia, da quanto risulta dallo scrutinio dei primi 3.500 seggi su 10.000, la vittoria sembra certa: Bersani è al 52 per cento, Franceschini al 34,1 e Marino al 13,8. Il leader emiliano fa il suo discorso da segretario: «Oggi è la vittoria di tutti. E dentro questa vittoria c’è la mia. Ma il leader lo farò a modo mio: il Pd non può essere il partito di un uomo solo, ma di un collettivo di protagonisti». Bersani ringrazia Franceschini e rivendica il successo popolare: «Sono orgoglioso di un partito che non ha padroni». Poi qualche assaggio di quel che sarà il Pd nei prossimi mesi: «Un partito popolare e un partito dell’alternativa, piuttosto che di opposizione: il concetto di opposizione non sempre contiene il concetto di alternativa, mentre l’alternativa contiene sempre l’opposizione». Bersani annuncia l’apertura di «un’iniziativa di confronto» con le altre forze d’opposizione. E oggi sarà a Prato, a parlare con gli artigiani. Ad ascoltarlo, qualche metro indietro, c’è una raggiante Rosy Bindi, data come sempre più probabile presidente del partito.
Lei non nega: «Vedremo, vedremo », dice sorridendo. Prima di Bersani era apparso Marino, in maglioncino rosso, «estremamente soddisfatto» per il risultato: «I nostri temi entreranno nel Dna del Partito democratico». Bisognerà ora capire se qualcuno uscirà, invece, dal Pd. Ma oggi è ancora prematuro e Franceschini, a cui non è servito neanche l’estremo endorsement di Nanni Moretti, ringrazia tutti. Commosso, spiega che «guidare il Pd non è stato un sacrificio, ma l’onore più grande». Per verificare l’architettura del nuovo partito bisognerà aspettare anche i dati in arrivo dalle Regioni. Uno appare piuttosto clamoroso, ed è la sconfitta di Sergio Cofferati, candidato in Liguria per la mozione Franceschini, distaccato di venti punti da Lorenzo Basso. Resta da sottolineare il successo dell’affluenza. Si è arrivati a 3 milioni, cifra inferiore a quella che fu comunicata nel 2005 per Romano Prodi (4,3 milioni) e nel 2007 per Walter Veltroni (3,5), ma comunque al di sopra delle aspettative. Affluenza alta soprattutto in Lombardia ed Emilia Romagna, mentre in Lazio l’effetto Marrazzo avrebbe provocato un calo tra il 17 e il 18%, negato però dal responsabile organizzazione del Pd Maurizio Migliavacca. Qualche problema si è verificato nei seggi a Messina, Roma, Napoli e Massa. A Trieste, in un seggio è stato trovato un caricatore di pistola vuoto, con minacce contro Debora Serracchiani