Il passo doppio di Epifani: riempire le piazze e ricucire con Cisl-Uil

18/10/2002





18 settembre 2002

1- l passo doppio di Epifani: riempire le piazze e ricucire con Cisl-Uil
2- IL COMMENTO: Un «dovere d’ufficio» per il nuovo leader



                IL NEO SEGRETARI

Il passo doppio di Epifani: riempire le piazze e ricucire con Cisl-Uil

La propaganda a tappeto e le contraddizioni del governo. L’appello dei 41 sindaci. Il ruolo di Costa

      ROMA – Savino Pezzotta con un’immagine presa dal mondo hi-tech ha definito la piattaforma dello sciopero generale Cgil di oggi «un file aperto dentro il quale ogni giorno si metteva qualcosa di nuovo». E un fondo di verità l’affermazione del segretario generale della Cisl ce l’ha. Solo una decina di giorni fa parlando con i dirigenti della Cgil si percepiva un certo disagio, la paura di aver gettato il cuore oltre l’ostacolo. Da qui la scelta di affastellare nella piattaforma qualsiasi elemento fosse utile ai fini della mobilitazione. Negli ultimi giorni però l’umore dei cigiellini è cambiato, vuoi perché la confederazione ha gettato tutto il peso della propria organizzazione nella campagna di propaganda vuoi perché le contraddizioni degli avversari hanno aperto spazi e orizzonti nuovi. La legge sulle modifiche dell’articolo 18 giace in Parlamento e sui giornali invece impazza la crisi della Fiat. Leghisti e centristi si sono contrapposti duramente sugli incentivi alle imprese che operano nel Mezzogiorno. Il governo e la Confindustria nonostante mille sforzi non riescono a ricucire lo strappo fiscale. Ma oltre a utilizzare le contraddizioni degli altri, Guglielmo Epifani, all’esordio da segretario generale, si è mosso con grande cautela. È vero che non ha trovato il destro per rinviare lo sciopero e giocarselo meglio, ma ha tessuto una tela di relazioni per rompere almeno in parte l’isolamento in cui era piombata la Cgil dopo l’esclusione dal Patto per l’Italia. L’appello sottoscritto da quarantun sindaci e governatori ulivisti contro la Finanziaria e per l’unità sindacale ha rappresentato un puntello importante per la Cgil. E che sia stato un sindaco della Margherita, il veneziano Paolo Costa, a spendersi più di altri ha dato a Epifani motivi di conforto. Subito dopo la Cgil ha ripreso addirittura a dialogare con la Confindustria e uno degli uomini più vicini al presidente Antonio D’Amato, il responsabile per il Mezzogiorno Rosario Averna, si è recato in Cgil per partecipare a un convegno sul Sud nel quale si sono registrate significative convergenze.
      Anche con Cisl e Uil i contrasti si sono fatti meno infuocati. Il primo sciopero in Fiat è stato indetto e gestito unitariamente e probabilmente ciò varrà anche per i successivi. Anche per quanto riguarda il merito della vicenda torinese le tre confederazioni hanno detto cose simili: il piano aziendale va ritirato e non crediamo a uno statalismo di ritorno. È vero che il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, ha bollato lo sciopero di oggi come «inutile e dannoso» ma Pezzotta nelle polemiche è stato più contenuto, scontando anche che qualche cislino qua e là finisca per scioperare anche lui. Il vero ostacolo che si frappone a una ripresa organica dei rapporti interconfederali è la valutazione sul Patto per l’Italia. Da ritirare per Epifani, da valorizzare per gli altri due leader.
      La parola, almeno per oggi, passa alle piazze. Se la Cgil le riempirà, il mondo politico-sindacale non potrà non prenderne atto. E dal giorno dopo ci sarà lavoro per i pontieri, per coloro che tenteranno di ritessere la tela dei rapporti tra le confederazioni. Epifani, esibendo il caso dei sindaci, dei nuovi rapporti con la Confindustria e delle mobilitazioni unitarie sulla Fiat, potrà dire di non avere atteso il 18 ottobre per dare un’impronta alla sua segreteria. Sarà interessante vedere se qualcuno in Confindustria o nelle altre confederazioni sarà disposto a concedergli un’apertura di credito.
Dario Di Vico


Economia



IL COMMENTO
Un «dovere d’ufficio» per il nuovo leader

      Uno sciopero generale probabilmente inutile, sicuramente fuori tempo. L’astensione dal lavoro proclamata dalla Cgil fa riferimento al Patto per l’Italia e alla modifica dell’articolo 18, in materia di licenziamenti. Si sciopera cioè contro un provvedimento legislativo annunciato ma che non è ancora nemmeno arrivato in Parlamento (se ne parlerà forse a febbraio) e contro un accordo raggiunto nel luglio scorso da governo e parti sociali (Cgil esclusa) ma che ancora non è stato firmato. Nel frattempo (lo sciopero è stato proclamato quattro mesi fa) la congiuntura economica è peggiorata, è esplosa la crisi dell’auto, il rapporto tra governo e Confindustria si è deteriorato anche in seguito al varo di una legge finanziaria 2003 che gli imprenditori hanno criticato perfino più duramente dei sindacati. Bloccare un Paese non è cosa da poco, lo si fa per un motivo estremo. La stessa Cgil, sapendo che la tensione sull’articolo 18 è andata scemando (governo e industriali sono oggi meno determinati a combattere una battaglia che avrà alti costi politici e un’efficacia pratica assai dubbia), ha cercato altra benzina per alimentare il falò dello sciopero: la finanziaria, il Sud, la Fiat. Uno sciopero che il neoleader Epifani, che ha già ripreso a tessere il dialogo con le altre confederazioni e con gli stessi imprenditori, ha dovuto confermare quasi per «dovere d’ufficio». Da domani, probabilmente, si volta pagina.