Il Pd non sfonda dentro il sindacato

09/05/2007
    10 maggio 2007 – ANNO XLV N.19

    Pagine 59/57 – Attualità.

    Il nostro tempo

      Il Pd non sfonda dentro il sindacato

        DOPO I CONGRESSI DS E MARGHERITA – Nella dirigenza Cgil i sostenitori di Bertinotti, Mussi e Angius sono pari a quelli di Fassino, Veltroni e D’Alema. Mentre la Cisl non si entusiasma e la Uil pensa all’unità socialista.

          Carlo Puca

            In corso d’Italia, a Roma, c’è la sede nazionale della Cgil. Consumati i congressi di scioglimento di Ds e Margherita nel Partito democratico, negli uffici di stretta osservanza del segretario Guglielmo Epifani hanno compilato quattro fogli Excel, il documento elettronico che permette la catalogazione. A essere schematizzata è la dirigenza cigiellina, e quattro anche le correnti interne.

            Due riflettono le mozioni presentate alle assise della Quercia (fassiniani e mussiani), una l’ala vicina a Rifondazione comunista (bertinottiani), l’ultima i pochi battitori liberi a sinistra di Rifondazione, i cosiddetti cremaschiani (da Giorgio Cremaschi). Il risultato è che, seppur in recupero, i «riformisti fassiniani» sono soltanto maggioranza relativa (come dicono loro) o minoranza (come sostengono tutti gli altri).

            I vertici. Nella segreteria nazionale quattro sono gli esponenti riconducibili al correntone di Fabio Mussi e Gavino Angius, quattro a vario titolo a Piero Fassino, Massimo D’Alema e Walter Veltroni (al sindaco di Roma fa riferimento la componente I cento passi).

              Il comandante del correntone è Paolo Nerozzi, responsabile per il pubblico impiego. Lo affiancano Carla Cantone (segretaria organizzativa), Fulvio Fammoni (responsabile mercato del lavoro), Morena Piccinini (pensioni).

              Per il Pd sono invece schierati Achille Passoni (salute), Nicoletta Rocchi (reti), Mauro Guzzonato (amministrazione), Marigia Maulucci (politiche macroeconomiche). Il rapporto è apparentemente paritario, ma la bilancia pende per la sinistra grazie a Paola Agnello Modica (ambiente), esponente a cavallo tra il Prc di Fausto Bertinotti e il Pdci di Oliviero Diliberto.

              C’è poi Guglielmo Epifani, che i fogli Excel li tiene stampati in mente. E per questo, almeno finché sarà segretario generale della Cgil, si guarderà bene dal sostenere il Pd, la Sinistra democratica di Mussi o il cantiere della Sinistra europea aperto da Bertinotti.

              Le categorie. Qui i fassiniani contano ancora meno. Pro Partito democratico sono i segretari di bancari (Domenico Moccia, Fisac), telecomunicazioni (Emilio Miceli, Slc), tessili (Valeria Fedeli, Filtea), trasporti (Fabrizio Solari, Filt), chimica ed energia (Alberto Morselli, Filcem), edili (Franco Martini, Fillea). Si tratta di fortini importanti, ma sono di minor peso rispetto alle cittadelle del correntone, a partire dalla funzione pubblica (FpCgil), guidata da Carlo Podda, e dallo Spi, il sindacato dei pensionati comandato da Betty Leone.
              Poi ci sono Enrico Panini alla scuola (Flc), Franco Chirico
              all’agroindustriale (Flai) e Filomena Trizio per i lavoratori atipici (Nidil).

              Il caso-Fiom. Il sindacato dei metalmeccanici è diviso in quattro. I fassiniani contano su Fausto Durante. Il segretario generale Gianni Rinaldini è tra gli iscritti d’ufficio alla nuova dirigenza bertinottiana. Con il correntone sono schierati due segretari nazionali, Maurizio Landini e Laura Spezia. Infine c’è Giorgio Cremaschi, che guida la Rete 28 aprile, i duri e puri della sinistra, sindacale e non (nella Rete ci sono anche pesci come i trotzkysti di Rifondazione). Cremaschi viene indicato alternativamente come leader di una «cosa rossa» a sinistra di Bertinotti o di un ipotetico quarto sindacato, qualora dovesse compiersi l’unità tra Cgil, Cisl e Uil.

                Territorio. A favore del Pd sono schierati Piemonte (Vincenzo Scudiere), Toscana (Luciano Silvestri), Campania (Michele Gravano), come pure la Sardegna, l’Umbria e l’Abruzzo.

                  Oltre che Calabria, Molise e Friuli-Venezia Giulia, per il correntone si contano la Lombardia di Susanna Camusso, il Lazio di Walter Schiavella e la Puglia di Domenico Pantaleo. A contare gli iscritti, i mussiani superano i fassiniani, anche se di poco.

                  Cisl e Uil. Con traumi minori, il battesimo del Partito democratico ha diviso anche Cisl e Uil. Raffaele Bonanni, leader della Cisl, vuole mantenere il suo sindacato autonomo dalla politica. Nonostante gli appelli riservati giunti dal presidente del Senato (e già segretario della Cisl) Franco Marini, Bonanni non sosterrà il Pd in maniera palese. Anzi, è più interessato a collaborazioni tra i partiti cattolici dei due schieramenti: Margherita, Udc, Udeur.

                    Gelido con il Pd è anche il numero uno della funzione pubblica, Rino Tarelli, mentre il segretario degli agroalimentari della Flai, Albino Gorini, è vicino all’Udc. Più aperturista sembra invece il segretario aggiunto Pierpaolo Baretta, mentre è palesemente schierato con il Pd il segretario dei metalmeccanici, Giorgio Caprioli (Fim).

                    Quanto alla Uil, è divisa tra filo-Pd e filocostituente socialista di Enrico Boselli. Al primo schieramento appartengono il segretario confederale Paolo Pirani e i leader di pensionati (Silvano Miniati) e pubblico impiego (Brunetto Boco). Viceversa, con Boselli sono schierati il segretario confederale Antonio Foccillo e i segretari di sanità (Carlo Fiordaliso) ed edilizia (Giuseppe Moretti). Il segretario generale Luigi Angeletti è equidistante.

                      Conclusioni. Le divisioni a proposito del Pd riflettono diversi scenari possibili per Cgil, Cisl e Uil. Proprio in questi giorni, Fassino sta tentando di riaprire il vecchio progetto di unità sindacale. Il ragionamento è che dopo la fusione tra Ds e Margherita non ha senso l’esistenza di tre confederazioni che hanno come azionisti di riferimento quegli stessi partiti. La risposta di Epifani è, appunto, nei numeri e nelle divisioni: al momento è impossibile procedere, in futuro chissà.

                        Parallelamente corre il gossip sulla sua leadership per la bertinottiana confederazione delle sinistre. Il segretario della Cgil sarebbe perfetto: è un po’ socialista, un po’ massimalista, un po’ riformista, un po’ ambientalista, un po’ laico, molto di sinistra. Guida una struttura con oltre 5 milioni di iscritti. Il suo mandato scade nel 2011 ma già nel 2008 è in agenda la conferenza programmatica della Cgil e si deciderà la composizione della nuova segreteria. Solo allora si capirà davvero su quale foglio Excel iscrivere Epifani.