Il Pd agita la Cosa rossa: i leader pensano alle primarie

17/10/2007
    mercoledì 17 ottobre 2007

    Prima Pagina (segue a pagina 13) – Politica

    CONTROMOSSA / Giordano (Prc): entro un mese Costituente e tesseramento

      Il Pd agita la Cosa rossa
      I leader pensano alle primarie

        L’obiettivo: unire l’ala radicale e allargare la «base»

        Maria Teresa Meli

          «Intorpiditi», così, con una punta di ironia, il sottosegretario rifondarolo Alfonso Gianni ha descritto i big della Cosa rossa dopo le primarie del Partito democratico. Il colpo, indubbiamente, c’è stato. Non ci si aspettava un afflusso così intenso di votanti. E ora, a fatica, la cosiddetta sinistra radicale tenta la controffensiva.

          Ieri, nel Transatlantico di Montecitorio, il capogruppo verde alla Camera Angelo Bonelli mostrava a qualche compagno di partito il nuovo simbolo: «la Sinistra». Un simbolo da cui scompare la falce e il martello. L’imperativo è fare presto: accelerare, onde evitare che il Pd diventi un polo d’attrazione anche nei confronti della sinistra. Fausto Bertinotti è determinato. E il segretario del Prc Franco Giordano annuncia: «Dobbiamo avviare entro un mese la costituente e il tesseramento del nuovo soggetto politico».

          Ma per contrastare l’offensiva mediatica del Partito democratico tutto ciò non basta. Ci vuole un’idea in più. Ed è per questo che si sta facendo strada dentro la Cosa rossa l’idea di andare alle primarie per eleggere il leader del nuovo soggetto politico della sinistra radicale. Sarebbe un’innovazione per un’area politica come questa, dove le parole «leadership» e «plebiscitarismo» hanno il suono di una parolaccia. Però sarebbe anche l’unico modo per coinvolgere più persone — pure quelle che non hanno in tasca la tessera dei partiti della Cosa rossa — in questo progetto politico. L’altra strada è quella di una sinistra divisa in tanti cespugli all’ombra del Partito democratico. «Non ci scioglieremo — ha spiegato ai compagni di partito il segretario di Rifondazione — però sia chiaro che andremo alle elezioni tutti insieme con un nome e una sigla nuova. Perciò tutte le forze politiche terranno i loro simboli… ma a casa propria».

          Primarie, allora, anche se l’ultima parola non è detta perché a sinistra i timori di intraprendere una strada così innovativa sono tanti. Ma un confronto tra leader diversi, un confronto dall’esito non scontato come quello delle primarie del Pd, una consultazione che coinvolga gli attuali segretari come altri personaggi come il governatore della Puglia Nichi Vendola, tenta la parte più accorta della Cosa rossa. Certo, le resistenze rimangono. L’eurodeputato del Pdci Marco Rizzo spiega papale papale che «per Diliberto sarà difficile rinunciare alla falce e martello e al nome comunista». Eppure è proprio questo quel che Bertinotti vorrebbe fare. Ma se anche Diliberto e i comunisti italiani, alla fine, dovessero tirarsi indietro Rifondazione tirerà dritto.

          I vertici del Prc hanno definito le tappe da intraprendere — «liste unitarie già alle prossime provinciali del 2008», con la Sinistra democratica e si si sono accertati che Fabio Mussi e compagni non vengano attirati dalle sirene veltroniane. Parte della base potrebbe esserlo ma i dirigenti della Sd hanno assicurato che non intendono affatto fare marcia indietro. Si aspettano delle risposte definitive anche da Alfonso Pecoraro Scanio, che sembra restìo all’operazione, ma il sottosegretario all’economia Paolo Cento, che è l’uomo che ha in mano i Verdi, continua i suoi incontri con gli esponenti di Rifondazione comunista…