Il piano: in luglio tagli alla spesa e sui conti si tratta con Bruxelles

16/05/2005
    domenica 15 maggio 2005

      I GOVERNI DELLA UE FRENANO. UNA DEROGA AL NOSTRO PAESE POTREBBE SIGNIFICARE UN PERICOLOSO «ROMPETE LE RIGHE»
      Il piano: in luglio tagli alla spesa
      e sui conti si tratta con Bruxelles
      L’esecutivo spera in un trattamento simile a quello franco-tedesco
      che consenta uno sforamento del Patto e porti il deficit 2006 al 4%

        analisi
        Stefano Lepri

          ALTRO che negarla, la recessione: in Europa, invece, bisogna sottolinearne la gravità, per cercare di trarne il maggior frutto. La strategia che il governo Berlusconi sta approntando è di fare questo confidenziale discorso alla Commissione di Bruxelles e agli altri governi: non vi conviene avere un’Italia malata nell’euro, è un Paese abbastanza grosso da rallentare la marcia di tutti gli altri, lasciateci derogare al Patto di stabilità in via eccezionale per rilanciare la nostra economia, attraverso la modifica di una imposta (l’Irap) che sarà probabilmente la Corte di Giustizia europea a imporci.

          Forse è per questo motivo, chissà, che ieri il presidente della Bce Jean-Claude Trichet si è precipitato a dire che le divergenze di crescita tra un Paese e l’altro nella stessa area monetaria sono un fatto normalissimo. Già all’Eurotower di Francoforte piace poco il Patto di stabilità reso più elastico dall’accordo dello scorso marzo; figuriamoci il derogarvi subito e per giunta a favore del Paese che ha il debito accumulato più alto di tutti, in capo a 5 anni (l’ultimo della passata legislatura e i quattro dell’attuale) in cui i suoi conti pubblici sono in costante peggioramento.

          Dal punto di vista degli altri governi europei, dare via libera all’Italia in anno elettorale rischia di significare un «rompete le righe» per tutti, con un effetto-valanga; già pronuncia un no il ministro austriaco Karl-Heinz Grasser (di centro-destra). Dal punto di vista dei mercati finanziari, dove gli analisti già sostengono che il Patto di stabilità nuova versione «non morde», potrebbe essere il segno per riesaminare i tassi di interesse sul debito pubblico italiano. Eppure il consigliere economico di Silvio Berlusconi, Renato Brunetta, ritiene che l’impresa si possa tentare con speranze ragionevoli.

          «E’ il debito accumulato a cui guardano la Commissione, la Bce, i mercati – dice Brunetta – dunque l’operazione può essere giustificata agendo lì. Se io fossi Siniscalco, metterei nel Dpef, da presentare in giugno, un programma straordinario fatto di tappe concrete per ridurre il debito dall’attuale 106% del prodotto lordo sotto il 100%, con scadenze precise di vendita per quote dell’Eni e di altre aziende pubbliche». Su questa base si varerebbe a luglio un decreto-legge con l’anticipo delle principali misure della legge finanziaria 2006.

          L’anticipo delle misure a luglio consentirebbe di adottare con effetto immediato alcuni tagli di spesa capaci anche di frenare il deficit 2005 «al 3,2-3,3% del prodotto lordo» sostiene Brunetta. L’intervento sul 2006 consisterebbe di una parte ordinaria, con tagli alle spese capaci di abbassare il deficit tendenziale «di circa un punto di prodotto lordo» (14 miliardi di euro, ndr) e della parte straordinaria da negoziare con l’autorità europee: «vedendo se è possibile abolire da subito tutta l’Irap sul costo del lavoro, 12 miliardi di euro, o metà, o un terzo».

          Nei calcoli di Palazzo Chigi, occorrerebbe chiedere via libera a un deficit 2006 attorno al 4% del prodotto lordo, cioè quanto è stato permesso alla Francia e alla Germania in alcuni degli anni scorsi. Ma Francia e Germania hanno un debito accumulato molto più basso e i loro sforamenti sono stati solo tollerati ex post, mai autorizzati esplicitamente ex ante; e secondo le cifre di Bruxelles il deficit in questo modo rischierebbe piuttosto di superare il 4,5%, oltre tutti i record (salvo il 6,1% della Grecia nel 2004 dopo la scoperta che i conti erano truccati). La nuova versione del Patto permette di invocare «circostanze eccezionali» come scusante dei deficit in caso di «tasso di crescita negativo» (per un intero anno, però).

            «Cerchiamo di ottenere dal male il bene: l’Italia è in recessione tecnica e l’intervento sull’Irap ci verrà imposta da un fattore straordinario, esterno, quale la decisione della Corte di Giustizia che quasi certamente la giudicherà illegittima» dice ancora Brunetta; insomma cercare il massimo accordo, delle forze sociali, anche dell’opposizione, per ottenere dall’Europa di adottare una terapia d’urto sull’economia del nostro Paese, centrata su una riduzione del costo del lavoro, via maestra al recupero di competitività.

            Dall’opposizione si ribatte che si tratta di un espediente per addossare la colpa all’Europa nel caso di una risposta negativa. Mentre in seno al governo esistono divergenze sull’opportunità di impegnarsi in un braccio di ferro: per il ministro Roberto Maroni (Lega) occorre strappare «una nuova modifica del Patto»; al contrario il sottosegretario all’Economia Michele Vietti (Udc) sottolinea che all’Ecofin il ministro Domenico Siniscalco ha parlato di «rigore» e di «rispetto del Patto».