Il Paese si ferma contro Berlusconi

26/03/2004


  Sindacale




26.03.2004
Il Paese si ferma contro Berlusconi

di Giampiero Rossi


«Sarà lo sciopero più grande, più partecipato» da quando c’è il governo Berlusconi. Alla vigilia dello stop che oggi coinvolge tutto il mondo del lavoro, Cgil, Cisl e Uil hanno questa convinzione; perché mai negli ultimi anni le assemblee dei lavoratori sono state così affollate e dense di preoccupazione per un paese che, senza una drastica inversione di rotta – denunciano i sindacati – rischia di avviarsi verso un «inesorabile declino».

Ma un’altra, grande preoccupazione aleggia sulla protesta: quella del terrorismo. Prefetture e questure sono state allertate in tutta Italia dal dipartimento di pubblica sicurezza, che invita tutti gli uffici territoriali, con particolare attenzione a Roma, alla massima allerta. Ma l’allerta riguarda tutte le città in cui verranno organizzati cortei e comizi di esponenti sindacali. Sono infatti previste 55 manifestazioni in altrettante città, da Alessandria a Taranto, da Trieste a Cagliari. E anche i tre i leader sindacali hanno organizzato i loro comizi in tre diverse città: Guglielmo Epifani a Palermo, Savino Pezzotta a Milano e Luigi Angeletti a Roma. Per questo il telex è stato inviato a tutte le prefetture, le questure e i comandi provinciali dei carabinieri, con l’invito alle forze dell’ordine a porre «la massima attenzione», in una giornata nella quale si fermeranno, per quattro ore, banche, uffici postali e scuole, ma anche i trasporti, dai treni agli autobus (8 ore per scuola, pubblico impiego, commercio e in Lazio e Sicilia) . Una paralisi che potrebbe essere sfruttata per organizzare “gesti dimostrativi”.

Ma il mondo del lavoro si ferma comunque. Per chiedere una svolta radicale nella politica economica del g overno e per dire no a una riforma delle pensioni giudicata «iniqua e inaccettabile». A migliaia , oggi, i lavoratori, i pensionati, gli studenti scenderanno in piazza in tutte le principali città italiane. Solo a Roma, in piazza del Popolo sono attese almeno 80-100.000 persone. Altrettante se ne prevedono in piazza Duomo a Milano, dove parlerà il leader della Cisl Savino Pezzotta, mentre a Palermo, in piazza Politeama, ci sarà il numero uno della Cgil Guglielmo Epifani. «Puntiamo a confermare i numeri dell’ultimo sciopero generale, quello del 24 ottobre – spiega Mauro Guzzonato, a capo della macchina organizzativa della Cgil – m a credo proprio che andremo oltre». Anche per il segretario organizzativo della Cisl, Sergio Betti, i dati nelle mani dei sindacati «dicono che l’adesione allo sciopero e alle manifestazioni sarà massiccia». Del resto, ironizza il capo organizzativo della Uil, Carmelo Barbagallo, «Berlusconi riesce sempre a riempire le piazze. Quando si stancherà di fare politica lo potremmo assumere».

È uno sciopero non solo contro la politica del g overno, ma soprattutto – come hanno più volte ripetuto i leader di Cgil, Cisl e Uil – per sostenere la piattaforma messa a punto unitariamente. Proposta con cui si suggerisce la via per uscire dalla crisi e per rilanciare il p aese, lo sviluppo, la competitività, puntando innanzitutto su formazione, ricerca e innovazione. «Servono una vera politica industriale, un nuovo patto fiscale che faccia pagare le tasse a chi si è arricchito e avvantaggiato in questi anni, e un’estensione dei diritti ai lavoratori, soprattutto atipici e precari», spiega Epifani, per il quale, «in caso contrario, il paese andrà indietro».

Alla vigilia dello sciopero sono arriva ti, tra l’altro, i dati Istat sul calo del fatturato e degli ordinativi nell’industria italiana a gennaio: «Sono dati che motivano lo sciopero», commenta il numero due della Uil, Adriano Musi, per il quale «il governo deve cambiare agenda e non può pensare che l’unico problema sia tagliare. Il vero problema è come rilanciare sviluppo e occupazione». C’è poi la riforma previdenziale: «Alzare obbligatoriamente l’età pensionabile non è socialmente sostenibile», ribadisce il leader della Cgil, spiegando che «la proposta alternativa ce l’abbiamo, e si basa sul principio dell’innalzamento volontario e incentivato».

I l ministro del Welfare Roberto Maroni liquida così la proposta sindacale : « Accogliendola tutta ci sarebbe un aumento della spesa pari a 3 punti di Pil». Ma il vicepremier Gianfranco Fini, pur giudicando «sbagliato» lo sciopero, assicura che il governo convocherà i sindacati «in data da definire». Ma, spiega, «per avviare una discussione su competitività, sviluppo e salari». Sulle pensioni, invece, c’è poco da discutere.

Reazioni diverse dal centrosinistra: secondo il segretario dei Ds, Piero Fassino, «lo sciopero generale unitario rappresenta per gli italiani e per l’intero paese un’occasione essenziale per cambiare l’agenda politica, e per riscrivere le priorità sociali e di sviluppo a lungo disattese da questo g overno». E Renzo Innocenti, vicepresidente gruppo Ds alla Camera, aggiunge: «Il paese è allo stremo, la protesta farà cambiare strada al governo. I dati sul fatturato industriale dimostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, che il governo ha sbagliato tutto nella gestione dell’economia del Paese».