Il nuovo welfare «chiama» le Casse

04/04/2011

È possibile realizzare politiche previdenziali e assistenziali che, sotto il profilo dell`adeguatezza delle prestazioni, siano capaci di garantire il mantenimento di tenori di vita adeguati, di prevenire l`esclusione sociale e di promuovere la solidarietà? È possibile immaginare un sistema di previdenz a "privata" che, insieme all`adeguatezza delle prestazioni, abbia come Priorità assoluta la sostenibilità dei conti?
Le Casse dei professionisti, sia pure con diversa tempistica, hanno ormai focalizzato la centralità del binomio adeguatezza-sostenibilità. Lo hanno fatto, e lo stanno tuttora facendo, a colpi di riforme, di correzioni e di modifiche. Cercando di esercitare quell`autonomia che è stata loro riconosciuta oltre i 5 anni fa. Così molti enti hanno (per tempo) abbandonato la via del sistema retributivo a favore del più equilibrato (ma meno vantaggioso per gli iscritti) contributivo. Oppure hanno stretto la via d`uscita delle pensioni di anzianità. O, ancora, hanno modificato i requisiti per la vecchiaia. Tutti interventi richiesti dal buonsenso, prima ancora che dalle leggio dalle autorità vigilanti.
Non un punto di arrivo, ma quello di una nuova partenza. Tanto più ora che gli enti previdenziali privatizzati sono chiamati con insistenza ad allargare il proprio raggio d`azione: dalla previdenzain senso stretto a quel "nuovo welfare", o welfare mix, fatto di interventi assistenziali, tutela sanitaria, servizi alla persona, in una prospettiva di sussidiarietà, e tenuto conto delle nuove dinamiche demografiche, economiche e del mercato del lavoro professionale.
L`invito è arrivato direttamente dal ministro del Lavoro Maurizio S ac coni, che ha chiesto alla Casse di partecipare attivamente alla promozione di un nuovo modello sociale.
Glienti, va detto, non sivoglionotirare indietro. Tuttavia chiedono, a loro volta, una mano allo Stato, per esempio attraverso l`abbassamento ella tassazione sugli investimenti (oggi al 12,5% e che gli enti chiedono da tempo di portare all`u,5%, come accade aifondiintegrativi). Certo, i nuovi scenari devono diventare lo stimolo per una gestione più oculata e attenta, volta a individuare nuovi strumenti che favoriscano e incentivino politiche premianti per gli iscritti nel rispetto del vincolo di sostenibilità. Una gestione che sappia bilanciare questo binomio, per garantire pensioni adeguate. Pensioni che però, con gli attuali versamenti contributivi, rischiano di restare basse per molti
professionisti. Basti pensare che – secondo alcune stime – con la pensione contributiva, un professionista, che ha iniziato a lavorare nel 2004 e versa un contributo soggettivo del io% per quarant`anni, potrebbe ricevere una pensione inferiore ad un quarto del suo ultimo reddito, in,assenza di opportuni provvedimenti sul fronte dell`adeguatezza. Consapevole di questo problema, la Cassa dei commercialisti da tempo sta lavorando per implementare adeguati strumenti che non.solo favoriscano una maggior equi à intergenerazionale, ma che al tempo stesso possano fungere da incentivo per favorire l`utilizzo di aliquote contributive più adeguate. Il provvedimento
deliberato dall`assemblea dei delegati nel giugno 2008 prevede tra l`altro un meccanismo per incentivare i giovani iscritti a versare contributi soggettivi superiori al minimo (10%). L`obiettivo è arrivare a un sistema premiale, nel quale chi sceglie di versare l`aliquota massima (17r0 avrà accreditata sulla propria posizione individuale una quota più elevata di contributo integrativo, quota che diminuirà, fino ad azzerarsi, per chi opta per il versamento minimo (la delibera è stata sottoposta al vaglio dei mini stesi vigilanti). l`impatto che un meccanismo di questo tipo potrebbe avere sulle pensioni contributive è rilevante: senza integrativo chi sceglie di versare l`aliquota massima (r7%) per quarant`anni avrà una pensione pari a 143% dell`ultimo reddito, conuna quota di integrativo pari all`e o al 2% questa percentuale si alzerebbe rispettivamente a 147 e a 152 per cento. Anche la politica, a sua volta consapevole di questo problema, sta lavorando per cercare soluzioni; tra queste, il Ddl Lo Presti, che consentirebbe agli enti che adottano il sistema contributivo di elevare il contributo integrativo – addebitato al cliente in parcella – fino al 5% per riversarne una parte al montante individuale, migliorando così le prestazioni attese dagli iscritti. Il Ddl – approvato in commissione al Senato – attende ora il voto dell`aula e poi quello della Camera, dove un anno fa era già stato approvato praticamente all`unanimità (499 favorevoli e un contrario).
Queste tematiche offrono il destro per l`altro tema di grande attualità perle Casse, vale a dire quello dell`autonomia. Lo Stato, con la riforma del`96, ha di fatto affidato alle Casse una mission che ha come conseguenza logica la necessità di poter utilizzare le leve a loro disposizione in modo autonomo (certo, sotto i controlli istituzionali necessari per scongiurare gestioni non corrette). Autonomia in cambio di responsabilità, è questa – in definitiva – la richiesta delle Casse. Richiesta che, anche a causa di qualche interpretazione giurisprudenziale ardita, è troppo spesso rimasta inascoltata