Il Parlamento Ue diviso sugli Ordini

23/10/2003



      Giovedí 23 Ottobre 2003

      NORME E TRIBUTI


      Il Parlamento Ue diviso sugli Ordini

      Rinviato il voto della mozione sulle professioni


      STRASBURGO – Lo spazio da riconoscere alla concorrenza nelle professioni intellettuali divide il Parlamento europeo. Che ieri ha rinviato all’inizio di novembre il voto sulle risoluzioni relative alla regolamentazione del settore. Si è dunque evitata la conta tra la posizione di liberali e socialdemocratici, da una parte, e quella dei popolari, dall’altra. I primi, sia pure con diverse sfumature, ritengono necessario spingere sulla liberalizzazione; per gli altri, invece, l’obiettivo di promuovere la concorrenza va conciliato, esaminando il singolo caso, con quello di mantenere norme etiche proprie a ciascuna professione. La pausa dovrebbe consentire di verificare se esistono le condizioni per arrivare a una posizione, magari più sfumata, ma condivisa, soprattutto per far sentire la voce del Parlamento rispetto alla Commissione Ue. Martedì prosssimo, infatti, a Bruxelles si terrà la conferenza indetta dal commissario europeo alla Concorrenza, Mario Monti, mosso dal sospetto che la regolamentazione rappresenti, in molti casi, una protezione per i professionisti e non risponda, invece, all’esigenza di garantire gli utenti. In ciò venendo meno ai principi affermati dalla Corte di giustizia, secondo la quale l’interesse generale può giustificare "deroghe" al principio generale della concorrenza, purché esse non siano sovradimensionate rispetto all’obiettivo. D’altra parte, le risoluzioni fanno seguito alla risposta di Monti all’interrogazione presentata dai parlamentari Ppe Klaus-Heiner Lehne, Othmar Karas, Giuseppe Gargani e Stefano Zappalà. Le tre risoluzioni, in ogni caso, riconoscono «le esigenze etiche e professionali necessarie per una corretta prestazione», per usare le parole del socialista Manuel Medina Ortega. L’8 ottobre, davanti al Parlamento, anche il commissario Monti ha concesso che nel settore delle professioni «si deve tenere assolutamente conto degli aspetti non economici ed esaminare accuratamente le ragioni che giustificano le differenti regolamentazioni». Tuttavia, se la disciplina non è proporzionata rispetto alla tutela dell’utente e alla garanzia della qualità della prestazione, «la Commissione e sicuramente gli stessi liberi professionisti dovranno fare tutto il possibile perché queste regolamentazioni siano sottoposte a una revisione». Rispetto a questo disegno, che punta anche a rendere più semplice la fornitura dei servizi transfrontalieri, la mozione presentata dai deputati popolari vorrebbe "ridurre" i confini. Quindi, si afferma che l’Ordine professionale non costituisce impresa o gruppo d’imprese, in quanto il suo orizzonte è l’interesse generale, e che le regole di concorrenza vanno applicate a un’associazione professionale solo quando essa agisce esclusivamente a vantaggio dei soci. La mozione difende poi le limitazioni alla pubblicità, che rappresentano una diga contro le azioni di imbonimento della clientela. Le tariffe obbligatorie, accompagnate da un sistema che coniughi formazione e competenze elevate con la garanzia dell’integrità morale, assicurano servizi adeguati. Proprio le tariffe, slegate dal risultato, sono tra i baluardi dell’indipendenza dei professionisti. La mozione dei popolari, infine, auspica l’autoregolamentazione da parte dei vertici professionali: il legislatore, infatti, avrebbe difficoltà a tenere il passo rispetto all’evoluzione del mercato dei servizi.

      M.C.D.