Il piano del Cinese sulla sinistra «Fare come il Cavaliere nel `94»

23/09/2002



retroscena

Fabio Martini


(Del 22/9/2002 Sezione: Economia Pag. 9)
DIETRO LE QUINTE DELLA KERMESSE ROMANA
Il piano del Cinese sulla sinistra «Fare come il Cavaliere nel `94»
Per la Quercia presenti solo Veltroni e Berlinguer. I girotondini: sei tu il leader

ROMA SOTTO le volte del Palazzetto tutto è pronto per lo scroscio delle emozioni, Sergio Cofferati sta per avviarsi al microfono, ma la "presentatrice" Ludovica Modugno la fa lunga e tracima retorica ad ogni sospiro: «Ci viene da dire: beh, che dignità Cofferati nel non profittare della sua popolarità! Che coerenza nel mantenere la parola data! Che coraggio nel tornare in piazza!». Eppure, la ridondante "prolusione" della signora Modugno resterà l´unico frammento barocco in una cerimonia di addio che più sobria era difficile immaginare. Per la scenografia essenziale, un panneggio bianco alle spalle del palco e nulla più. Per i discorsi asciutti, senza un filo di "grasso" retorico, pronunciati da Guglielmo Epifani e da Sergio Cofferati. Liturgia concisa ma finalizzata ad un messaggio: caro D´Alema, caro Fassino, cari compagni della Cgil, Cofferati non è più il segretario, ma non è neppure un ex, un signor-Nessuno e anzi è pronto ad utilizzare la forza della "nuova" Cgil per un progetto politico ambizioso. Nel suo passo d´addio, per la prima volta Cofferati ha storicizzato la sua Cgil, un sindacato che non prende più ordini dai partiti, che invece mantengono la tendenza «all´egemonia e al primato». Al quale proprio Cofferati si sarebbe ribellato: «Noi – ha detto il leader uscente – abbiamo un´idea alta del nostro ruolo!». E il progetto che ha in testa per il futuro, Cofferati per ora lo ha spiegato nelle tante chiacchierate fatte in privato con i suoi compagni più cari. Con un parallelismo apparentemente ardito: così come nel 1994 Silvio Berlusconi seppe colmare il vuoto lasciato dalla dc e dal psi, anche a sinistra c´è da fare una saldatura tra i valori e i partiti, che faticano ad interpretarli. Spiega Paolo Nerozzi, cofferatiano di ferro ed emergente del nuovo corso Cgil: «Bisogna intendersi: il leaderismo di Berlusconi è un modello impresentabile. Ma è pur vero che, dopo Tangentopoli l´elettorato di centro-destra per qualche tempo non ebbe rappresentanza politica e chi seppe colmare quel vuoto fu proprio Berlusconi. Fu lui che, in qualche modo, seppe offrire un nuovo modello nel rapporto tra ceti sociali e rappresentanza politica. Un compito che, in un contesto ovviamente diverso, ora attende anche il centro-sinistra». Nel giorno del commiato Cofferati ha spiegato che lui quella saldatura è riuscito a farla. Ma i partiti? Ieri il partito al quale è iscritto Sergio Cofferati ha preferito restare fuori dai cancelli del Palazzetto. Tra i quartieri generali Ds e Cgil ovviamente c´erano state pre-consultazioni informali e da Corso Italia si era fatto sapere che per «il saluto della Cgil» a Cofferati non erano stati diramati «inviti ufficiali». Come dire: chi proprio vuol venire, venga. Ma ieri mattina alle 10,05 la sorpresa: Sergio Cofferati entra nel catino nel Palazzetto e al suo fianco si materializza Walter Veltroni. Un boato avvolge i due e qualche minuto più tardi si scopre che in platea c´è anche Giovanni Berlinguer, già sfidante di Piero Fassino alla segreteria ds che commenta: «Cofferati non dovrà semplicemente aggiungersi nella leadership della sinistra, ma favorire un rinnovamento complessivo». E gli altri dirigenti ds? Lo staff di Fassino si fa sentire: al Palazzetto arrivano due telefonate risentite, ma alla fine la tensione si spegne. In compenso, ad applaudire Cofferati ieri mattina c´era anche il duo girotondino Paolo Flores-Pancho Pardi. E il professore fiorentino l´ha detto senza perifrasi: «Questo di Cofferati è un arrivederci alla direzione della riscossa. Lo vedo leader del centro-sinistra futuro». Chissà come la pensa veramente Cofferati, al quale vengono attribuite almeno due tentazioni: leader unico, vice-leader in un ticket con Prodi. In uno dei tanti dibattiti notturni estivi alle feste dell´Unità, Cofferati ha espresso una riflessione intrigante: «Così come nella Cgil le appartenenze passate non contano più e un socialista può diventare segretario generale, anche nell´Ulivo se il programma è condiviso da tutti, il problema di avere un leader moderato o radicale è già risolto: il passato di ciascuno conterà molto meno, a quel punto si sarà tutti figli della stessa natura. Con un leader unico. Senza ticket». E in attesa che il groviglio leadership si dipani, Cofferati ed Epifani si sono divisi i compiti. Curiosamente vestiti allo stesso modo – completo blu, giacca celeste, cravatta rossa, scarpe marroni – i due hanno pronunciato discorsi complementari: Epifani ha parlato da segretario di una Cgil sindacato-sindacato, mentre il presidente della Fondazione Di Vittorio ha fatto capire che ogni qualvolta il mondo-Cgil dovrà rivolgersi al Paese, sarà lui a prendere la parola. La chiusa di Cofferati è stata eloquente: «Sono felice di essere uno di voi…».