Il piano Musumeci per salvare Giacomelli

14/07/2003

 

domenica 13 luglio 2003
Pagina 28 – Economia
 
 
L´OPERAZIONE
Il Tribunale di Rimini decide il 28 se procedere con il fallimento

Il piano Musumeci per salvare Giacomelli
          Rinuncia a parte dei crediti, aumento da 50 milioni, tagli per 100 e dismissioni per altri 40
          WALTER GALBIATI

          MILANO – Passerà attraverso il voto dei fornitori e degli obbligazionisti il salvataggio della Giacomelli. Sempre che il Tribunale di Rimini decida di concedere l´amministrazione controllata. Entro il 24 luglio prossimo il professor Paolo Bastia, incaricato dal Tribunale, depositerà la sua perizia e il 28 luglio il giudice deciderà se mettere la società in amministrazione controllata oppure procedere con il fallimento. In ogni caso la decisione dovrà essere vagliata dagli oltre 1.500 fornitori, che vantano nei confronti dell´azienda un credito di ben 220 milioni di euro. E se il piano di ristrutturazione dovesse essere approvato, potrebbe rendersi necessario anche un altro esame.
          Nei documenti presentati dalla Giacomelli al Tribunale di Rimini è prevista la rinuncia a parte dei finanziamenti sia da parte delle banche sia da parte degli obbligazionisti. Agli istituti di credito, che sono esposti verso il gruppo per circa 110 milioni di euro, e ai possessori di bond (100 milioni di euro con scadenza a marzo del 2007), la società potrebbe chiedere di rinunciare dal 30% o al 40% dei crediti. Sul tavolo vi è poi un aumento di capitale da 50 milioni di euro, al quale non parteciperanno i vecchi azionisti. L´iniezione di liquidità potrebbe arrivare o da una azienda del settore o da qualche fondo di private equity, interessato a rilevare le attività del gruppo che fan gola a più di un concorrente.
          La società, infatti, è considerata dagli addetti ai lavori operativamente attraente, anche grazie alla sensibile riduzione in atto delle scorte, che a marzo ammontavano a 231 milioni di euro. Alla fine del primo trimestre, includendo i dati pro-forma della Longoni, i ricavi di vendita consolidati sono stati pari a 90,3 milioni di euro con una crescita dell´11,1% rispetto allo stesso periodo dell´anno precedente. Il margine operativo lordo consolidato è passato in positivo per 1,093 milioni di euro rispetto ad un rosso di 3,916 milioni nei primi 3 mesi del 2002, mentre il risultato operativo è stato negativo per 6,828 milioni rispetto ai 9,460 milioni di euro di perdite registrate nello stesso periodo dell´anno precedente.
          Il risanamento dell´azienda, che è stato affidato al nuovo presidente Ernesto Musumeci, procederà anche a livello interno. Tra riduzione di costi e di personale, il gruppo conta di recuperare altri 100-150 milioni di euro. Sono in via di deconsolidamento, poi, una buona parte di negozi, sia in Italia che all´estero. Parte dei problemi finanziari del gruppo, infatti, sono arrivati con l´apertura di alcuni nuovi punti vendita in un momento di difficoltà del settore retail. Con le dismissioni dovrebbero poi giungere nelle casse della società 40-50 milioni di euro.