Il nostro 11 settembre (B.Spinelli)

12/03/2004



12 Marzo 2004

IL NOSTRO 11 SETTEMBRE
di Barbara Spinelli
FINO all’ultimo il governo di Aznar ha creduto che l’orrore esploso a Madrid fosse stato ordito dall’Eta, l’organizzazione terrorista basca. Ma un orrore così vasto non poteva venire da quelle mani, quelle menti: quasi 200 morti, più di 1400 feriti, e dieci bombe che esplodono praticamente in simultanea in tre stazioni, la mattina presto, uccidendo tanta povera gente che andava al lavoro: tutto questo porta le impronte sempre più palesi di Al Qaeda, specialista impareggiabile nel crimine contro le popolazioni civili. E Al Qaeda ha già rivendicato l’orrore, secondo il giornale Al Quds pubblicato a Londra: nel mirino c’è il «cuore europeo delle crociate» – proclamano i firmatari della rivendicazione – e con quest’«operazione treni della morte» si vuol punire l’Occidente per le guerre contro l’Islam. In una stazione è stata trovata una camionetta con esplosivi e cassette declamanti versi islamici.
Aznar ha fatto di tutto per non crederci, ieri, tanto grande era lo spavento suscitato dall’idea di un 11 settembre islamico di segno europeo, alla vigilia delle elezioni di domenica: perché l’Eta unisce gli spagnoli attorno ai governanti, mentre Al Qaeda e l’Iraq l’allontanano da essi. Perché l’Eta è un mostro indigeno che si sa come combattere: è una sorta di mafia, a fianco della quale gli spagnoli vivono da quarant’anni. Questa volta invece tutto era così abissalmente diverso, indicibile. Non c’era familiarità alcuna col male: che non aveva preavvertito, che uccideva in massa l’umanità in quanto tale. E poi era strana e tremenda la coincidenza: le bombe che hanno sfigurato Madrid sono esplose l’11 marzo: esattamente due anni e mezzo dopo l’attentato alle Torri.
Fino all’ultimo la classe dirigente spagnola ha esibito questa certezza e coltivato questa speranza segreta. Ma per le immagini che si son viste, questo giovedì di morte ha tutta l’aria di essere l’11 Settembre non solo della Spagna, ma dell’Europa. È un undici settembre che varca l’Oceano, e si insedia in casa nostra. E’ la nuova Guernica globale, che il vecchio continente ha di fronte.
Non si era mai visto nei paesi dell’Unione un attentato così sanguinario. Nessuna banda di terroristi indigeni aveva mai colpito con tanta perizia, coordinando 13 ordigni per ottenere un assassinio di massa. A tre giorni dalle legislative spagnole, a pochi mesi dalle elezioni europee, ecco che il terrore islamico si fa vivo in Europa: con le sue armi destinate a incutere paura, a sfasciare il quotidiano farsi della politica, a scardinare il motore della democrazia che sono le campagne elettorali. E non è casuale, la Spagna scelta come bersaglio di Al Qaeda: Aznar ha fiancheggiato Bush, in Iraq, e già ha pagato con una decina di morti nel Golfo. Accanto all’Inghilterra, la Spagna è un ponte che lega il governo Usa agli stati europei che hanno voluto allearsi con Washington, nella duplice lotta contro il terrorismo e per il rivoluzionamento dell’Islam mondiale.
Non stupisce che i governanti spagnoli si siano aggrappati per tante ore all’Eta, nonostante tanti indizi di una Guernica islamica. Perché l’Eta è un nemico che conoscono, che sanno combattere, contro cui mobilitano masse di spagnoli: per domani, Aznar ha convocato una dimostrazione che adesso avrà una natura diversa dal previsto. Sarà la prima manifestazione europea contro Al Qaeda.
Comunque siamo di fronte a una svolta, perché il terrorismo è ora un male e una questione per l’intera Europa, e non solo per l’America. Perché l’Iraq e la politica Usa hanno diviso l’Unione europea, e ora si tratta di ritrovare un comune linguaggio, un comune modo di difendersi. Non siamo più alle prese con terrorismi locali, ma con un terrorismo-mondo.
Può darsi che Al Qaeda abbia trovato alleati in loco, oltre che cellule islamiste. Resta il fatto che l’11 marzo di Madrid continua e europeizza l’11 settembre. Comunque viviamo sotto il segno di quella data, e quell’orrore siamo costretti a riviverlo, in Europa, per la semplice ragione che ovunque esistono ormai gli imitatori di crimini siffatti. La tecnica dei terroristi rompe un ulteriore tabù, trasporta l’orrore dall’America all’Europa. È quello che constatava già Clausewitz: «Una volta abbattute le barriere del possibile, che prima esistevano solo nell’inconscio, è estremamente difficile rialzarle». Una volta compiuto un crimine come quello delle Torri, qualsiasi terrorista sarà tentato di infrangere le barriere, e di varcare oceani per spargere morte.