Il no di sindacati e imprese

24/09/2003

 

 mercoledì 24 settembre 2003
Pagina 6 – Economia
 
 
Il no di sindacati e imprese
Slitta la manovra, governo diviso su condono e pensioni
      Finanziaria, il varo rinviato a lunedì. Domani il tavolo sulla delega. Ora protestano anche le Regioni
      Cgil, Cisl e Uil vanno verso lo sciopero generale sulla previdenza. Confindustria: sviluppo non garantito

      RICCARDO DE GENNARO


      ROMA – Una Finanziaria che scontenta tutti, industriali e sindacati, Regioni ed enti locali. Il governo ha esposto ieri alle parti sociali (32 sigle) e alle autonomie locali le linee guida della legge finanziaria, annunciando che nel prossimo consiglio dei ministri, in programma non più venerdì ma lunedì prossimo (in extremis rispetto alla scadenza per il varo), darà il via libera – contestualmente – alla manovra economica e al maxi-emendamento alla delega previdenziale: «Sono due cose parallele, ma che si fanno insieme», ha precisato il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta.
      Di pensioni, ieri, non si è parlato: il governo – diviso su questo tema e vicinissimo alla spaccatura sul condono edilizio – ha infatti deciso di convocare domani, sempre a Palazzo Chigi, il «tavolo» di confronto con le parti sociali sulla previdenza. Qui probabilmente Maroni e Tremonti ufficializzeranno, tra l´altro, quanto anticipato a Dubai dal ministro dell´Economia, cioè l´innalzamento da 35 a 40 anni dell´età contributiva per le pensioni di anzianità a partire dal 2008. Ai sindacati, che ieri hanno confermato l´ipotesi di uno sciopero generale se il governo dovesse «mettere mano, peggiorandola, alla legge Dini», il governo sottoporrà un ventaglio di soluzioni nella speranza di spaccare il fronte, ad oggi compatto, di Cgil, Cisl e Uil. Anche ieri, infatti, sono proseguiti i contatti informali tra Tremonti e il leader della Cisl, Savino Pezzotta, il quale – nell´ambito della sua organizzazione – è costretto a fare i conti con coloro che giudicano la sua linea eccessivamente moderata.
      I sindacati – che non hanno ancora raggiunto una posizione unitaria sulla politica dei redditi e dunque si sono presentati all´incontro senza un documento comune – criticano merito e metodo della Finanziaria: in particolare, contestano il mancato confronto sulla costruzione della legge, limitato a un incontro, quello di ieri, dove «l´esposizione del governo è stata la più ermetica possibile e senza alcuna cifra», dice il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che giudica la Finanziaria «fortemente deludente». I sindacati sottolineano che le risorse destinate allo sviluppo sono poche e mal distribuite e che «l´invarianza della spesa pubblica sul Pil nasconde una riduzione di fatto della spesa sociale».
      Anche la Confindustria manifesta forti critiche: «Non è una Finanziaria di sviluppo – dice il direttore generale, Stefano Parisi – il che per noi significa concentrare le risorse che ci sono su pochi strumenti certi». Gli industriali contestano, in particolare, la mancanza di certezze sugli investimenti pubblici, anche per quanto riguarda il futuro profilo tariffario, nonché la «confusione» sui provvedimenti a sostegno di ricerca e innovazione. «La crescita all´1,9 per cento nel 2004 è un obiettivo ambizioso, ma può essere raggiunto solo con una politica di sviluppo», aggiunge Parisi. Il quale osserva che Confindustria è molto preoccupata per il fatto che è «in discussione il rating del debito dell´Italia». Quanto alle pensioni, Parisi confida che domani «Tremonti ci presenti una riforma che funziona».
      Delusi gli enti locali, che dicono tra l´altro un fermo «no» al condono edilizio. «È difficile dare un giudizio sulla Finanziaria e, anzi, siamo preoccupati per la mancanza di indicazioni precise – dice il presidente dell´Anci, Leonardo Domenici – non c´è chiarezza sulle modifiche al patto di stabilità interno e sulla spesa». Analogo il giudizio del presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani: «Non ci è stato fornito alcun dato e non c´è chiarezza sulle risorse che ci saranno destinate. Si continua con il blocco dell´autonomia fiscale delle Regioni».