Il pensatoio di sinistra boccia i tagli del cuneo fiscale

09/05/2006
    marted� 9 maggio 2006

    Pagina 33 – Economia

    LO STUDIO CER-UNIONCAMERE

      E il pensatoio di sinistra boccia i tagli
      del cuneo fiscale

        Passate le scadenze istituzionali, formato il governo, il centrosinistra far� i conti con gli interventi concreti. Allora si capir� come verr� messo in musica l’impegno a ridurre del 5% i costi del lavoro determinati da oneri fiscali e contributi. Ma che l’impatto del taglio del �cuneo fiscale� non sia n� scontato n� uguale per tutti, emerge gi� da una simulazione attuata del Centro Europa Ricerche con Unioncamere per il rapporto 2006 dell’associazione in uscita gioved�. Lo studio redatto da Corrado Pollastri per il �pensatoio� che raccoglie economisti di centrosinistra come Giorgio Ruffolo, Pier Carlo Padoan o Luigi Spaventa, mostra che gli effetti degli sgravi rischiano di risultare squilibrati: pi� benefici per le imprese meno produttive o quelle decotte, di meno per i settori che investono maggiormente delle tecnologie avanzate e sono pi� competitivi. La retroguardia del sistema riceve una solida spinta, la punta di diamante non troppo.

        Non � inevitabile che vada cos�. I dettagli della preannunciata riduzione del 5% del cuneo fiscale per ora non sono stati decisi n� discussi in pubblico, ma saranno determinanti. La simulazione del Cer, basata sui bilanci delle societ� messi a disposizione da Unioncamere, immagina per ora che lo sgravio si faccia in modo indistinto su tutta la platea di imprese di ogni settore, purch� con dei dipendenti. E il risultato � a prima vista spettacolare, se si presume che i cinque punti di costo del lavoro in meno si tradurranno in pura competitivit�: non andranno in busta paga ma tutti alle imprese, che a loro volta ridurranno i prezzi dei loro prodotti anzich� aumentare i margini di profitto. In caso le cose vadano davvero cos�, il sistema recupererebbe subito un po’ di terreno grazie a prezzi inferiori del 2,5% da qui al 2009. L’aumento dell’export che ne risulterebbe, si tradurrebbe per l’economia in una crescita di circa l’1% in pi� gi� nel 2008. Se l’impatto si sentisse gi� completamente, l’Italia potrebbe crescere quest’anno al 2,3%: pi� della media di Eurolandia.

        Peccato per� che la medicina non faccia bene a tutti nello stesso modo. Ne beneficia di pi� chi dipende da produzioni a pi� alta intensit� di lavoro, meno chi ha creduto nelle tecnologie e impiega pi� macchine e meno manodopera. Chi � meno competitivo guadagna tempo, un po’ come con una svalutazione del 5% che illude gli inefficienti di non dover intervenire sui problemi di fondo. Nella definizione del Cer e di Unioncamere, �l’incidenza dello sgravio risulta maggiore per le imprese a bassa produttivit� (…) Ne conseguirebbe una penalizzazione delle realt� potenzialmente pi� efficaci nella competizione internazionale�. Secondo la simulazione, l’effetto di aumento del valore aggiunto sarebbe dieci volte pi� forte nei settori a bassa produttivit� rispetto a quelli pi� efficienti: molto in agricoltura o nelle costruzioni, assai meno nelle comunicazioni. Nel complesso, non certo la spinta alla modernizzazione del sistema che fin qui � mancata. Con un paradosso di pi� perch� le imprese in rosso, spesso decotte, vincerebbero pi� di quelle in attivo: per le prime lo sgravio riduce infatti la perdita, per le secondo aumenta il reddito tassabile con l’Ires.

        Resta poi da capire come sia compatibile il taglio sul �cuneo� con gli equilibri previdenziali: la riforma Dini vincola il valore della pensione ai contributi versati. Un motivo di pi� perch� la messa in musica degli sgravi premi chi investe in efficienza, non chi tira a campare un altro po’.

        Federico Fubini