Il nuovo Tfr in naftalina per due anni

25/11/2005
    venerdì 25 novembre 2005

      Pagina 2 – Primo Piano

      RIFORMA L’ESECUTIVO TROVA IL COMPROMESSO SUL TESTO DI MARONI. AVVIO A GENNAIO 2008, INSIEME CON LE PENSIONI RIVISTE DUE ANNI FA

        Il nuovo Tfr in naftalina per due anni

          E i ministri litigano già per dividersi 1 miliardo e 400 milioni di risorse liberate col rinvio

            Alessandro Barbera

              ROMA
              Riforma sì, ma solo dal primo gennaio 2008. Dopo mesi di trattative prima con le parti sociali e poi all’interno del Governo, Roberto Maroni porta a casa l’unico compromesso possibile sul trattamento di fine rapporto. Passa lo schema proposto dal ministro del Welfare – il quale prevede un privilegio per i fondi di categoria sui piani previdenziali delle assicurazioni – ma la sua entrata in vigore slitta di due anni. «Se fosse entrata in vigore il primo gennaio 2006 avrei detto: sono felice. La riforma è stata approvata, sono soddisfatto». La mediazione, targata Giulio Tremonti, non ha trovato consenso unanime ma è passata: assente il premier per conflitto di interesse (è azionista Mediolanum), si sono astenuti tre ministri di Forza Italia (Pisanu, La Loggia e Micciché), un altro (Buttiglione) ha votato a favore con il mal di pancia.

                Il compromesso ideato dal superministro fa di necessità virtù: allinea la data di entrata in vigore della riforma del Tfr a quella delle pensioni varata due anni fa. «La riforma non serve né per prendere voti né per prendere soldi». Non dispiace alle imprese e nemmeno alle assicurazioni – che avranno più tempo a disposizione per prepararsi al nuovo regime – mentre ha fatto infuriare i sindacati, che ora temono modifiche successive per equiparare il trattamento dei fondi chiusi a quelli aperti.

                  Attacca l’opposizione, plaudono per il rinvio (ma solo nelle private stanze) quei deputati che a Montecitorio lamentano una Finanziaria fatta per quasi i due terzi di tagli alla spesa. Il mancato via libera al primo gennaio dell’anno prossimo mette infatti a disposizione sia le risorse del decreto fiscale (approvato ieri) che quelle del decreto competitività. Soldi che sarebbero dovuti servire soprattutto per compensare la perdita di liquidità alle imprese: più di 400 milioni per il 2006 e quasi un miliardo per il 2007. Fra i ministri ha messo subito le mani avanti Rocco Buttiglione, ancora in fibrillazione per i tagli subiti dal suo dicastero: «Quelle risorse vadano a favore dei beni culturali». Frenano subito il «mastino» della manovra per conto dell’Economia, il viceministro Giuseppe Vegas, e il responsabile credito di Forza Italia Guido Crosetto: «Dovrebbero andare al miglioramento dei saldi».

                    A meno di modifiche successive, dunque, il testo della riforma di Maroni resta invariato. In più è prevista una moratoria al 2009 per le aziende più piccole. Il primo gennaio 2008 scatterà il periodo transitorio di sei mesi durante i quali il lavoratore potrà decidere se lasciare il suo Tfr in azienda o se destinarlo ad un Fondo. Se non dirà nulla, per il meccanismo del «silenzio-assenso» la liquidazione sarà versata nella forma prevista dai contratti collettivi. Solo l’adesione al fondo chiuso (cioé quelli di categoria, gestiti da imprese e sindacati) permetterà al lavoratore di ricevere il contributo a carico dell’impresa.

                      I sindacati sono preoccupati che le compagnie assicurative tentino di modificare un meccanismo che così concepito avvantaggia i fondi chiusi. L’ex sindacalista Giuliano Cazzola ammette che ci sia questa possibilità: «Presumo che faranno ricorso alla Corte Costituzionale, perché la delega diceva cose diverse». Per di più, sottolinea Cazzola, nel frattempo arriverà una direttiva comunitaria che «sancirà un’equiparazione di trattamento che oggi non c’è».

                        «Una riforma che va nella giusta direzione», ha detto da Istanbul – dov’era impegnato per il business forum Confindustria-Ice – il numero uno degli industriali Luca Montezemolo. Un po’ più tiepido il numero uno dell’Abi Maurizio Sella: «Soddisfatti per il sì ma rammaricato per il rinvio». Durissimo invece il leader della Cgil Guglielmo Epifani: «Il rinvio è sostanzialmente una presa in giro». Sulla stessa linea il leader diesse Piero Fassino: «Non solo non si prendono decisioni, ma si raccontano anche frottole ai cittadini». Salomonico il leader di Concommercio Sergio Billé: «La riforma va bene se è un rinvio per rafforzarla. Speriamo che nessuno lavori per affossarla».