IL PART TIME A colloquio con Mario Resca, presidente della McDonald’s Italia, IlSole24Ore

Dal Sito de IlSole24Ore le normative in materia di Part Time
http://www.ilsole24ore.com/art.jhtml?codid=22.0.14594405


IlSole24Ore

IL PART TIME

L’intervistaAlleggerire vincoli e oneri sociali per far decollare il part time

A colloquio con Mario Resca, presidente della McDonald’s Italia

L’80% dei dipendenti McDonald’s Italia è assunto con contratto part time a 24 ore settimanali. Il lavoro a tempo parziale è la forma contrattuale prevalente nei 116 paesi in cui la multinazionale è presente. In Italia i vincoli sull’orario e gli elevati costi del lavoro hanno creato qualche difficoltà. La rigidità normativa è stata in parte superata quando il ministero del Lavoro, nel “98, nella risposta a un quesito della McDonald’s, ha aperto la possibilità di rendere flessibili le fasce orarie, con il consenso del lavoratore. Ma "si può fare molto di più" dice il presidente della McDonald’s Italia, Mario Resca, che in questa intervista al Sole 24 Ore On Line sollecita più flessibilità e la riduzione degli oneri sociali.

Perché la McDonald’s preferisce il part time? Quali vantaggi offre?
Offre il vantaggio di poter essere più vicini alle esigenze del cliente, di poterlo servire meglio. I flussi della nostra clientela cambiano durante le varie ore della giornata e nei vari giorni della settimana. Il part time ci consente di adattare il numero di dipendenti, e quindi il servizio, in funzione delle richieste del cliente. In tutto il mondo abbiamo un milione e mezzo di dipendenti, di cui 1 milione e 200mila sono part time. In Italia abbiamo 9mila persone, l’80% dei quali sono part time.

Oltre a essere part time, si tratta di contratti a termine o ad interim?
No, da noi il part time non è un lavoro precario. E’ un lavoro a tempo indeterminato, che viene regolarmente retribuito. Solo in alcuni casi, ad esempio nelle località di villeggiatura estiva, c’è una parte di lavoro stagionale. Usiamo ovviamente l’apprendistato, i contratti di formazione e lavoro e le agevolazioni per i disoccupati di lunga durata. Usiamo tutto quel poco che ci offrono le norme attuali.

Il ministero del Lavoro, lo scorso anno, ha aperto un varco nella rigidità delle norme sul part time. Questa apertura funziona?
Purtroppo l’attuale normativa sul lavoro part time prevede che il dipendente, quando viene assunto, abbia una determinata fascia oraria. Quella fascia oraria teoricamente rimane tale per tutta la vita, salvo accordi diversi in sede di contrattazione. Molti nostri dipendenti sono studenti o giovani che aiutano i genitori. In funzione delle reciproche esigenze, concordiamo con loro dei piani di lavoro settimanali o mensili di presenza sul posto di lavoro. Abbiamo chiesto e ottenuto dal ministero del Lavoro di poter cambiare i piani di orario che facciamo mensilmente con i dipendenti: la variazione può essere fatta con la loro controfirma.

Inizialmente aveva lamentato resistenze da parte degli Ispettorati del lavoro. Sono state superate?
C’erano problemi nell’applicazione della norma. Alcuni ispettorati hanno fatto resistenza. Il recepimento di questa norma non è stata immediato, ci è voluto un po’ di tempo.

Ritiene comunque necessario modificare la normativa per rendere più flessibili gli orari o questo modus vivendi va bene?
Questo modus vivendi può andare bene per il momento. Ma in tutto il mondo sul part time abbiamo più flessibilità, ovviamente sempre concordata con i dipendenti. In Italia c’è ora un compromesso che funziona, ma si può fare molto di più con una flessibilità maggiore. Il part time è un eccellente modo per aumentare l’occupazione e anche per ringiovanire il mercato del lavoro.

Un recente decreto del ministero del Lavoro prevede sgravi contributivi per le assunzioni part time. Sono incentivi sufficienti?
Va fatto veramente molto di più. In Italia il carico contributivo che pesa sul costo del lavoro è penalizzante. Il part time può essere incentivato con un’adeguata politica di fiscalizzazione degli oneri sociali. Bisogna ridurre gli oneri accessori, spesso improduttivi e poco efficienti. Non si tratta di ridurre i salari, è un problema di efficienza fiscale e contributiva. Generalmente gli incentivi sono mirati solo all’assunzione o ai primi anni di occupazione. Oppure all’industria. Ad esempio, nel Sud abbiamo aperto molti ristoranti. Siamo anche entrati in alcuni contratti d’area. Ebbene, normalmente gli incentivi sono rivolti all’industria e non al commercio: noi stiamo cercando di negoziare perché queste provvidenze vadano anche al commercio. Siamo un fattore di sviluppo. Quando apriamo un ristorante noi, occupiamo una cinquantina di ragazzi. Con un milione netto al mese di un contratto part time i giovani al Sud si sposano, mettono su famiglia.

Quante sono le assunzioni part time del ’99?
Parecchie. Entro la fine dell’anno avremo aperto 50 nuovi ristoranti. Questo significa solo nel “99 l’assunzione di 2.500 persone, di cui 1.800-2.000 part time. Sono posti di lavoro veri. In pochi anni siamo arrivati a 9mila dipendenti. Abbiamo creato 110 franchisee, che sono i gestori dei nostri ristoranti: manager disoccupati o in difficoltà che abbiamo riciclato e abbiamo fatto diventare imprenditori. In più abbiamo un indotto di 3mila persone tra fornitori, costruttori, aziende che fanno manutenzione.

La staffetta tra anziani e giovani con il part time è una novità che vi può interessare oppure no?
L’età media dei nostri dipendenti è molto bassa, quindi noi già noi assumiamo i figli. Stiamo comunque investendo e creando posti di lavoro con soldi nostri.