Il part time non penalizza la pensione

16/12/2002





16 dicembre 2002

NORME E TRIBUTI


Il part time non penalizza la pensione

Previdenza - Tutte le conseguenze sugli assegni per chi ha un rapporto di lavoro flessibile: orizzontale, verticale oppure ciclico


I contratti di lavoro a tempo parziale sono sempre più diffusi in questi tempi. Genitori che devono accudire i figli, lavoratori che vogliono dedicarsi ad altre attività diverse da quelle che svolgono da anni, o altre situazioni legate comunque alla flessibilità: questi lavoratori si chiedono quale sarà il loro trattamento pensionistico e, in particolare, se vi sono delle differenze per determinare il diritto e la misura dello stesso trattamento rispetto al contratto di lavoro a tempo pieno. Facciamo allora un riepilogo della materia, con particolare riferimento alle caratteristiche principali concernenti l’aspetto contributivo e pensionistico. L’articolo 5, comma 11 del decreto legge 30 settembre 1984, n. 726, convertito nella legge 19 dicembre 1984, n. 863, abrogato dall’articolo 11 del decreto legislativo 61/2000, che ha lasciato però inalterato il dettato letterale della disposizione, prevedeva che «nel caso di trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale e viceversa, ai fini della determinazione dell’ammontare del trattamento di pensione, si computa per intero l’anzianità relativa ai periodi di lavoro a tempo pieno e proporzionalmente all’orario effettivamente svolto l’anzianità inerente ai periodi di lavoro a tempo parziale. La predetta disposizione trova applicazione con riferimento ai periodi di lavoro successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto», cioè alla data del 6 gennaio 1985. È da sottolineare che l’articolo 9 del decreto legislativo 61/2000 – il cui articolo 11, come accennato in precedenza, ha abrogato l’articolo 5 della legge 863/84 – ha di fatto riportato quanto contenuto nel comma 11 dell’articolo 5 della stessa legge. Con sentenza 202 del 24-28 maggio 1999, pubblicata sulla «Gazzetta Ufficiale» 22 del 2 giugno 1999, la Corte costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale delle disposizioni in esame in riferimento agli articoli 3 e 38, comma 2 della Costituzione; e questo nella considerazione che tale normativa va riferita non solo al caso di trasformazione del rapporto di lavoro ma anche ai rapporti di lavoro a tempo parziale sorti come tali dall’inizio. La Corte costituzionale ha, tra l’altro, osservato che «parte considerevole della giurisprudenza di merito e della dottrina nonché, successivamente all’ordinanza di rimessione, la stessa Corte di legittimità, al fine di escludere tale apparente limitazione, hanno valorizzato la ratio legis, desunta dall’intero testo e dall’origine storica della legge, individuandola nell’intento di agevolare anche sul piano previdenziale il modulo lavorativo del tempo parziale. In questa prospettiva, è stato osservato che una talmente chiara finalità della normativa impone di leggere la denunciata norma come riferita anche, ma non solo, al caso di trasformazione del rapporto: nel senso che il legislatore, disciplinando una peculiare fattispecie suscettibile di creare dubbi per il permanere dell’unicità del rapporto lavorativo, ha nel contempo fissato una regola valida per tutte le ipotesi di rapporto a tempo parziale». Si ricorda che la Corte di cassazione, con sentenza 11.482 del 1997, aveva già ritenuto applicabile la disciplina della legge n. 863/1984 anche ai rapporti di lavoro part-time sorti come tali dall’inizio. Di conseguenza, avremo che il meccanismo di computo proporzionale dell’anzianità contributiva relativa ai periodi di lavoro a tempo parziale successivi al 6 gennaio 1985 (data di entrata in vigore della legge di conversione 19 dicembre 1984, n. 863) deve trovare applicazione non solo nei casi di trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale e viceversa, ma anche nei casi di rapporti di lavoro a tempo parziale sorti ed estinti come tali.
a cura di Aldo Forte