Il palazzo per Billè: pagato 12 milioni e promesso per 60

07/10/2005
    venerdì 7 ottobre 2005

    Pagina 21

    Alla Garlsson del finanziere romano sono stati già versati 39 milioni in febbraio dalla Confcommercio per la nuova sede a Roma

      Il palazzo per Billè: pagato 12 milioni e promesso per 60

      Mario Gerevini

        Sergio Billè, presidente della Confcommercio, ha siglato un contratto preliminare con Stefano Ricucci, suo ottimo amico, per comprare al prezzo di 60 milioni (ristrutturazione compresa) un immobile a Roma che sarà la nuova sede della confederazione. L’accordo è del febbraio di quest’anno e Confcommercio fin da subito, cioè al preliminare, ha versato 39 milioni alla Magiste Real Estate, proprietaria del palazzo di sei piani in via Lima, quartiere Parioli. Questo è quanto emerge dagli atti giudiziari, già noti, dell’inchiesta milanese su Antonveneta (interrogatorio di Ricucci, testimonianza di Billè).

        Riassumiamo, per apprezzare meglio il clamoroso (e un po’ sospetto) affare: data del contratto preliminare 19 febbraio 2005, prezzo concordato 60 milioni, 39 milioni versati subito da Billè dopo il prelievo da Banca Esperia.

        Perché è un affare clamoroso? Basta andare a vedere quanto aveva speso Ricucci. Non bisogna fare molta strada, una retromarcia di soli 52 giorni di calendario. E’ tutto scritto in un documento ufficiale della Magiste Real Estate che dice testualmente: «Nel mese di dicembre 2004 (il 29, ndr ) abbiamo acquistato l’immobile cielo-terra sito in Roma Via Lima 51/53 per euro 12.455.000 oltre Iva». Magiste l’ha pagato 12,4 milioni a fine dicembre (a vendere è il gruppo Popolare Lodi) e meno di due mesi dopo l’ha ceduto per 60 milioni.

          Dunque, non solo una rivalutazione del 500%, ma nella trattativa Ricucci è riuscito addirittura a incamerare 39 milioni al preliminare. E’ probabile che nell’importo pesi in modo consistente la ristrutturazione. Ma fino a 40-45 milioni?

          Non c’è possibilità di verifica, la Confcommercio è un muro di silenzio e rimanda ai due comunicati ufficiali dei giorni scorsi. Nel primo (28 settembre) la giunta «ribadisce piena fiducia e solidarietà al presidente», ma nessuno allora sapeva della vicenda, né è stato informato successivamente. Strano per una simile operazione.

          Nel secondo comunicato Billè dice che ogni iniziativa è stata presa «nell’esclusivo interesse» della confederazione. Niente di più. Alla fine non si riesce nemmeno a sapere se c’è stata una perizia, e, in buona sostanza, non si sa quali siano le ragioni (se ve ne sono) dell’esplosione del prezzo e della fretta nel «regolare» l’anticipo. Tanta fretta da far nascere dubbi sulla reale natura dell’operazione: una vera compravendita immobiliare o un finanziamento camuffato a Ricucci? Poi non è chiaro a quali fondi (e di quale provenienza) abbia attinto Billè per pagare Ricucci.
          Sono della Confcommercio? In compenso si sa che il generoso acconto di 39 milioni è finito dritto dritto nella Garlsson, l’oscura società off-shore finanziata dalla banca di Gianpiero Fiorani e utilizzata dall’immobiliarista romano per nascondere pacchetti rilevanti di Antonveneta e Rcs. E’ una coincidenza, forse, ma la benzina per mettere in moto la Garlsson è arrivata proprio da Billè. E febbraio per il tandem Ricucci-Fiorani è stato decisivo per delineare le strategie di scalata su Antonveneta e Rcs.

          A questo punto viene da chiedersi che cosa è successo dopo il contratto preliminare del 19 febbraio. Confcommercio è diventata proprietaria della sua futura sede? C’è stato il rogito? Sì, c’è stato il 22 marzo. Ma tra due società di Ricucci: la Magiste Real Estate che ha venduto il palazzo di via Lima alla Magiste Property. E i 39 milioni di Billè/Confcommercio? Boh, li ha ingoiati Garlsson.

          La situazione oggi è questa: l’immobile è sempre di Magiste Property che a metà luglio è andata in Comune per aprire la pratica di ristrutturazione (numero di protocollo 46268).

          E pensare che Assitalia vendette Via Lima 51 a Ricucci nel 2000 per 11,7 miliardi di lire. Poi il palazzo è finito a un’altra società dell’immobiliarista che quattro mesi dopo (aprile 2001) l’ha venduto a Gnutti che l’ha girato alla Popolare Lodi che l’ha rivenduto (dicembre 2004) a Ricucci che l’ha promesso a Confcommercio e contemporaneamente l’ha rigirato a un’altra sua società. Non si capisce se in questa giostra di rogiti e preliminari sono tutti «furbetti» o se alla fine c’è anche qualche «fesso del quartierino».

            mgerevini@corriere.it