Il popolo del commercio assedia Billè

02/12/2005
    venerdì 2 dicembre 2005

    Pagina 17 – Economia

      Lombardia, Triveneto, Emilia Romagna e Lazio guidano l´opposizione al presidente dei negozianti che pensa alla politica

      Il popolo del commercio assedia Billè

      Sotto accusa per gli affari con Ricucci e le indagini giudiziare

      ALBERTO STATERA

      In fondo, poverini, hanno ballato una sola estate e ora, tutti sudati, il vicepresidente della Confidustria Marco Tronchetti Provera può permettersi di definirli «un´associazione a delinquere». L´associazione, ha una data e un luogo di battesimo: 17 marzo 2005, Villa d´Este, Cernobbio. E un ospite a far gli onori di casa: Sergio Billè. Si chiama Confimmobiliare ed è l´organizzazione che, costituita nel settembre precedente come emanazione della Confcommercio, presieduta dall´ex pasticciere di Messina, riunisce i neopalazzinari rampanti, che orano si fregiano del titolo di immobiliaristi, per far concorrenza a quei parrucconi della Confindustria riuniti nell´Assoimmobiliare, muscoloso braccio dei «poteri forti».

      Raccontano le cronache che l´allegra brigata a Cernobbio c´è tutta, da Stefano Ricucci a Emilio Gnutti e Gianpiero Fiorani. Manca Antonio Fazio, ma a rappresentarlo, oltre al suo banchiere di riferimento, c´è il segretario generale della neo-confederazione Luciano Zocchi, animatore della Fondazione «Sorella Natura», di cui il governatore è socio benemerito. E poi un libro d´oro di soci che fa faville tra banche, finaziarie mattonare e storici gruppi immobiliari, come Deutsche Bank, Banca Carige, Meliorbanca, Livolsi e partner, Caltagirone, Bonifaci, Todini. Qualcuno riferì che soltanto Franco Caltagirone, grande e accorto navigatore, appariva lievemente a disagio nell´entusiasmo un po´ vellitario del parterre di Villa d´Este che portò incautamente Fiorani ad annunciare: «Abn Amro farebbe bene a trovarsi un advisor per trattare l´uscita da Antonveneta».

      Passati pochi mesi, Antonveneta è degli olandesi. Rcs è dei vecchi soci che hanno rafforzato il patto. Di Ricucci, Fiorani, Gnutti inutile dire.
      Confimmobiliare, nata come il salotto buono dei furbetti, è in disarmo e, con lei, è in disarmo il regno decennale di Sergio Billè sulla Confcommercio. Buona parte degli 800 mila soci non ha gradito per niente le notizie sull´inchiesta aperta dalla Guardia di Finanza sul «fondo del presidente», che, come i predecessori, Billè ha usato con scarso ritegno per operazioni speculative su Bnl e Rcs. Né ha gradito l´acquisto del palazzo di via Lima per 60 milioni di euro, con 39 di anticipo, lo stesso palazzo che 52 giorni prima il suo amico Ricucci aveva comprato per 12,5 milioni di euro. Altro che bolla immobiliare, è uno tsunami immobiliare. E tantomeno è piaciuta alla base la speculazioncella personale parallela di un milioncino o su di lì su Bnl e Rcs, che ha arricchito il tesoretto del presidente al Monte dei Paschi di Siena, mentre Ricucci soffiava al rialzo su via Solferino. Per non dire dell´asta annullata qualche tempo prima per la vendita dell´immenso patrimonio immobiliare dell´Enasarco, oltre due miliardi e mezzo di euro, cui naturalmente partecipò Ricucci, e che a piazza Belli qualcuno ha definito il penultimo pasticcio del pasticciere.

      Che cosa aveva in testa Billè, ormai «guest-star» fissa di Anna La Rosa e Bruno Vespa, perso tra tivù, banche e mattoni, tra il matrimonio dell´amico Stefano con Anna Falchi e «The One», il megayacht di Francesco Bellavista Caltagirone, dove usava preparare il suo cocktail renforcé, secondo i crismi rispettati nella sua pasticceria di piazza Cairoli? Marzullianamente, gli oppositori, che gli hanno messo su una commissione di nove saggi a fargli le pulci, si son fatti la domanda e si sono dati la risposta. Quando un decennio fa da piazza Cairoli si trasferì a Roma a piazza Gioacchino Belli, l´ex allievo dei gesuiti aveva già in mente il suo futuro: amministrare al meglio i quattro presunti milioni di voti mossi dalla Confcommercio, per far pesare i commercianti, ma anche per realizzare il suo sogno personale: la politica.

      Democristiano nell´anima e nell´aspetto, ogni anno attendeva con ansia il giorno del compleanno di Ciriaco de Mita per potergli spedire a Nusco un furgone refrigerato con settanta chili di gelato alla gianduia. Ma, purtroppo, quando approdò alla Confcommercio, la stella demitiana era già piuttosto appannata, cosicché fu costretto a un po´ di «shifting». Prima Mario Segni, poi Berlusconi, che però non lo volle ministro delle Attività Produttive preferendogli – con successivo pentimento – Antonio Marzano. Infine Gianfranco Fini.

      Visti i chiari di luna della destra, come virare elegantemente con un´operazione trasversale? Niente di meglio della Confimmobiliare. I pattisti di Antonveneta non andavano forse di conserva con l´operazione Unipol-Bnl? E poi il governatore Fazio, non l´avevano sempre voluto tutti sia a destra che al centro?

      Ormai è finita come è finita, anche Confimmobiliare ha cominciato a perdere pezzi, primo fra tutti Luciano Zocchi, l´uomo di «Sorella Natura», il fiduciario di Fazio-Fiorani.

      E in casa, a piazza Gioacchino Belli, si preparano i cannoni per le imminenti assemblee di bilancio di dicembre. Il «fondo del presidente», un centinaio di milioni di euro finora accertati, non sarà più del presidente, i fondi extrabilancio sono già stati blindati e saranno gestiti collegialmente.

      Sotto i primi colpi della Lega di Verona, dalla città in cui si riunirono la prima volta una trentina di dirigenti provinciali che contestavano la satrapia di Billè, la fronda si è estesa: il Triveneto, l´Emilia Romagna, il Lazio. E soprattutto la Lombardia, il cui potente presidente Carlo Sangalli, ex deputato e sottosegretario democristiano all´epoca del centrosinistra, non molla la presa.

      Difficile che un presidente «azzoppato», accusato da molti di aver rinnovato i nefasti del suo predecessore Francesco Colucci, il socialista tramontato tra gli scandali, possa resistere, con una maggioranza sempre più risicata, fino alla fine del mandato nel 2008. E probabilmente neanche lo vuole.

        Archiviata l´idea del partito del Sud, l´allievo dei gesuiti dovrà probabilmente accontentarsi di una candidatura centrista alle elezioni politiche del prossimo aprile. Se Clemente Mastella lo vorrà.