Il Patto per l’Italia passa alla fase 2

12/06/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
138, pag. 4 del 12/6/2003
di Teresa Pittelli


Confronto ieri al Cnel tra sindacati dei lavoratori e industriali. Nodo da sciogliere: l’articolo 18.

Il Patto per l’Italia passa alla fase 2

Cgil, Cisl Uil e Confindustria uniti su innovazione e sviluppo

Un patto per la competitività per rilanciare le relazioni industriali, decisamente in crisi dopo l’ultimo anno di conflitto. Ieri sera Cigl, Cisl e Uil e Confindustria si sono riunite nella sede della Cgil per provare a chiudere la trattativa su Mezzogiorno, infrastrutture, innovazione e sviluppo, e siglare così la fase due del patto per l’Italia, da presentare all’esecutivo in vista del Dpef.

Ma in attesa dell’esito della trattativa, già ieri mattina sindacati da una parte e Confindustria dall’altra hanno chiarito il senso dell’intesa, e cioè quello di passare dal patto per l’Italia a un grande accordo che rilanci la competitività del paese, sempre più incerta.

È quanto emerso dal confronto di ieri al Cnel organizzato dalla rivista telematica Il diario del lavoro, che ha messo di fronte i segretari generali di Cisl e Uil, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, la segretaria confederale Cgil Carla Cantone, Stefano Parisi, direttore di Confindustria, Guido Bolaffi, segretario generale di Confartigianato, e Maurizio Castro, direttore risorse umane della Electrolux-Zanussi sul tema ´Un anno di relazioni industriali’.

´L’azienda Italia ha bisogno di competere in modo più adeguato sui mercati internazionali, in questa difficile fase dell’economia mondiale’, ha spiegato Stefano Parisi.

´Sono mesi che chiediamo di passare a una nuova intesa per affrontare le necessità che sono sul tappeto e in particolare la competitività’, ha detto invece Pezzotta, ´che creerebbe occupazione e che quindi non possiamo non avere a cuore’.

Il segretario della Uil, Luigi Angeletti, ha invece ricordato la centralità del Mezzogiorno per la competitività nazionale’.

- Cgil contro tutti. La sintesi del dibattito, che ha visto la Canton contro tutti, è la crisi profonda delle relazioni industriali, e il fatto che che il patto del 23 luglio ’93, e quindi la concertazione, è ormai ´datato’.

L’anno appena passato ha segnato una delle più gravi rotture tra sindacati, confermata dal patto per l’Italia del luglio scorso, mentre quello in dirittura sulla competitività non si annuncia facilissimo.

Pesano infatti sui rapporti tra la Cgil e le altre parti sociali la mancata firma del contratto dei metalmeccanici da parte della Fiom, nonché la proposta di due ore di sciopero della Cgil contro il ´decretone’ di attuazione della delega sul lavoro.

Non a caso Pezzotta ha precisato che ´l’accordo è in continuità con il patto per l’Italia, non firmato dalla Cgil’, mentre Maurizio Castro (Electrolux) ha parlato di ´fiommizzazione della Cgil’.

- Il nodo articolo 18. Ma il nodo più difficile adesso è il referendum sull’articolo 18, appoggiato dalla Cgil che si è schierata sul sì e contrastato da tutto il fronte imprenditoriale e dal resto dei sindacati, che anche ieri hanno invitato associati e iscritti a non andare a votare. Anzi, Parisi ha aggiunto che ´sarebbe un atto di civiltà abolire l’articolo 18, visto che il resto dell’Europa non ce l’ha’.

Il percorso verso la convergenza è in salita, quindi, nonostante Pezzotta stesso abbia ricordato che si sono firmati, insieme, 56 contratti, e che insieme si sta per presentare una proposta economica al governo.