«Il nostro piano per salvare il Paese»

09/03/2004


  economia e lavoro


martedì 9 marzo 2004
«Il nostro piano per salvare il Paese»
Le priorità di Cgil, Cisl e Uil all’assemblea dei delegati di domani a Roma

Felicia Masocco

ROMA Dalla situazione economica alle pensioni passando per la politica dei redditi, il fisco, il Welfare con dentro tutto quanto sulla casa, la sanità e l’assistenza. Sono diciotto i punti in cui si articola il
documento dei sindacati che farà da piattaforma allo sciopero generale del 26 marzo. Ieri è stata giornata fitta di incontri e in serata Epifani, Pezzotta e Angeletti si sono incontrati in via Po, sede della Cisl per «gli ultimi dettagli», ha detto entrando il segretario della Cgil.
Sul fronte opposto mezzo governo si affanna col dire che lo sciopero «è inutile» (Marzano) o «sbagliato
e ingiustificato» (Maroni). E sempre dal ministro del Welfare l’affermazione secondo cui per la riforma
«non c’è spazio per ulteriori novità», il governo ha già dato, la parola ora è al Parlamento e qui ieri, si è registrata l’ennesima furberia della maggioranza.
È stato infatti deciso che oggi la riforma venga «incardinata» nell’aula di Palazzo Madama come aveva chiesto il governo tirandosi dietro gli strali dell’opposizione per lo «scippo» ai danni della commissione Lavoro del Senato cui spettava esaminare e approvare i subemendamenti. Il governo dunque accelera, ma in realtà la maggioranza è già pronta a chiedere che il provvedimento torni presto in commissione. Un tragitto un po’ machiavellico che si
spiega con una sola ragione. Ieri Tremonti ha incontrato a Bruxelles il commissario europeo agli affari economici Pedro Solbes, oggi vedrà gli altri ministri
economici e finanziaria dei Paesi comunitari: probabilmente è convinto di avere un biglietto da visita migliore se la riforma previdenziale è in calendario in
aula anziché nelle secche di una commissione
parlamentare. E ieri sera Solbes ha definito «incoraggianti» le notizie sulla riforma previdenziale italiana, mentre si è mostrato preoccupato per il «livello
del debito» e per «gli alti tassi di disoccupazione».
Tornando ai palazzi italiani, «il passaggio in aula – ha spiegato il presidente della commissione Lavoro di Palazzo Madama, Tommaso Zanoletti – si spiega con la necessità di dare un segnale forte da parte della maggioranza, quello che esiste la ferma volontà di approvare la riforma». «È un imbroglio» è il commento
di Gavino Angius presidente dei senatori diessini, «il governo ha bisogno di far vedere all’Ecofin e alla Ue che la riforma, che serve a fare cassa, approda in aula. Come se non si sapesse che questo è un inganno, visto che la maggioranza è divisa e che comunque la riforma
tornerà in commissione. Questo inganno – ha concluso Angius – può portare l’Italia a fare l’ennesima figuraccia in Europa». Angius ha riferito che oggi i Ds voteranno contro l’incardinamento.
I sindacati intanto vanno per la loro strada e limano il documento che domani sarà varato dall’assemblea nazionale dei quadri e delegati di Cgil, Cisl e Uil.
Sarà una piattaforma a tutto campo in cui il punto dedicato alla previdenza è lasciato per ultimo e non a caso: sono settimane che i leader di Cgil, Cisl e Uil
vanno dicendo che la fase di mobilitazione che si apre non può essere riconducibile alle sole pensioni, tema importante ma parziale rispetto a richieste e proposte
più complessive sulle politiche di sviluppo che possano aiutare il Paese a crescere e facciano da argine all’impoverimento che va colpendo ampie fasce della
popolazione. Cgil, Cisl e Uil battono molto sulla crisi occupazionale nelle grandi e medie imprese che peraltro
non si ferma ad esse ma procura il suo effetto domino sulla rete delle imprese piccole e micro: si insiste cioè sulla necessità di una politica industriale che in questi anni di governo di destra è stata la grande assente. L’obiettivo è infatti quello di agganciare la ripresa quando si riaffaccerà sul proscenio internazionale.
Ugualmente il Sud deve riprendere la sua corsa se vuole stringere la forbice col Nord: per questo serve il rilancio dei distretti industriali e della programmazione
negoziata. Per quanto riguarda la competitività, la piattaforma di Cgil, Cisl e Uil ricalcherà il documento siglato in giugno con Confindustria, mentre sulle
pensioni le osservazioni sono quelle stilate in dicembre. Più delicati i punti sul fisco e sulle politiche edistributive: si è molto discusso infatti se soggetto del
prelievo fiscale, ad esempio dovesse essere la famiglia (come richiesto dalla Cisl) oppure i singoli, uomini e donne, come proposto dalla Cgil. Quanto al modello
contrattuale (altro argomento su cui si registrano divergenze), ancora in tarda serata se ne discuteva, molto probabilmente il tema verrà rinviato ad un tavolo
di lavoro successivo.
Il documento sarà varato domani dai seimila delegati di Cgil, Cisl e Uil che domani si riuniscono al Palalottomatica di Roma. L’assemblea è la massima
struttura consultiva del sindacato unitario, l’ultima volta si riunì all’Eur, era il 14 febbraio del ‘78, l’assemblea
segnò una svolta nella politica sindacale, passò la linea della moderazione salariale per dare priorità alla crescita dell’occupazione. Per un esempio più «recente», ma di dimensioni ridotte (1200 delegati) si deve aspettare il ‘91 per un’assemblea anch’essa sui temi salariali.