Il peso del fisco torna a crescere

06/07/2004




martedì 6 luglio 2004

Pagina 32 – Economia

Nel 2003 la pressione complessiva dal 41,9 al 42,8%: effetto dei condoni. "Sanità, risorse insufficienti". Peggiora il deficit
Il peso del fisco torna a crescere
L´Istat: tendenza invertita dopo sei anni, aumentano Irpef, Irap e Ici

RICCARDO DE GENNARO

ROMA – La promessa principale del governo era quella di ridurre le imposte, ma nel 2003 la pressione fiscale in Italia è aumentata dal 41,9 al 42,8 per cento. Nello stesso periodo, la spesa pubblica è cresciuta del 5,8 per cento, le entrate del 5,5 per cento, le imposte indirette sono aumentate dell´1,8 per cento, tra quelle dirette l´Irpef è cresciuta, mentre l´Irpeg è calata. Il rapporto deficit-pil è pari al 2,4 per cento, peggiore rispetto all´anno precedente. Il debito pubblico è sceso, ma resta il più alto in Europa sia in valore assoluto sia in percentuale sul pil (106,2 per cento). È questo, nelle sue cifre principali, il quadro dei conti pubblici in Italia tracciato ieri dall´Istat per il 2003.

La pressione fiscale (la somma tra imposte dirette, indirette, in conto capitale e contributi sociali, rapportata al pil) è aumentata soprattutto per effetto delle sanatorie decise dall´ex ministro Giulio Tremonti, ovvero condoni e "scudo fiscale": il pacchetto dei condoni ha infatti comportato un gettito di 19,3 miliardi, mentre l´imposta straordinaria sul rientro dei capitali all´estero ha dato 0,6 miliardi di euro. Senza queste sanatorie, precisa l´Istat, la pressione fiscale, in calo dal ´97, risulterebbe del 41,3 per cento, lo 0,6 in meno sul 2002, come sottolinea tempestivamente anche l´Ufficio studi degli artigiani di Mestre.

L´anno scorso la pressione fiscale in Italia è stata superiore sia alla media dell´Unione europea (dove è pari al 41,5 per cento), sia alla media dell´Europa dei 12 (42,0 per cento). Inferiore soltanto a quella dei paesi (come Francia, Belgio, Austria e quelli scandinavi) con un sistema di Welfare più robusto, «che richiede un maggiore ricorso alla fiscalità generale». Il paese meno esoso dal punto di vista tributario è l´Irlanda (la pressione fiscale è del 31,2 per cento), il più pesante la Svezia (51,1 per cento).


L´Istat offre anche uno spaccato dell´andamento delle singole imposte. In particolare, nel 2003 il governo Berlusconi ha aumentato le imposte indirette e i contributi sociali, mentre ha abbassato quelle sul reddito e sul patrimonio. Nell´ambito delle imposte indirette, cresciute dell´1,8 per cento, l´Irap, l´Ici, le accise sugli oli minerali, le imposte sul consumo di energia elettrica e l´imposta sui tabacchi sono aumentate, mentre sono scese l´Iva, l´imposta di bollo, le concessioni edilizie. Nell´ambito delle imposte dirette, invece, «a una crescita dell´Irpef (+2,6 per cento) e delle tasse automobilistiche a carico delle famiglie – scrive l´Istat – si contrappone una significativa riduzione dell´Irpeg (-8,3 per cento)», e dell´imposte sui capitali.


L´Irpef cresce soprattutto per le addizionali locali (decise da oltre 1.500 Comuni, 600 dei quali nel 2003). Le tasse locali non sono tuttavia sufficienti a coprire il maggiore capitolo di spesa decentrata, la sanità. «Le risorse messe a disposizione della sanità – rileva l´Istat – risultano, anno dopo anno, inadeguate rispetto alle necessità di spesa» e «ciò contribuisce alla formazione di un debito che sarà necessario coprire in futuro attraverso trasferimenti in conto capitale». Il deficit cresce (-5.417 nel 2003 contro i -3.661 del 2002) a causa dei sempre più ridotti trasferimenti da parte dello Stato alle Regioni, che non riescono più a tenere il ritmo della spesa.