«Il Patto di Milano esempio di dialogo»

06/05/2002





Per Panzeri, segretario della Cgil, intesa importante
«Il Patto di Milano esempio di dialogo»
MILANO – Con la firma del Patto per il lavoro di Milano si apre un nuovo capitolo delle relazioni sindacato-imprese nel capoluogo lombardo. Ma l’intesa siglata, anche se di portata locale, potrebbe rappresentare un esempio di dialogo a livello nazionale in un momento di tensione. Di questo è convinto il segretario generale della Cgil milanese, Antonio Panzeri, che spiega i contenuti e i principi ispiratori dell’intesa: «Si tratta – dice il sindacalista – di un accordo cornice che va implementato, ma va messo in evidenza che sono stati individuati e definiti gli obiettivi da raggiungere». Miglioramento dell’occupabilità di Milano e del tasso di occupazione che si deve avvicinare agli standard europei, maggiore attenzione ai lavoratori delle fasce deboli come donne, disoccupati over 40 e immigrati, lotta al sommerso, formazione di qualità. Sono questi alcuni obiettivi individuati, ma Panzeri spiega il respiro più ampio che potrebbe derivare dal nuovo accordo: «Questa è un’intesa-quadro che se "riempita" correttamente può produrre una generale discussione sui temi più generali della città, come quella relativa alle aree dismesse. L’accordo è importante, inoltre, perchè consente di coniugare i temi del lavoro e dell’occupazione con la dimensione sociale della città. È un confronto utile per arrivare a individuare un Welfare di natura locale». Sul cambio di rotta della Cgil, confederazione che non aveva aderito al Patto per il lavoro firmato nel febbraio 2000 dalle altre organizzazioni sindacali, Panzeri spiega che la nuova intesa costituisce un documento diverso dal precedente: «Non c’è stato alcun cambio di rotta della Cgil – chiarisce Panzeri -. Con l’ultimo accordo si apre una nuova fase dei rapporti sociali, anche perchè sono stati messi al centro della discussione i diritti delle persone. Il vecchio Patto rischiava di provocare deroghe contrattuali inaccettabili e una possibile discriminazione dei lavoratori immigrati a scapito di quelli non immigrati». Una parola su tutte – secondo Panzeri – può essere abbinata al contratto firmato giovedì a Palazzo Marino: «Qualità. L’accordo si ispira alla qualità dell’occupazione, del sistema produttivo, delle performance industriali, e soprattutto della formazione, indispensabile per affrontare con successo i mutamenti sociali. In questo fase – afferma il sindacalista della Cgil – c’è maggior bisogno di qualità che di flessibilità». Panzeri ribadisce la disponibilità al confronto con gli industriali, ma poi risponde al presidente di Assolombarda, Michele Perini che, sul Sole-24 Ore di ieri, aveva detto: «Se Cofferati ragionasse come Panzeri non ci sarebbe il clima di conflittualità». «In questa fase – ribatte Panzeri – sarebbe utile che le parti sociali si limitassero a esprimersi sui contenuti dell’intesa evitando le strumentalizzazioni per affrontare questioni personali».

Luca Vitale
Sabato 04 Maggio 2002