Il Pil sale all’1,9 per cento

14/11/2007
    mercoledì 14 novembre 2007

      Pagina 7 – Economia

        BILANCI – L’Ecofin insiste: una politica per favorire crescita e occupazione. I sindacati rilanciano la questione salari

          Il Pil sale all’1,9 per cento
          e Prodi tira un sospiro di sollievo

          di Sergio Sergi
          corrispondente da Bruxelles

            L’Ecofin insiste. Batte il tasto sulla necessità di una politica di bilancio che favorisca la crescita e l’occupazione. E la crescita è il tema che ballonzola anche in Italia, tra ottimisti e meno ottimisti. Certo, l’Istat ha provveduto a procurare una schiarita tra le nubi basse e nere: il 3 trimestre dell’anno in corso ha fissato il “pil” (prodotto interno lordo) all’1,9%. Un dato interessante che ha incoraggiato Romano Prodi dopo le parole e la faccia preoccupate di Tommaso Padoa Schioppa interpellato a Bruxelles, sul fatto che la crescita italiana soffra insieme alla produttività e alla capacità di competere. Il presidente del Consiglio ha voluto, in qualche modo, tirar su gli umori: «Sono abbastanza fiducioso, siamo appena sotto il 2%». Prodi ha chiarito subito che il non essere pessimista non vuol dire fare salti di gioia. «Del resto – ha fatto una battuta – mica possiamo vantare una crescita cinese». Insomma, per adesso ci si può accontentare di una crescita attorno al 2%.

            Il Consiglio Ecofin, che ha chiuso ieri i lavori, ha insistito sulle politiche fiscali «sane» che, insieme ad un ambiente macroeconomico, favoriscono «una crescita non inflazionistic». Il documento finale ha riproposto la necessità di seguire la cosiddetta «strategia di Lisbona» e l’Ecofin, come d’abitudine, ha preso il tema dal lato delle riforme, nazionali e comunitarie, che sono maggiormente possibili in presenza di «condizioni economiche favorevoli». Riforme che – si insiste – si dimostrano «essenziali» per il successo a lungo termine dell’economia europea. Il documento ricorda i quattro campi principali per l’attuazione della strategia che dovrebbe fare dell’Europa l’economia più «performante» del pianeta. Dovrebbe. I campi sono: l’occupazione, la conoscenza e l’innovazione, il potenziale delle imprese e le questioni dell’energia e del cambiamento climatico. Di conseguenza, si pone l’accento su misure che riguardano il tema dell’invecchiamento della popolazione, del mercato del lavoro e dell’impiego, della qualità delle finanze pubbliche.

            I ministri, peraltro, hanno anche affrontato il problema dei salari e della loro stagnazione. Ora, proprio a questo proposito, la Confederazione dei sindacati europei (Ces) ha preso la palla al balzo per «incitare i ministri» ad adottare un approccio coerente. Bene hanno fatto a sollevare il tema, adesso siano coerenti.

            La coerenza, si chiede ai governi europei. Infatti, mentre si lamenta il basso livello delle retribuzioni, ci continua a chiedere una politica di moderazione salariale. Qualcosa non funziona, evidentemente. Secondo Walter Cerfeda, segretario confederale della Ces, l’Europa si deve «sbarazzare dell’idea fissa secondo la quale la moderazione salariale si traduce automaticamente in nuova occupazione. In un’economia integrata, qual è quella della zona euro, la sistematica moderazione dei salari non porta ad altro se non a colpire la domanda interna nel mercato unico europeo».

            A margine dell’Ecofin, va ancora registrato il blocco del finanziamento del progetto Galileo, il sistema di radio-navigazione satellitare dell’Ue. I privati si sono ritirati e si tenta di finanziare l’importante progetto dalle casse comunitarie. Ma ci sono forti contrasti, specie tra Germania e Francia. Il ministro portoghese Fernando Teixeira Dos Santos, presidente di turno Ue, ha detto che la Commissione negozierà con il Parlamento europeo fin dal prossimo bilancio comunitario. L’aula di Strasburgo spinge per il finanziamento Ue ma ci sono forti resistenze dei governi, Germania in testa. Eppure, Galileo, che sfida il concorrente americano Umts, sarebbe davvero un fiore all’occhiello dell’Europa che decide e produce cose buone.